Chernobyl: creatore e regista a ruota libera sulla serie

Se la HBO ci ha delusi tutti con il finale di Game of Thrones, va ammesso che si è fatta perdonare sfornando uno dei migliori prodotti televisivi degli ultimi anni (se non di sempre), ovvero Chernobyl: serie creata e scritta da Craig Mazin, che racconta il disastro nucleare avvenuto nell’omonima centrale nucleare ucraina nell’aprile del 1986.

La miniserie da 5 episodi (di cui abbiamo parlato sulla nostra pagina Facebook) ha avuto un enorme successo di critica e di pubblico, arrivando ad essere la serie tv con il voto più alto su IMDb e ottenendo ben 19 nominations agli Emmy. Una serie che si merita tutto il successo che ha ricevuto, anche se il Partito Comunista Russo ha avuto da ridire su come la serie ha dipinto quel dato periodo storico, politico e sociale della Russia.

Infatti, la Russia ha dichiarato che produrrà una propria serie che racconterà gli eventi legati al disastro dal loro punto di vista, introducendo un presunto agente della CIA che avrebbe manomesso il reattore 4 della centrale. Una risposta molto forte, che ovviamente è giunta alle orecchie di Craig Mazin, che durante un’intervista con Deadline ha commentato tale situazione, dimostrando ulteriormente empatia verso il popolo russo:

Penso che sia difficile realizzare show televisivi e, indipendentemente da ciò che sta accadendo con la politica, Putin e il governo, nel mio cuore farò sempre il tifo per chi è là fuori a fare questo lavoro.

Anche se lo scopo dello show fosse quello di dileggiarci o propagandare qualche falsa narrativa su ciò che è successo, per lo più vedo che stanno venendo massacrati su YouTube – anche i commentatori russi li stanno distruggendo – e io penso, ‘so come ci si sente’. In un certo senso, vorrei portare quella gente fuori a pranzo e dire loro, ‘siamo sulla stessa barca, io e voi’.

Ma durante un’altra intervista, sempre con Deadline, a parlare della serie è stato anche Joan Renck, il regista di Chernobyl che ha parlato di come abbia voluto raccontare la storia e di come si sia sentito molto vicino al tipo di società che ha dovuto rappresentare.

Ogni cosa deve avere un’autenticità culturale. Crescere in Svezia negli anni 70, ad essere onesto, non era tanto diverso dagli anni 80 sovietici. Avevamo un governo socialdemocratico, con due Tv nazionali. I nostri negozi avevano al massimo due tipi di cereali. C’era una sorta di somiglianza, così sapevo cosa avremmo tentato di fare a livello visivo.

Inizialmente, però, Renck era titubante, e non voleva accettare di dirigere la serie, ma la sceneggiatura di Mazin lo ha colpito nel profondo, in quanto racconta il lato umano dell’incidente, delle varie storie sconnesse ma connesse, e anche dell’autenticità con la quale Mazin ha voluto raccontare questa triste e inquietante vicenda:

Tutte quelle storie erano specie diverse, ma puntavano tutte all’esplosione della centrale nucleare. Non sono mai state sconnesse.

Il mio motto è di rendere le cose tanto difficili da girare fino a quanto è umanamente possibile. Iin ogni forma d’arte, una degli aspetti cui rispondiamo è quella sensazione intrinseca che ci sia uno sforzo dietro. Girare è difficile e orrendo. Non si dovrebbe mai scegliere la strada più facile. Andate sempre per quella più difficile, cercate le soluzioni più difficili, perché io penso che questo sforzo poi venga percepito


Chernobyl è una miniserie HBO del 2019, creata da Craig Mazin e diretta da Joan Renck, e con Lina Miseikyte, Darko Skulsky, Sanne Wohlenberg, Jane Yatsuta, Jacqueline Lesko e Gary Tuck come produttori. La fotografia è a cura di Jakob Ihre, mentre la colonna sonora è composta da Hildur Guðnadóttir.

Nel cast Jared Harris (Valery Legasov), Stellan Skarsgård (Boris Shcherbina), Emily Watson (Ulana Khomyuk), Paul Ritter (Anatoly Dyatlov), Robert Emms (Leonid Toptunov), Sam Troughton (Alexandr Akimov) e Jessie Buckley (Lyudmilla Ignatenko).