Da Frankenstein ai tempi moderni: l’anima della fantascienza e il suo rapporto con la scienza e l’orrore

Mary Shelley divenne l’inventrice della fantascienza quando scrisse “Frankenstein; or, The Modern Prometheus” nel 1818. Sebbene la famosa storia sia stata ispirata da sviluppi medici e scientifici contemporanei, molti hanno da allora sostenuto che l’origine del genere era, ed è tuttora, radicato nell’anti-scienza. Probabilmente, questa tendenza è continuata nell’odierna fantascienza di Hollywood, dove la divulgazione scientifica o i progressi tecnologici sono troppo spesso descritti come la causa del conflitto.

Non solo il rinomato romanzo ha dato vita a un nuovo genere, ma la stessa storia di Frankenstein ha innumerevoli derivati. Dagli adattamenti diretti di Frankenstein ai moderni successi come The Island e Gattaca, da fantascienza di alto livello come Ex Machina e Blade Runner a capolavori come The Matrix e franchise come Jurassic Park, l’influenza del lavoro di Shelley non ha limiti. Tuttavia, questi lavori hanno qualcos’altro in comune: tutti rendono la parte scientifica della fantascienza il problema. La fantascienza è solo una maschera per l’anti-scienza?

Potrebbe non essere così semplice. Spesso i film di fantascienza e gli spettacoli televisivi inquadrano il progresso scientifico come una cosa pericolosa. La minaccia però è raramente la scienza in sé, ma piuttosto la propensione degli umani ad abusare di quella; la fantascienza tende a fungere da ammonimento contro il superamento dei limiti umani. Per questo motivo, la parte “scientifica” della fantascienza spesso funziona come una struttura narrativa all’interno della quale porre domande teologiche e filosofiche sulla natura umana e sul posto dell’umanità. La scienza stessa non è né buona né cattiva, ma uno strumento che può essere usato bene o in modo improprio. La fantascienza è anti-scienza solo per quanto riguarda il coinvolgimento umano nella scienza.

Quindi Frankenstein è anti-scienza? Frankenstein è una storia d’ammonimento sull’arroganza. Nel concepire la sua storia, Shelley è stata ispirata dalla fiorente scienza medica di quei tempi, e dai primi esperimenti con l’elettricità. Tra le influenze che cita in una prefazione del 1831 del suo romanzo c’è il medico italiano Luigi Galvani, che nel 1780 scoprì che le cariche elettriche potevano far muovere le zampe di una rana morta.

Più tardi, il nipote di Galvani, Giovanni Aldini fece il giro delle capitali europee per dimostrare il potere dell’elettricità sul corpo umano. Le sue dimostrazioni coinvolgono cadaveri soggetti a scosse elettriche, e la sua dimostrazione più famosa si è verificata nel 1803 a Londra sul corpo dell’assassino George Foster. I rapporti affermano che:

“le mascelle del criminale defunto hanno iniziato a fremere […] un occhio si è effettivamente aperto […] la mano destra è stata sollevata e stretta, e le gambe e le cosce sono state messe in moto”.

Non sorprende che alcuni osservatori pensassero che Foster fosse stato riportato in vita. Shelley sapeva tutto questo: due dei principali ricercatori elettrici dell’epoca erano amici di suo padre, William Godwin.

Da lì, è facile leggere Frankenstein come una storia sui pericoli della scienza come forza dirompente per soverchiare l’ordine naturale. Victor Frankenstein “ha giocato a fare Dio” nel dare vita al suo mostro e ha perso la sua famiglia, sua moglie, e alla fine la sua vita tentando di annullare le sue azioni. Per quanto riguarda gli adattamenti cinematografici del romanzo, molti finiscono anche tragicamente. L’idea che scienziati pazzi che tentato di essere Dio facciano soffrire la razza umana per la loro arroganza, supporta i suggerimenti secondo cui la fantascienza è anti-scienza.

Tuttavia, una lettura alternativa di Frankenstein mette in luce il fatto che il crimine di Victor Frankenstein non è la creazione del mostro, ma il suo abbandono. La creazione di Frankenstein diventa il mostro di Frankenstein solo quando viene evitato dal suo creatore, le cui conseguenze portano all’omicidio di quelli vicini a Victor; l’orrore della storia è nel vittimismo della creatura. Ciò significherebbe che l’origine della fantascienza non è l’anti-scienza, ma la moralità.

