George Miller difende i supereroi al cinema e la ricerca della profondità che rende i film indimenticabili

Sono passati più di quattro anni da quando l’acclamato regista George Miller è tornato al franchise di Mad Max e ha mostrato al mondo come realizzare grandi film d’azione con Mad Max: Fury Road, e i fan son sorpresi che non sia ancora arrivato un nuovo capitolo.

Non solo il film ha rivitalizzato il franchise di Mad Max, ma ha superato di gran lunga i suoi predecessori, portando molti a considerarlo uno dei migliori film del decennio. Quel tipo di film d’azione non è mai stato visto prima, e quindi tutti sperano di vederlo di nuovo, incluso lo stesso Miller. Il regista ha chiarito che ha idee per un altro film di Mad Max nel serbatoio e sembra che stia già lavorando al prossimo.

Miller ha parlato con Deadline questa settimana del suo nuovo film Three Thousand Years of Longing, che vede come protagonisti Idris Elba e Tilda Swinton e che entrerà in produzione all’inizio del prossimo anno. Nell’intervista rivelato che, mentre è impegnato nella pre-produzione del suo nuovo film, sta lavorando anche al prossimo Mad Max – potete trovare tutto qui – ma in questa sede vogliamo parlare di un’altra cosa in particolare.

Nella solita intervista, Miller si è unito al dibattito in corso sul fatto che i film di supereroi si qualifichino o meno come cinema, come a seguito delle dichiarazioni del regista di The Irishman, Martin Scorsese, e in una certa misura Francis Ford Coppola.

Miller trova in un sacco di film di successo il tipo di integrità narrativa di cui ha bisogno, quella cerca così duramente nei suoi film, e pensa che sia ingiusto emarginare i super-eroi, Star Wars e altri film facenti parte di franchise

“Li guardo tutti”, ha detto Miller. “Ad essere onesti, in termini di questo dibattito, il cinema è cinema ed un qualcosa di molto ampio. Il test, in definitiva, è ciò che significa per il pubblico. C’è una grande citazione che ho visto che si applica a tutto ciò che facciamo. Era dai narratori Swahili. Ogni volta che finivano una storia dicevano: ‘La storia è stata raccontata. Se andrà male è stata colpa mia perché sono il, e se andrà bene appartiene a tutti’.

È un errore e una specie messaggio d’arroganza, se un film va bene al botteghino, liquidarlo come marketing intelligente o qualcos’altro. Sta succedendo molto di più, ed è nostro dovere come narratori cercare davvero di comprendere. Per me è tutto cinema. Non penso che tu possa ghettizzare e dire: ‘oh questo è il cinema e quello non lo è’. Si applica a tutte le arti, dalla letteratura alle arti dello spettacolo, dalla pittura alla musica, in tutte le sue forme. È qualcosa davvero ad ampio spettro, tanto che dire che qualcosa è più significativo o più importante di qualcos’altro è equiparabile a mancare il punto della situazione. È un grande mosaico e ogni nuovo lavoro si adatta al suo interno.”

Miller ha affermato che, indipendentemente dalle dimensioni della tela, si tratta di un sentimento creativo che proviene dall’interno e determina la sopravvivenza darwiniana della filosofia che ha descritto. È quello che lo ha portato a Three Thousand Years of Longing, quando avrebbe potuto facilmente saltare in sella ad un nuovo progetto del franchise di Mad Max.

“Ho trascorso gran parte della mia vita a capire come raccontare storie e anche perché raccontiamo storie”, ha terminato Miller. “Penso che ci sia qualcosa di molto elementare in questo processo. Una delle cose dietro l’impulso di raccontare una storia è un’esplorazione intuitiva. Parlo come se fosse un esercizio intellettuale ma alla fine l’intuizione prevale su tutto. Non posso nemmeno dirti perché sono attratto da alcuni film, mentre altri che sono realizzati in modo brillante in qualche modo non hanno la capacità di rimanere a mente o di essere storie di cui sei ossessionato. Quando lo descrivo come un esercizio darwiniano è perché lo è davvero. È la sopravvivenza del più adatto, quella che combatte per essere creata. Quando la trovi la segui. Non faccio molti film e non penso sempre al prossimo film che faccio, ma ho molte storie da raccontare e cose come questa da dire, e questa è la cosa che desidero fare maggiormente.”

Seratul

Seratul

Sono uno scrittore per passione, un cinefilo per destino, ed un intellettuale perché non ho niente da fare. Strano, appassionato di cinema, incline all'informarmi per diletto ed a fare figure cacine all'occorrenza. Capo redattore di Cinespression.it.
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