Gli Ultimi Jedi ha giocato con un tema già introdotto da George Lucas in Star Wars

Star Wars: Gli Ultimi Jedi è innegabilmente uno dei migliori capitoli della saga di Star Wars, ed anche se si basa sul sovvertimento degli stilemi classici del franchise, e forse il film più Lucasiano della nuova trilogia.

I fan di Star Wars sono abituati all’idea che ci sia un piano nelle opere, che tutto proceda come previsto da una figura visionaria, anche se quella considerazione è piuttosto sopravvalutata. Certamente non era il caso della trilogia sequel, in cui la Lucasfilm mancava chiaramente di una visione generale. Di conseguenza, non è certo una sorpresa che i sequel si siano dimostrati controversi, seppur alcuni di qualità.

I sequel probabilmente sono iniziati con il piede destro. George Lucas ha giustamente criticato Star Wars: Il Risveglio della Forza per non aver fatto nulla di nuovo, ma questo perché la Disney riteneva di dover dimostrare di potersi fidare dell’amato franchise prima di correre rischi. E i rischi sono stati corsi con Rian Johnson e la sua serie di scelte audaci con Star Wars: Gli Ultimi Jedi. Sfortunatamente, con sorpresa della Disney, queste scelte della storia si sono rivelate ancora più controverse. Il film fu un successo finanziario, incassando oltre 1.33 miliardi di dollari in tutto il mondo, e fu un successo anche di critica, ma inizialmente divise la fan-base di Star Wars, anche se poi col tempo le persone hanno ritrovato la sanità.

Una delle sotto-trame più criticate ha visto Finn e Rose viaggiare sul pianeta di Canto Bight, dove hanno appreso che i finanziamenti che sostengono sia il Primo Ordine che la Resistenza vengono dallo stesso posto e dalle stesse persone. Questo è stato percepito come disagiante per molti fan, che pensavano che Johnson stesse mettendo in scena un cattivo fan-service abbandonando la tradizionale dinamica del bene contro il male, aggiungendo un elemento di “sfumature di grigio” che molti hanno creduto non si sarebbe ben adattato alla saga di Star Wars.

C’era solo un problema con questa visione. L’idea di Johnson in realtà si basava su temi che George Lucas aveva tentato di introdurre in Star Wars diversi anni fa con la serie animata Clone Wars.

È vero che il film originale di Star Wars aveva un tema semplice rispetto a quello dark, ma Lucas ha costantemente lavorato per aggiungere profondità e sfumature al franchise. Ciò era più evidente nella trilogia prequel, dove gli alleati dei Jedi si sono rivolti contro di loro al comando di Palpatine. Quando Lucas passò a Star Wars: The Clone Wars, decise di aggiungere un altro elemento al franchise, riscrivendo sottilmente la sua tradizione per mostrare organizzazioni come la Trade Federation e la Techno-Union nel ruolo di profittatori di guerra. Furono mostrati rappresentati al Senato della Repubblica che fornivano contemporaneamente sostegno armigero e monetario sia alla Repubblica che ai Separatisti. È un retcon intelligente, che rende la galassia di Star Wars un po’ più simile al mondo reale, dove il conflitto sfortunatamente provoca profitti per le grandi aziende.

Star Wars: Gli Ultimi Jedi di Rian Johnson importa la stessa idea nella trilogia sequel, e così facendo ha continuato la tradizione di Lucas di aggiungere complessità morale alla galassia. Notate che Johnson da nessuna parte suggerisce che il Primo Ordine è buono o che la Resistenza è cattiva; piuttosto, suggerisce semplicemente che ci sono quelli che in un certo senso sono peggio del Primo Ordine, approfittando della battaglia tra il bene e il male, vivendo una vita di lusso mentre la galassia brucia.

Seratul

Seratul

Sono uno scrittore per passione, un cinefilo per destino, ed un intellettuale perché non ho niente da fare. Strano, appassionato di cinema, incline all'informarmi per diletto ed a fare figure cacine all'occorrenza. Capo redattore di Cinespression.it.
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