3 (+2) film da vedere per la sera di Halloween

La notte delle streghe è giunta. C’è chi la festeggia ubriacandosi da qualche parte, chi andando in giro a fare “dolcetto o scherzetto”, oppure rimanendo a casa a vedersi un bell’horror con i propri amici, col proprio partner, o anche da solo.

Se rientrate in quest’ultima categoria allora siete nel posto giusto! Quest’oggi infatti vi consiglierò tre grandi film horror da (ri)vedere nella serata di Halloween, più due film moderni che sono tutt’altro che perfetti, ma che potrebbero essere quello che cercate per questo 31 ottobre.

Film che ho riscoperto (e scoperto per la prima volta) durante questo 2019, di cui sta iniziando il canto del cigno. Film consigliati soprattutto per palati piuttosto fini, che masticando un certo tipo di cinema, ma anche no. Anche se siete trai cosiddetti “casual watchers” consiglio sempre almeno una visione di queste opere imperdibili. Magari vi faranno venir fame di un cinema più ricercato, di quello che scuote come poche altre pellicole, che vi porteranno anche ad una riflessione ben più aperta di non pochi argomenti piuttosto attuali.

Detto ciò, iniziamo!

 

La notte dei morti viventi (Night of the living dead, 1968), di George A. Romero

Costato solo 100 mila dollari, se amate la figura dello zombi putrefatto mangia carne apparso in tonnellate di film, serie tv e videogiochi, dovete tutto a La notte dei morti viventi. Romero dà vita all’esempio massimo di horror indipendente, con una storia semplicissima, ma ricca di tanta innovazione. La trama vede un gruppo di sopravvissuti rintanarsi in una casa abbandonata per difendersi da un’orda di non morti affamati di carne umana. Fine. Ma quello che fa Romero non è nient’altro che mostrare una tipica situazione sociale / familiare dell’America degli anni ’60. Il capitalismo e il menefreghismo dei personaggi è il male peggiore di quel mondo, ancor più degli zombi, per non parlare del geniale ruolo di Duane Jones nei panni di Ben (attore di colore che per la prima volta nella storia non viene scelto per la sua etnia, bensì per la sua bravura attoriale) e di uno dei finali più cattivi e politici della storia del cinema. Il tutto condito con un aspetto tecnico anni avanti rispetto all’68: regia e fotografia sono le più moderne di quegli anni dopo Il Dr. Stranamore, con una colonna sonora non poco inquietante, e degli effetti speciali che fecero (e fanno) rivoltare lo stomaco a non pochi spettatori.

Insomma, un capolavoro che gli amanti dell’horror, e degli zombi, DEVONO vedere assolutamente, e la sera di Halloween è l’occasione perfetta.

 

La Cosa (The Thing, 1982), di John Carpenter

Volete davvero che per la sera di Halloween non vi consigli un horror del maestro John Carpenter? La Cosa è semplicemente uno degli horror meglio riusciti di sempre, sotto ogni singolo punto di vista. Una vera pietra miliare che ha ispirato tantissimi cineasti post moderni, primo su tutti proprio Quentin Tarantino, che ha preso La Cosa come ispirazione prima per la sceneggiatura del suo capolavoro assoluto The Hateful Eight. Qual è la storia de La Cosa? Un gruppo di scienziati americani in Antartide si ritrovano ad affrontare un essere alieno privo di un aspetto fisico ben preciso, che cerca di sopravvivere imitando altre forme di vita. Quando però non ci riesce, beh, viene fuori distruggendo nel più brutale dei modi questi corpi.

Un film che ancora oggi, dopo 40 anni, risulta avere degli effetti speciali non perfetti, di più. Un uso degli animatronics che mai si era visto prima di allora, in grado di far provare una sensazione di disgusto allo spettatore insuperabile. Resi ancor più credibili, disgustosi e spaventosi da una fotografia straordinaria, fredda, luminosa, ma molto più calda e buia man mano che si va avanti con la storia. Una regia talmente perfetta, talmente ben curata nelle inquadrature, nei movimenti di macchina e nella composizione dell’immagine che mostra ancora una volta quanto Carpenter sia un vero artigiano della settima arte. Un regista che, a differenza del prima citato Romero, non punta tanto sul criticate la società capitalista, consumista, americana. Bensì si punta su un qualcosa di ben peggiore e semplice: l’animo umano e le sue brutture, ed in particolare la bruttura peggiore di tutte, ovvero quel desiderio inspiegabile di voler uccidere i suoi simili senza un vero motivo apparente, ma nascosto da tante scuse. Il tutto che culmina con un finale che lascia senza parole.

Ah sì, la colonna sonora è composta da Ennio Morricone. Direi che già solo questo particolare da solo fa capire quanto valga la pena vedere, o rivedere, La Cosa di John Carpenter.

 

Alien (1979), di Ridley Scott

Uno dei film più importanti della mia vita, che, insieme a Jurassic Park e Il ritorno del re, mi ha introdotto al mondo del cinema, e che ho avuto l’onore, il piacere, il privilegio di rivedere su grande schermo in 35mm per il 40° anniversario.

