Freaks Out: Gabriele Mainetti si apre sul film e su come si è opposto alla distribuzione in streaming

Nel nuovo numero de Il Venerdì di Repubblica, si parla di Gabriele Mainetti, il regista che ha dato una scossa al cinema italiano assieme al talentuoso Gabriele Salvatores, da troppi anni intorpidito tra film del solito genere, o fra immondi esempi di come non si fa un film definiti cinepanettoni.

Con un budget strizzato fino all’ultimo centesimo, un anno di riprese, una pandemia sorta all’improvviso a complicare le cose, ed il no categorico alle piattaforme di streaming, il nuovo film di Gabriele Mainetti, Freaks Out, arriva a ben sei anni dal debutto di Lo Chiamavano Jeeg Robot, un nuovo film con lo stile di questo talentuoso regista, desideroso di giocare con altri generi nel nostro cinema italiano.

Il Venerdì di Repubblica dedica quindi la sua copertina a Freaks Out, proponendo alcune interviste in cui il regista e produttore romano racconta quando per la prima volta approcciò Alberto Piccinini con l’idea di calare i suoi protagonisti con poteri nel contesto di un circo itinerante. Il gruppo insolito di “Freaks” è composto da una ragazzina elettrica, un uomo lupo, un nano che attira i metalli, un giovane, Pietro Castellitto, che comanda gli insetti, contestualizzati nell’epoca della Roma occupata dai nazisti, tra bombe e persecuzioni.

“L’ibridazione tra i vari generi”, spiega Mainetti. “E’ il vero genere contemporaneo”.

Ovviamente, con personaggi dai poteri che li rendono straordinari, in un contesto che riporta alla mente i fumetti Marvel dove dominavano i mutanti, non poteva mancare la figura di un cattivo (come se già i nazisti non bastassero), e tra le figure più importanti c’è, ovviamente questo nazista con sei dita e il labbro leporino.

“Volevo raccontare di un uomo solo, uno psicopatico che vuole farsi accettare in un mondo di nazisti, e capire le sue fragilità.”

In un periodo come questo, con la pandemia che ancora imperversa, anche se si cominciano a vedere segni di miglioramento, perché Mainetti, come molti altri autori, nell’ultimo anno e mezzo, non ha voluto distribuire il film in streaming? A quanto pare il regista ha confessato di aver rinunciato a cifre che “avrebbero ripagato l’investimento“, per via della sua convinzione che il suo film si dovesse fruire al cinema, non su tablet o smartphone.

Seratul

Seratul

Sono uno scrittore per passione, un cinefilo per destino, ed un intellettuale perché non ho niente da fare. Strano, appassionato di cinema, incline all'informarmi per diletto ed a fare figure cacine all'occorrenza. Capo redattore di Cinespression.it.
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