Avatar e la mancanza di un impatto culturale

È facile dimenticare l’impatto che ha avuto Avatar, la sensazionale e stravagante fantasia spaziale di James Cameron su un soldato paraplegico che viaggia in un altro mondo e si innamora di una principessa aliena, creata nel 2009.

Questo è il film che ha inaugurato da solo la rivoluzione 3D; abbiamo visto i fan sforzarsi per vederlo tre, quattro o più volte, e ciò fomentò gli studios che si sono affannati disperatamente nel cercare di proporre la loro offerta nei cinema di tutto il mondo. Nei primi mesi del 2010 – ben 10 anni fa, rendiamoci conto – è infuriato il dibattito sul fatto se il 3D valesse davvero i soldi extra, soprattutto per coloro che hanno spesso affermato che questo gli desse il mal di testa, o chi come il vostro Seratul, ha problemi probabilmente portati dal daltonismo.  Nessuno è riuscito a comparare il successo di Avatar per quanto riguarda la tecnologia digitale e l’investimento per il 3D, almeno per i tempi, e dopo il film di James Cameron è scoppiata una vera e propria moda, in cui però nessuno è riuscito a tener testa.

Tuttavia, la rivoluzione 3D comunque l’abbiamo vista, fino all’arrivo delle televisioni con quell’impostazione, ma di li a poco il fenomeno è scemato, e l’impatto culturale di Avatar è sparito con lui.

La parte migliore di un decennio, è che le cose tendono a cambiare drasticamente. Dei primi 10 film usciti nel Regno Unito nel 2016, otto erano disponibili in 3D, quindi l’idea che quella tecnologia fosse semplicemente una meteora pareva è un’assurdità. Tuttavia, c’è anche la sensazione che i blockbuster non affondino o nuotino a seconda della loro capacità di offrire la visualizzazione nel formato. Il miglior blockbuster del 2016, Rogue One: A Star Wars Story, ha incassato qualche milione, assieme al grande plauso della critica, e l’ha fatto senza strategie specificatamente prodotte per il 3D. Lo stesso vale per Animali Fantastici e Dove trovarli di JK Rowling, o per il film del 2015 di James Bond, Spectre, che non è stato nemmeno rilasciato in 3D.

Nel frattempo, Cameron è cominciato a sembrare sempre un po’ più sulla difensiva quando si trattava di discutere del divario sempre più ampio tra Avatar e gli altri blockbuster di grande successo. Come sapete, i tre episodi sequel ideati sono stati inizialmente spostati a seguito dell’acquisizione degli assett del Gruppo Fox da parte della Disney, e mentre sono andati avanti con la produzione (anche se adesso sono stati messi in stallo), posso immaginare la contentezza di Cameron in questo momento, che si sfrega le mani sotto il domino con le orecchie di Topolino, vista la capacità dello studio di creare aspettativa e generare incasso. Ma una domanda rimane: ad una di tempo così elevata dall’impatto rivoluzionario dell’originale, ci sarà una palpabile richiesta di maggior divertimento fra i Na’vi e le loro code di cavallo in stile nativi americani con chiavetta USB? O lo stile non verrà sacrificato in nome della ricetta Disney? Ovvero quella apportata anche all’Universo Cinematografico Marvel prima che la Paramount si facesse da parte.

Non è solo la percezione del successo di Avatar con il 3D che è cambiata nel tempo. Il film ebbe un tale successo – anche se non è più il film col più alto incasso di tutti i tempi, superato da Avengers: Endgame – che più di una volta è stato utilizzato in analisi dai critici di tutto il mondo come metro di comparazione, e come le ossa scintillanti di un fossile perduto da tempo, di cui tutti vogliono un pezzetto.

Cameron ha combattuto numerose cause da parte di artisti e sceneggiatori che sostenevano che il regista del film Titanic avesse rubato le loro idee, ma permane il sospetto che la trama di Avatar sia stata presa in prestito in modo più subdolo da materiale d’origine meno discutibile: l’epico western Kevin Costner, Balla coi Lupi, o il musical animato FernGully ad esempio. Entrambi presentano tribù native che vengono minacciate da estranei e una romantica storia d’amore tra una femmina locale e un simpatico membro della razza invasiva.

Eywa sceglie il suo nuovo figlio
Eywa sceglie il suo nuovo figlio

Per quanto non propriamente originale, il film è stato più che altro una grande vetrina avanguardistica – e che ha fatto scuola – per gli ambienti digitali, il motion-capture, il rendering 3D degli ambienti in CGI, e sopratutto per la costruzione di un mondo partendo dal niente (lingua, nativi, fauna e flora, religione, interazioni sia moderne che storiche con i flussi gravitazionali, ecc…); e per quanto James Cameron sia sembrato un novello George Lucas sci-fi nella realizzazione strutturale ed estetica di tutto – ispirato a sua volta dai grandi costruttori di ambienti come Isaac Asimov, Victor Hugo e J.R.R. Tolkien – perché, con tutti questi pregi, il film non viene ricordato?

Una critica arrivata al film illustra come non ci fosse niente di memorabile. La pellicola parrebbe non avere grandi linee di dialogo che rimangono nella mente, come altri grandi esempi di cinema, e la fama del progetto è girata attorno unicamente al “fattore tecnico“. Un vero spettacolo di costruzione strutturale e un vera gioia per gli occhi per quanto riguarda il lato visivo, ma nessuna linea di battuta in generale, o quantomeno se c’è stata, era in un’altra lingua, quella dei Na’vi, che come la lingua elfica de Il Signore degli Anelli, viene percepita egregiamente solo da chi si tuffa maggiormente nella lore.

