Batman: La leggenda del Crociato Incappucciato

Anno 1939, mese di maggio, nel numero 27 della serie Detective Comics appare un nuovo personaggio, un nuovo supereroe, sull’onda del successo del Superman dell’Action Comics che da poco aveva travolto il pubblico. Alle tavole stava un giovane Bob kane che non aveva la minima idea di che cosa fare con questo personaggio, all’inizio provò a riprendere lo stile grafico di Superman, quasi in una macchietta, ma dal tono più horror, ritrovandosi però sempre insoddisfatto, con l’aiuto del suo compagno di avventura Bill Finger, e ispirandosi all’allora popolarissimo Phantom di Lee Falk come al personaggio di Zorro, di cui era stato fatto un film poco tempo prima, delinea un personaggio diverso, molto più umano e tenebroso dell’uomo d’acciaio, con un cappuccio e un mantello che ricorda le ali di pipistrello (ispirandosi ad alcuni disegni di Da Vinci), un vendicatore mascherato.

Fu così che quel maggio del 1939, sulle pagine di Detective Comics, uscì il primo numero di Batman.

I disegni di Kane e l’abilità metodica di Finger ai testi,che crearono una vera e propria mitologia con i primi gadget e la batcaverna e i primi grandi nemici, portarono presto alla nascita di una testata a se stante per l’uomo pipistrello, con nuovi autori pronti a lavorare su questo personaggio e accrescere il pantheon di personaggi che lo circondano.

Si, perchè la forza di Batman è soprattutto nei suoi comprimari e nei suoi avversari che lo sfidano e lo portano al limite, mettendo in rilievo i lati più oscuri del suo carattere, apparendo in opposizione a lui nell’aspetto come negli ideali, come uno specchio dall’immagine distorta che lo sfida ogni volta a riconoscersi, a vedere se stesso e ad essere ancora una volta un eroe, superando ogni suo limite eccetto uno, il giuramento di non uccidere, di non diventare mai un criminale come quelli che combatte.

Essendo un personaggio dai toni oscuri e cupi, con una genesi classica ma pur sempre ad effetto con la morte dei suoi genitori per mano di un rapinatore all’uscita da un cinema, negli anni Batman è stato una palestra per tantissimi autori e disegnatori che ne hanno sempre provato a mostrare sfaccettature diverse, facendolo evolvere, mutare, da vendicatore a giustiziere, da cupo e crudele a simpatico e sorridente a mistico e nuovamente tenebroso, giusto, spietato, violento, sadico, nobile spesso sul filo del rasoio tra eroismo e puro vigilantismo.

Chiunque ama questo personaggio lo ama soprattutto per due aspetti particolari: la leggenda dell’uomo pipistrello e l’essere umano dietro la maschera dell’eroe. La prima caratteristica, forse di poco conto, è in realtà uno degli aspetti che  oggi più è evidente nei fumetti come nei film, quante volte questo semplice umano si è confrontato con esseri dal potere galattico che potevano schiacciare lui e il suo mondo con lo schiocco delle dita eppure riuscendo a vincere, perchè è Batman? Sebbene questo meccanismo sia oggi forse un po’ troppo abusato il mito attorno a questo personaggio, a questo eroe, è uno dei meccanismi cardine del suo fascino, un superpotere per chi poteri non ne ha, basti pensare alla storia contenuta nel ciclo “Un Anno Dopo” di Meltzer e Benes dove, quando i tre grandi della JLA parlano di loro si vede l’ammirazione che Superman e Wonder Woman provano per il loro compagno di battaglie, ambendo in un certo senso ad essere come lui.

Il secondo tratto, l’umanità, è strettamente legato al primo. Tanto grande e forte è Batman quanto piccolo e tormentato è Bruce Wayne. Wayne è una  maschera la maggior parte del tempo, in molte storie il crociato in cappucciato pensa a se stesso come a Batman e arriva a chiedersi come si comporterebbe Bruce Wayne in determinate situazioni, quasi fosse lui la maschera e non il contrario, Wayne è un orfano, una cosa che non ha mai superato, è tormentato dallo spettro dei suoi genitori, tormentato dalla perdita che lo ha segnato e da un ideale innocente quanto forte, quello di una giustizia assoluta e incorruttibile che lo divora, come ci mostra tra l’altro il grande Frank Miller in più e più scene nel Ritorno del Cavaliere Oscuro.

Forse, come sempre con questo personaggio, il dilemma tra l’uomo e l’eroe può essere meglio riassunto nell’opera di Bruce Timm, nel suo personaggio tormentato, affascinante, sarcastico e fiero e nelle storie complesse e cariche di facino che ha tessuto in suo onore, dimostrando come Batman sia tale non solo perchè è Bruce Wayne a indossare questa maschera e ad indossarne il peso ma per l’ideale che protegge e che può essere tramandato perchè non muoia mai.

“Non è essere Batman che ti rende un uomo degno, è esattamente il contrario.” Questo, nel film “Il Ritorno del Joker” dice un ormai vecchio Bruce Wayne al suo nuovo pubillo Terry McGinnis, rimarcando come questo ideale sia tanto forte da superare le generazioni, come una sorta di maledizione che non trasforma gli altri in eroi ma si alimenta di chiunque indossi il suo mantello per poter vivere. batman è un idea che guida gli uomini e che in pochi possono sostenere, poichè allla fine Batman è un uomo che supera i suoi limiti in nome di un ideale.

La sintesi di questo è che Batman è davvero “solo” un uomo eppure è anche molto più di questo, se infatti la sua controparte Superman è un ideale di nobiltà e giustizia a cui aspirare, quasi divino, Batman è una forza umana, terrena, che incarna un ideale tanto meraviglioso quanto terribile, un fuoco che può trasformare chiunque indossi quella maschera in nome di una causa superiore, rimanendovi fedele, combattendo l’eterna lotta tra bene e male non per una quealche vittoria risolutiva, non illudendosi di cambiare tutto per sempre, ma perchè è giusto farlo, perchè si può farlo e se si ha la forza giusta e il cuore puro si potrà forse ottenere davvero qualcosa, anche per un istante, si potrà trasformare un orrore, una perdita, in una vittoria.

Batman accoglie i dolore del mondo, vedendolo per quello che è, e lo accetta, consapevole di non poter cambiare questa realtà ma deciso a tutti i costi di non arrendersi ad essa mai e poi mai.