Addio a Stan Lee: l’icona del Marvel Universe

Da lettore di fumetti, da fan, mi viene davvero difficile pensare che un uomo che è stato un pilastro della storia del fumetto, un uomo che ha segnato un’epoca e ha creato icone che hanno ispirato intere generazioni non ci sia più, non tanto per la sua morte in sé ma per ciò che rappresenta la perdita di quello che era diventato un simbolo.

Stan Lee, all’anagrafe Stanley Martin Lieber, è morto oggi all’età di 95 anni, dopo aver vissuto una vita piena e ricca di avventure ed emozioni.

Nato nel ’22 a New York, dopo aver vissuto un’infanzia all’insegna della lettura di romanzi di ogni tipo e aver servito nell’esercito americano, il giovane Stan ha a poco a poco iniziato grandi collaborazioni con autori di spicco come il leggendario Jack Kirby o il grande Steve Ditko, inseguendo le idee di eroi mascherati che potevano ispirare, come alla fine hanno davvero fatto, il popolo americano.

La storia di Stan è legata a doppio filo a quella dei suoi eroi, personaggi umani, dall’animo tormentato che accettano il fardello di essere eroi per un bene più grande, un concetto che è stato lui stesso ad introdurre, esplorando numerosi temi come il misticismo con il dottor Strange, il tema del doppio ottocentesco il suo moderno mr. Hyde, Hulk, la famiglia intesa non solo come legame di sangue con i Fantastici 4 e tanti altri ancora.

Iron Man, Cap, Thor, Ant-Man e Wasp, l’Uomo Ragno, uno dei suoi “figli” prediletti e dei simboli della Casa delle Idee, sono diventati icone non solo americane ma globali, influenzando in maniera sostanziale il mondo del fumetto e permettendo a questa forma d’arte, negli anni, dall’essere bistrattata come inferiore di essere invece riconosciuta come un linguaggio artistico capace di parlare a più persone e in maniera diretta.

Stan è sempre stato fedele alla sua idea di eroe tanto da scegliere di sfidare la censura del governo americano e continuare a pibblicare e affrontare temi delicati come le droghe, il bullismo e la discriminazione razziale quando non tutti riuscivano a farlo.

Il suo lavoro più grande è stato però quello di simbolo di un’era, simbolo di questo mondo per milioni di ragazzi emarginati e diversi tra loro ma legati da una passione comune, apparendo in spettacoli televisivi e radiofonici, serie tv iconiche e nei grandi film della Marvel con i suoi ormai leggendari cameo.

Stan è morto dopo aver spianato la strada a tanti, essersi divertito nel farlo e aver amato con gioia e passione i suoi amici e colleghi (anche quelli con i quali negli anni aveva avuto conflitti) così come la sua famiglia, la figlia, che ha sempre difeso anche dalle accuse dei giornali degli ultimi anni, e la moglie, adorata fino all’ultimo e alla quale sembra si sia ispirato per il personaggio di Mary Jane.

Il caro, folle, eccentrico, pazzo Stan se ne è andato dopo una vita strabiliante, lasciando in eredità a milioni di persone le sue storie, un mondo di fumetti e avventure, personaggi con un anima che vivranno sempre nel cuore dei lettori, nel cuore di chi nei fumetti ci ha trovato divertimento, filosofia, di chi ha imparato dai fumetti e si è commosso leggendo le avventure degli eroi di casa Marvel.

Finire questo articolo con tristezza sarebbe un insulto per quello che il vecchio Stan e i suoi fumetti rappresentano per tutti noi quindi, anche se mandiamo ovviamente le nostre condoglianze alla sua famiglia, non possiamo dire che una cosa: grazie di tutto, Stan, tutto il divertimento, tutte le risate e tutte le lacrime che i tuoi sogni ci hanno donato, una cosa tanto grande, tanto incredibile si può definire in un modo solo.

EXCELSIOR!

Tankian

Tankian

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