Secondo altri la colpa è da attribuire ai personaggi, descritti come tutti monodimensionali, con a volte solo le caratteristiche fisiche che li contraddistinguono. Parrebbero essere descritti come non interessanti, o non divertenti, con niente che li renda iconici.

Nei blockbuster, o film di massa, spesso il pubblico si aspetta un coinvolgimento emotivo maggiore, cosa di cui Avatar non è assolutamente privo, ma questo è arrivato spesso ad essere percepito come un riciclaggio di altre grandi icone. Fra le critiche più famose è presente quella che lo descrive come una sorta di “Pocahontas nello spazio“, sottolineando quindi il rimando all’invasione delle Americhe da parte degli europei (sopratutto il rimando ai Conquistadores e ai pellegrini della Mayflower), la mano apparentemente inerte dell’invasore che poi imbraccia il fucile e tenta di appropriarsi delle tue risorse.

Ciò viene spiegato bene nella battuta dell’antagonista Selfridge: “Uccidere degli indigeni non è affatto bello. Ma c’è una cosa che gli azionisti detestano più della cattiva pubblicità… ed è un pessimo estratto conto trimestrale“, cosa che quindi, senza caratterizzazione lascia da subito intendere la natura classista della divisione dei personaggi in Avatar. La gentilezza però si trasforma in forza quando Sully ci spiega che è così che funziona perché: “quando qualcuno è seduto su una cosa che vuoi, lo rendi tuo nemico, così poi sei giustificato a prendertela“.

Ciò però non è bastato a evitare che il grande pubblico facesse paragoni, ed è solo il primo di molti. Il riciclo viene anche dalla battuta forse più memorabile del film, un rimando a Il Mago di Oz in cui Stephen Lang avvisa i soldati che non sono più in Kansas, sono su Pandora. Per quanto mi riguarda però la pellicola è più che solo estetica e apparenza, ed anche se la storia trae ispirazione da fonti che a loro volta hanno tratto ispirazione da eventi reali, mette in campo un gioco di perdizione e redenzione attraverso il contatto con una realtà ormai persa sulla Terra, quella dell’armonia con la natura, che in questo caso si fa Dio, ma non come un’entità astratta creata appositamente dall’uomo per spiegare i fenomeni atmosferici o la povertà, ma come un essere vivente, pulsante di vita, che al momento giusto si schiera dalla tua parte, ti protegge e ti fa crescere forte, ma solo se ti concedi totalmente a lei.

“Tsaheylu”, ragazzi. Questo è un esempio di buon cinema made in 2009.

Tsaheylu
Tsaheylu!

Forse la vera motivazione è che al film è mancata la prosperità come oggetto di culto per un fandom, cosa che può effettivamente esser stata una cosa buona alla fine, guardando ai fandom tossici che esistono oggi.

Con la sua portata enorme, c’è stato poco clamore online per un sequel, poco senso che il pubblico voglia disperatamente saperne di più sulle altre lune di Polifemo e dei suoi abitanti. Forse perché, a differenza della maggior parte dei film di Hollywood contemporanei nell’era dei sequel, remake (reboot) infiniti, finali anti-climatici e universi cinematografici, Avatar ha terminato piuttosto soddisfacentemente la maggior parte delle principali trame eliminando le minacce. E’ confermato il ritorno del colonnello Quaritch di Stephen Lang nella seconda parte, nonostante sia stato ucciso nel primo film, e tutti si aspettano che i sopravvissuti della nefanda amministrazione per lo sviluppo delle risorse della Terra tornino in cerca di vendetta nel sequel. Eppure ci sono state relativamente poche speculazioni su dove Cameron porterà le cose dopo – forse perché il primo film ha lasciato davvero pochi indizi.

Il contrasto con, per esempio, l’attuale dominio della Disney è notevole. Ci sono interi canali social e blog dedicati a speculare su cosa potrebbe accadere nel futuro di Star Wars o nella Fase 4 dell’UCM, nonostante comunque Avatar rimanga ancora uno dei film che ha incassato di più nella storia del cinema.

D’altra parte, forse dovremmo essere grati che Cameron e il suo team abbiano scelto il percorso più ambizioso di costruzione del mondo, piuttosto che programmare una produzione affrettata e inevitabilmente deficitante in alcuni aspetti. Possiamo guardare a esempi come l’attuale universo esteso della DC (nonostante l’ eccellenza performistica di Wonder Woman, Aquaman e Shazam), per vedere cosa succede quando il bisogno di rispettare le scadenze costringe gli studios a rilasciare un film prima che l’ultimazione del lavoro sia veramente pronta.

Retrospettivamente, Avatar potrà non essere stato un successo popolare cinematografico tanto epocale quanto sembrava nel 2009, ma Cameron rimane un maestro dei film, creatore di sequel superlativi sia per il suo miglior lavoro di fantascienza (Terminator e Terminator 2) sia per il cambio di tono (Alien), e la pellicola che racconta la storia di un uomo che si eleva tornando alla semplicità rimane un grandissimo blockbuster, parte della storia del cinema.

Alla fine forse è bene non rammaricarsi del fatto che non abbia acquisito molta risonanza nel tempo, e forse la pellicola andava bene così com’era, un singolo film invece di un capitolo di un universo cinematografico. Detto questo, vedremo dove Cameron porterà questo nuovo universo.

Seratul

Sono uno scrittore per passione, un cinefilo per destino, ed un intellettuale perché non ho niente da fare. Strano, appassionato di cinema, incline all'informarmi per diletto ed a fare figure cacine all'occorrenza. Capo redattore di Cinespression.it.
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