Cowboy Bebop: lo scrittore usa il caso Scarlett Johansson e Ghost in The Shell per far capire cosa non farà

Lo scrittore dell’adattamento live-action di Cowboy Bebop ha portato porta in primo una discussione inerente al casting di Scarlett Johansson per Ghost in the Shell, parlando della diversità di fronte alla telecamera.

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Il problema del whitewashing nei film è stato un importante punto di contesa per anni e molto è arrivato al culmine nel 2017, quando la Johansson è stata scelta come protagonista dell’adattamento live-action della leggendaria serie di manga, Ghost in the Shell.

Come tutti i fan ricordano bene, il manga originale segue le avventure dell’ufficiale di polizia Motoko Kusanagi, un cyborg avanzato benedetto da grande intelligenza. Ma per l’adattamento di Hollywood il nome del personaggio è stato cambiato in Mira Killian, che non suona giapponese, e all’attrice decisamente non asiatica Johansson è stata data la parte. Il casting della Johansson è stato difeso sulla base del fatto che il suo nome ha aiutato a vendere il film al pubblico generale, ma molti non hanno accettato la spiegazione, e il film è stato ampiamente descritto come un esempio della lunga tradizione di Hollywood di far interpretare ad attori bianchi ruoli che secondo alcuni dovrebbe andare a persone di altre etnie.

Parlando con Gizmodo, lo scrittore di Cowboy Bebop, Javier Grillo-Marxuach, ha assicurato ai fan della serie anime che il whitewashing non sarà un problema per l’imminente adattamento Netflix, e ha usato proprio la polemica circa Ghost in the Shell per fare il punto, dicendo:

“Spike Spiegel deve essere asiatico. Ad esempio, non puoi fare come con Scarlett Johansson questa volta. Stiamo realizzando uno spettacolo che si svolge in un futuro multiculturale, straordinariamente integrato e in cui quelle cose sono la norma.”

È interessante far notare che Cowboy Bebop di Netflix ha avuto il suo periodo sotto il fuoco internettiano per il fatto di avere una squadra creativa in gran parte composta da bianchi e maschi, ma il portoricano Grillo-Marxauch ha sottolineato che lo spettacolo ha a bordo il creatore dell’anime originale, Shinichirō Watanabe, come consulente e che gli scrittori della prima stagione, Karl Taro Greenfeld e Vivian Lee-Durkin, sono entrambi di origine asiatica.

Per quanto riguarda i talenti davanti la macchina da presa, il cast è il più vario possibile, con John Cho, Alex Hassell, Daniella Pineda, Elena Satine e Mustafa Shakir a capo dell’ensemble.

Il fatto che Cowboy Bebop di Netflix cerchi di onorare il tocco multiculturale dell’opera originale arriva sicuramente come una grande notizia, sopratutto data la già citata lunga storia hollywoodiana di attori come Johansson scelti per interpretare personaggi asiatici. Naturalmente, tali pratiche erano molto più evidenti nei primi giorni di Hollywood, quando lo schermo era pieno di raffigurazioni incredibilmente offensive di personaggi asiatici realizzate da attori bianchi col trucco, e altrettanto ovviamente bisogna ricordare che si parla di finzione che deve prescindere da quote imposte o appartenenze politiche.

Seratul

Seratul

Sono uno scrittore per passione, un cinefilo per destino, ed un intellettuale perché non ho niente da fare. Strano, appassionato di cinema, incline all'informarmi per diletto ed a fare figure cacine all'occorrenza. Capo redattore di Cinespression.it.
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