5 motivi per recuperare ‘Twin Peaks’: la serie per eccellenza

Se siete qui vuol dire che amate le serie tv, oppure amate il cinema di uno dei più grandi registi attualmente viventi.

Il 2020 non è di certo iniziato nel migliore dei modi, e quello che ci aspetta più avanti non ha certamente un bell’aspetto. Ciò nonostante non dobbiamo smettere di celebrare ciò che ci piace, che ci emoziona e che ci fa crescere. Per questo oggi parliamo della serie tv per antonomasia, senza la quale il mondo sarebbe ben diverso: Twin Peaks.

Non mi appartengono di certo ricordi legati alla prima messa in onda della serie, sono decisamente più giovane, e probabilmente per questo mi manca quel qualcosa che accomuna tutti i fan della serie di vecchia data. Ciò nonostante, non posso esimermi dal celebrare il trentesimo anniversario dalla messa in onda della prima stagione della serie creata dai quei due geni quali Mark Frost e David Lynch.

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Oggigiorno si parla tantissimo di serie tv, purtroppo più dei prodotti per il grande schermo, e la cosa che mi demoralizza un pochino è vedere che tutti questi amanti delle serie tv non hanno mai visto, o peggio, mai sentito nominare, Twin Peaks.

È come amare la letteratura e non aver mai letto 1984. È come amare la musica e non aver mai ascoltato Stairway to heaven. È come amare il cinema e non aver mai visto un film di Orson Welles.

Pertanto oggi vi voglio proporre 5 buoni motivi per cui dovete recuperare assolutamente le tre stagioni di Twin Peaks (ed anche il film prequel Fuoco cammina con me merita una visione, ma teniamoci confinati al piccolo schermo per oggi).

I – ‘Chi ha ucciso Laura Palmer?’

Una ragazza trovata morta in una busta di plastica in una piccola cittadina americana che fino a quel momento non aveva avuto grandi problemi. Un mistero che porterà il nostro protagonista Dale Cooper ad alzare quel velluto roseo che cela un male inteso nel modo più puro e terrificante del termine. Si sa che i misteri piacciono praticamente a tutti, soprattutto quando c’è di mezzo un cadavere ed un assassino, ma Lynch porta tutto ad un livello successivo che mai è stato raggiunto, seppur sfiorato in un paio di casi. Una storia quella partorita dal regista statunitense, e il collega Mark Frost, che ha tenuto letteralmente incollato allo schermo tutto il mondo, e per due anni esso ha avuto per la testa una sola domanda: ‘Chi ha ucciso Laura Palmer?’. Non si parlava d’altro; un successo tale che farebbe sembrare quello ricevuto da La casa di carta (che non vale nemmeno la metà dell’inquadratura più insignificante di Twin Peaks) pari a quello ricevuto da un gameplay di Minecraft su YouTube di un bimbo di otto anni. Un successo che ancora oggi porta la serie ad essere citata in lungo e in largo nel mondo del piccolo e del grande schermo. Un successo immortale reso tale da… beh, andate avanti per scoprirlo! Non devo mica dirvi tutto subito ;).

 

II – I personaggi

Chiunque nel mondo dopo aver conosciuto il personaggio di Dale Cooper lo vorrebbe come amico di bevute. Un personaggio super energico, carismatico e che riesce ad apprezzare la vita e il mondo sin nei dettagli più insignificanti della quotidianità, in totale contrasto con quello che è il suo lavoro. Ovviamente gran parte del merito va alla bravura del suo interprete, Kyle MacLachlan, qui probabilmente nel ruolo della vita e nella terza stagione raggiungerà vette di recitazione da storia della televisione e anche del cinema. Una perfomance che però non deve far dimenticare quella di tutti gli altri interpreti e della grandezza dei loro personaggi. Dalla sensuale e distruttiva Audrey Horne, l’inquietante e subdolo Leland Palmer, il naif Sceriffo Truman, la bellissima e triste Shelly Johnson e il suo controverso amante Bobby Briggs, del terrificante Killer BOB, e infine ovviamente Laura Palmer per la quale non ci sono abbastanza parole per descriverla come si deve. Ma ci sono veramente tanti, tantissimi, altri personaggi verso i quali lo spettatore ci si affezionerà in tempo record grazie alle loro battute, ai loro segreti e alle loro debolezze.

