David Fincher si lancia contro la stagione dei premi e l’industria hollywoodiana di oggi

David Fincher è uno dei migliori registi degli ultimi anni. Inizia la carriera nel cinema mettendo mano alla leggendaria saga di Alien dirigendo Alien 3, per poi continuare sfornando tantissimi film divenuti dei cult, tra cui SevenFight Club The Social Network. Un regista che, purtroppo e per fortuna, negli ultimi anni si è dedicato molto di più alla televisione curando serie quali House of CardsMindhunter, e segnando indelebilmente la storia del piccolo schermo con questi due grandissimi lavori.

Fincher ora sta per tornare dietro la macchina da presa per un lungometraggio: Mank. Si tratta di un film che racconta la storia di Herman Mankiewicz, co-sceneggiatore di Quarto Potere di Orson Welles. Il film sembra essere qualcosa di sensazionale, la critica d’oltre oceano lo ha osannato e sembra essere uno dei tanti film che sarà protagonista della prossima stagione dei premi, tra cui gli Oscar. Purtroppo il film arriverà direttamente su Netflix, e tenendo conto di quel che sta succedendo credo sia improbabile riuscire a vedere il film sul grande schermo anche in un paio di cinema selezionati.

Tuttavia, entrambe le questioni, dei premi e di Netflix, non sembrano interessare Fincher in alcun modo. Anzi.

Durante una recente intervista con Total Film, Fincher si è lanciato contro la stagione degli Oscar e dello “schema produttivo” che le major sembrano seguire da diversi anni.

Il regista fa notare che nel corso dell’anno due sono le stagioni in cui i film vengono lanciati: in quella invernale pre-Oscar e quella estiva per i blockbuster. Mentre tutti gli altri film finiscono nel dimenticatoio:

Ci sono solamente due stagioni per i film. C’è “l’estate spandex” e c’è “l’inverno del dolore”. Stai realizzando il tuo film per uno o due stagioni. Ma se tu le manchi, finisci in una delle altre due, che sono semplicemente delle discariche. Ha senso ciò?

Una critica molto aspra ma a dir poco comprensibile quella di Fincher. Ma oltre alla questione della distribuzione, vi è anche quella della distribuzione. Perché al caro Fincher non turba solamente questa rigida suddivisione in due stagioni, ma anche i prodotti che, rilasciati in quel periodo, attirano la maggior parte del pubblico. In inverno abbiamo tutti quei film realizzati proprio con lo scopo di vincere premi, ed ecco robaccia come Bohemian Rhapsody, mentre in estate arrivano tutti quei film con “personaggi in tute di spandex”.

Ovviamente la frecciatina va non solo ai dramma da quattro soldi, ma soprattutto ai film di supereroi che di certo figurano tra quelli attualmente più popolari. Fincher incolpa l’industria Hollywoodiana degli ultimi anni che, pur di continuare ad avere il guadagno sicuro, ripropone costantemente la stessa tipologia di film, con la stessa struttura narrativa e niente di nuovo da proporre che possa stimolare lo spettatore o giovani registi emergenti.

Tutto è lontano. Tutto è una copia di una copia di una copia…

Infatti, David Fincher ha scelto di realizzare Mank per Netflix proprio perché la piattaforma permette massima libertà ai registi e non vi è alcuna pressione da parte dei produttori in merito all’infernale incasso del weekend d’apertura.

Che ne pensate delle dichiarazioni di Fincher?

 

Fonte: ScreenRant


Mank uscirà su Netflix il 4 dicembre 2020, per la regia di David Fincher, su una sceneggiatura di Jack Fincher, e con Ceán Chaffin, Eric Roth, Douglas Urbanski e David Fincher come produttori.

La fotografia è a cura di Erik Messerschmidt, con montaggio di Kirk Baxter, mentre la colonna sonora è composta da Trent Reznor e Atticus Ross.

Nel cast Gary Oldman (Herman J. Mankiewicz), Amanda Seyfried (Marion Davies), Lily Collins (Rita Alexander), Charles Dance (William Randolph Hearst), Arliss Howard (Louis B. Mayer), Tom Pelphrey (Joseph L Mankiewicz) e Tom Burke (Orson Welles).

Andrea D'Eredità

Andrea D'Eredità

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