È interessante notare che molti film di fantascienza ispirati alla storia di Shelley sono molto più anti-scienza di Frankenstein. I film come Terminator, ad esempio, sono emblematici della prospettiva reazionaria e anti-tecnologia di molti amanti della fantascienza hollywoodiana. Il terzo film presenta anche il sottotitolo “Rise of the Machines”. Il franchise di Jurassic Park affronta questo argomento in modo diretto, con la famosa citazione del dott. Malcolm in cui critica gli scienziati preoccupati a pensare se potessero o meno, tanto da evitare di chiedersi se dovessero o meno.

La tecnologia è anche l’antagonista del gran numero di storie dal tono distopico o spaziali nel genere della fantascienza, da 2001: Odissea nello Spazio a The Matrix, passando per Minority Report e Io, Robot. Tuttavia, altrettanto spesso, se non di più, i film di fantascienza ispirati a Frankenstein fanno eco alla sua lezione morale: maltrattare la propria creazione e perseguire il potere attraverso la scienza rinunciando all’umanità è la vera fonte del male.

Prendiamo ad esempio Ex Machina. Nathan abusa del suo potere sui suoi robot umanoidi con IA, e come tale viene ucciso dalla sua stessa creazione. I dinosauri si ribellano agli scienziati che li hanno riportati in vita in Jurassic Park; le creature antropomorfe-animali si rivoltano contro i loro padroni nell’Isola del Dr. Moreau; i cloni uccidono il dottor Merrick (Sean Bean) e scappano dall’Isola. Il genere fantascientifico è pieno di tali esempi. Pertanto, ciò che la fantascienza tratta con diffidenza è l’ambizione, l’avidità e l’orgoglio dell’uomo, piuttosto che il progresso scientifico e la tecnologia stessa.

Un altro approccio della fantascienza alla gioco di moralità, più che a quello dell’anti-scienza, lo si può vedere quando questo genere si approccia all’orrore. I film horror di fantascienza spesso esplorando le altezze e le profondità dell’umanità, e spesso hanno adattato temi e idee per diversificare e arricchire le loro storie e i loro messaggi. I due generi hanno avuto una profonda influenza l’uno sull’altro, condividendo un terreno comune attraverso i loro viaggi verso l’ignoto e la loro enfasi sul commento sociale. Questo è parte del motivo per cui i film horror di fantascienza sono così popolari tra il pubblico.

Ovviamente l’horror fantascientifico esisteva in letteratura da almeno un decennio prima dell’avvento del cinema, con Edgar Allen Poe e appunto Mary Shelley. Nel cinema, il genere è vecchio quasi quanto i film stessi. Anni prima che la Universal mostrasse il mostro di Frankenstein e il Dottor Jekyll e Mr. Hyde, le due icone erano stelle dei film muti prima della guerra, e introducevano appunto la follia degli scienziati pazzi. L’orrore cosmico di HP Lovecraft è emerso come materiale poco noto per le riviste pulp negli anni ’20 e ’30, ma la strana narrativa dell’autore è riemersa poi in futuro come una delle maggiori influenze dell’horror fantascientifico.

Il panico nucleare e la speculazione sui viaggi nello spazio degli anni ’50 portarono mostri e alieni mutati sul grande schermo mentre il pubblico si preoccupava dei limiti dell’indagine scientifica e dei pericoli della ricerca atomica. Alien di Ridley Scott ha aggiunto un ulteriore livello di terrore lovecraftiano e un’estetica da casa stregata al terrore extraterrestre, quando è stato rilasciato nel 1979, stabilendo le basi per il moderno orrore fantascientifico. Col passare degli anni, i film horror di fantascienza hanno continuato a rispondere ai progressi tecnologici e ai cambiamenti sociopolitici come riflesso oscuro dello sviluppo umano.

Se gli scrittori di fantascienza possono speculare sui risultati della razza umana e le meraviglie dell’universo, allora possono anche esplorare il caos e la distruzione che l’umanità ha provocato, nonché i pericoli che attendono oltre i confini della galassia conosciuta. L’orrore fantascientifico si impegna con queste ansie, attirando la paura dall’inarrestabile arroganza della natura umana nella ricerca di maggiore innovazione e conoscenza. Prendendo spunto da Lovecraft, il genere rimanda anche all’ignoto e di solito mostra risultati terrificanti di ciò che accadrebbe se gli umani scoprissero l’incomprensibile.

 

Fonte 1, Fonte 2

Seratul

Seratul

Sono uno scrittore per passione, un cinefilo per destino, ed un intellettuale perché non ho niente da fare. Strano, appassionato di cinema, incline all'informarmi per diletto ed a fare figure cacine all'occorrenza. Capo redattore di Cinespression.it.
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