Alien è un capolavoro assoluto del cinema. Ridley Scott insieme ad altri grandissimi artigiani, Giger e Rambaldi su tutti, crea un mondo freddo, oscuro, fatto di sinistri corridoi isolati nel vuoto dello spazio dove nessuno può sentirti uralre, e nei quali si aggira una delle creature più terrificanti della storia del cinema. Un organismo a metà strada tra tecnologia e biologia, privo di coscienza o sentimenti, una vera e propria macchina per uccidere. Ciò nonostante, non è nemmeno la cosa peggiore che si nasconde nella nave Nostromo, dove si svolge quasi tutto il film.

Alien è un antesignano del genere slasher insieme ad Halloween di Carpenter dell’anno prima, ma ancor più rivoluzionario in quanto messa in scena, effetti speciali, fotografia, regia e montaggio. Una pellicola che a distanza di 40 anni riesce ancora a inquietante come nessun horror è in grado di fare, con un uso immenso delle ombre e del senso di claustrofobia che pervade tutto il film, nascondendo il più delle volte l’uccisione in sé da parte dello xenomorfo dei vari personaggi. Un “vedo non vedo” che paradossalmente riesce a rappresentare la violenza dell’atto meglio di un’esplicita inquadratura piena di sangue e teste aperte, tranne in due momenti di numero, che risultano d’altro canto essere talmente perfetti e potenti da dover esser studiati se si vuole veramente apprezzare il cinema horror e non solo. Una regia che tiene incollato lo spettatore al grande schermo anche quando i tempi sono estremamente dilatati, il tutto grazie ad una messa in scena semplicemente perfetta, di cui non si può parlare, ma che dovete solamente vedere almeno una volta nella vita.

Quindi che dire di più? Nulla. Alien va visto assolutamente se si ama l’horror, ma soprattutto se si ama il Cinema con la ‘C’ maiuscola.


Ed ora due brevi parole per due horror moderni che di certo non sfiorano le vette delle tre opere appena citate, ma che risultano essere delle soluzioni più che appetibili per passare la sera di Halloween in compagnia. In particolare prenderemo in esame due film di Mike Flanagan, regista che sta facendo (e farà) parlare non poco di sé dato che quest’oggi il regista di Salem arriva nelle sale con Doctor Sleep, il sequel di Shining.

 

Il terrore del silenzio (Hush, 2016), di Mike Flanagan

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Se volete capire che tipo di autore sta alla base del sequel di Shining, allora Il terrore del silenzio è un buon inizio. Facente parte del sottogenere dell’home invasion, Il terrore del silenzio non vive di certo di un soggetto particolarmente originale, ma che a livello di regia è montaggio sonoro ha delle trovate non poco interessanti, che giocano soprattutto sul fatto che la nostra protagonista (interpretata da una Kate Siegel, che firma anche la sceneggiatura, piuttosto in forma) sia sordomuta. Un montaggio quindi che porta lo spettatore a vivere in prima persona l’handicap della protagonista eliminando quasi completamente il sonoro. Espediente che viene però usato in modo forse un po’ troppo squilibrato, che insieme ad una volontà di esagerare da parte di Flanagan, portano la pellicola a perdere quella tensione che si sente per tutto il primo atto. Detto ciò, Il terrore del silenzio potrebbe essere una buona soluzione per passare la sera di Halloween in compagnia di un horror a basso budget, tutt’altro privo di difetti, ma che fa il suo dovere.

 

Il gioco di Gerald (Gerald’s game, 2017), di Mike Flanagan

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Dopo Il terrore del silenzio, Flanagan mette per la prima volta le mani su un racconto di Stephen King: Il gioco di Gerald. Una coppia non troppo felicemente sposata cerca di rendere più piccante la loro storia con un gioco erotico con le manette. Quando però Gerald (Bruce Greenwood) muore d’infarto, Jesse (Carla Cugino) si ritrova ammanettata ad un letto isolato da tutto e da tutti. A quel punto diventa una vera e propria storia di sopravvivenza, di follia, di violenza, di traumi che la nostra protagonista dovrà affrontare una buona volta per tutte per potersi liberare definitivamente da tutti i fantasmi che la perseguitano da quando era una ragazzina. Un film intrigante, non poco inquietante ma che risulta essere, esattamente come Il terrore del silenzio, esagerato e fin troppo didascalico nel finale che smonta tutti gli stilemi messi in campo fino a quel momento: zero colonna sonora, ottimo montaggio a cavallo tra realtà e follia, regia semplice e lineare, ed una sensazione di inquietudine e ansia costante.
Sembra proprio che Flanagan non riesca a mantenere un certo equilibrio per tutta la durata dei suoi film. Ciò nonostante, anche questo Il gioco di Gerald risulta essere un ottimo film per passare la sera di Halloween all’insegna della suspense.


Detto ciò, vi saluto. Buon Halloween, e buona visione!

Andrea D'Eredità

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