III – La colonna sonora

Il sodalizio tra David Lynch e il compositore Angelo Badalamenti inizia nell’86 con Velluto blu, e con Twin Peaks raggiunge sicuramente l’apice. La dolce colonna sonora che accompagna i celebri titoli di testa infiniti, il romantico, nostalgico e inquietante tema di Laura Palmer, insieme a quelle sonorità jazz / noir creano un’atmosfera surreale, grottesca, che porta la serie ad oscillare trai generi quali il thriller, il dramma, la commedia e l’horror.  Una musica che insieme alle immagini, decorate con una fotografia e delle scenografie semplicemente deliziose, trasporta completamente lo spettatore all’interno di un mondo stravagante in pieno stile Lynch. Un elemento essenziale la musica di Badalamenti per dare alla televisione quella ventata di grande cinema che mai si era sentita prima d’ora.

IV – Tematiche e mitologia

La serie già solo per essere un thriller con al centro un misterioso omicidio attira parecchio, ma se amate esplorare il mondo all’interno del quale è ambientata una storia, i suoi misteri, i suoi simboli e, se posso usare un termine più video ludico, la sua “lore”, allora dovete assolutamente vedere Twin Peaks e tutto ciò che è stato prodotto legato a questa serie. Lynch e Frost non si sono limitati a creare una storia e dei personaggi che facessero riflettere sui temi cari al regista statunitense, quali la cattiveria e la natura umana, la malvagità nel puro senso del termine, il sesso e l’oscurità che si cela dietro a tutto ciò che è lindo e pinto, ma il tutto è immerso in un mondo ricco di leggende e misteri che Lynch di certo non aiuta a svelare. La dimensione mistica della Loggia Nera, i doppleganger (essenziali nella terza stagione), la Garmonbozia, i sogni e i simboli che tormentano i personaggi hanno tutti un’incredibile storia dietro. Storia alla quale si può trovare spiegazione andando a esplorare la serie in ogni inquadratura e in ogni battuta, oppure ci si può lasciare ad una libera interpretazione delle sensazioni che tutto ciò ci trasmette. La soluzione, sicuramente, non la troveremo mai né in un modo o nell’altro.

 

V – Rivoluzione

In realtà credo che tutti questi quattro punti precedenti possano essere riassunti con questo quinto. Quando in apertura vi ho detto che è essenziale vedere Twin Peaks se amate le serie tv, beh, è perché si tratta di una tappa fondamentale della storia della televisione. Certo, non a tutti interessa approfondire e studiare la storia della serialità nonostante la continua fruizione di serie, comprensibilissimo, ma dovete sapere che serie come Lost, Black Mirror, la già citata True Detective, Fargo, in realtà QUALSIASI serie che abbia una trama orizzontale, che si sviluppa di episodio in episodio, deve la sua esistenza a David Lynch e Mark Frost e a quella loro stramba serie tv.

Perché per la prima volta nella storia, nel 1990 questi due artisti hanno portato il cinema nella televisione, sia nella forma sia nella sostanza, così da evitare che il panorama della serialità rimanesse popolato da sit-com e fiction di bassa lega. Si può tranquillamente dire che vi è stato un “prima e dopo” Twin Peaks, ed è un peccato che per ora non ci sia stato un secondo “prima e dopo”. Perché tre anni fa la serie è tornata con la terza stagione denominata Twin Peaks: Il ritorno, e quello che abbiamo visto è l’esempio massimo di cinema sul piccolo schermo sotto tutti i punti di vista (eguagliato forse giusto da Too old to die young). Certo, un cinema non di facile comprensione che di certo mette alla prova la pazienza e la partecipazione dello spettatore alla visione, ma è innegabile che se la terza stagione di Twin Peaks avesse avuto molto più successo ora ci ritroveremmo in un mondo dove la serialità avrebbe fatto un ulteriore passo avanti.

Ed è proprio per questo che ho fatto questo lungo e palloso articolo. Perché continuo, e continuerò, a sperare che un giorno tutti questi fruitori di serie tv, che “binge watchano” senza gustarsi l’arte dietro una serie, escano dalla loro caverna di Platone fatta di serie tv mediocri per approcciarsi a qualcosa di molto più elaborato, comprendendo meglio quello che vedono e divenendo, forse, persone migliori per un mondo migliore.

Vabbè mo ho esagerato come al solito ma amen.

Andrea D'Eredità

Andrea D'Eredità

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