Il creatore Josh Scwartz svela i segreti di The O.C. per il 15° anniversario

Il creatore Josh Scwartz svela i segreti di The O.C. per il 15° anniversario

Nella nostra era moderna è ormai diventato una moda pensare al passato e vivere di quell’effetto nostalgia, quindi facciamoci prendere un po’ da quell’effetto e ricordiamo i primi anni 2000. Era il tempo delle grandi serie televisive, infatti chi non ricorda classici della televisione come Buffy L’ammazza Vampiri o Dawson’s Creek?

Nel 2003 quel’incantesimo di televisione, alle volte anche spazzatura, terminò con la fine dell’era dei drammi adolescenziali. Per un momento un buco si creò nel palinsesto televisivo, serviva qualcosa che aiutasse a stemperare le giornate, e fu Josh Schwartz ad avere la brillante idea.

“Quello era uno spazio che Fox voleva davvero coprire a tutti i costi in modo aggressivo”, ha detto Schwartz in un report di EW. “Era nell’aria, la sensazione che non ci fosse stato uno show del genere da un po’ di tempo.”

Prendi Ryan Atwood, bel ragazzo dall’aria cattiva ma dal cuore sperduto, trasportalo dalla suburbia di Chino alle splendenti strade di Orange County, condisci tutto con personaggi carismatici, drammi adolescenziali, straricchi e viziati, sesso, matrimoni di convenienza, dentro una cornice dorata di champagne e tartine di granchio, aggiungi le note di California dei Phantom Planet ed avrai The O.C..

Tutto iniziò con un signor episodio pilota. La serie però non vedeva la partecipazione sola di Benjamin McKenzie come giovane sbandato adottato dalla famiglia Cohen, ma anche la partecipazione di Adam Brody nei panni di Seth, piccolo nerd disadattato che non riesce a sintonizzarsi con la vita di Orange County, ma che fa fin da subito amicizia con Ryan, facendolo sentire a casa. A proposito del personaggio Schwartz ha detto:

“All’inizio, se puoi crederci, Seth era persino più nerd. Aveva un po’ più di energia Freaks & Geeks. Ma il cambiamento più grande è stato quando abbiamo trovato Adam Brody. Ha aggiunto una fiducia nella sua insicurezza e ovviamente era anche molto attraente per le donne, quindi ha davvero aiutato a vendere quel personaggio. Il modello era sempre stato: prendi il tuo Luke Perry e prendi il tuo Jason Priestley. Non era come loro: qui era più come prendi il tuo Luke Perry e poi un ragazzino ebreo nerd che ha un cavallo di plastica con cui parla.”

E’ stato subito facile affezionarsi a Seth, forse anche per come l’ambientazione si strutturava attraverso gli occhi di Ryan Atwood. In soldoni il personaggio funzionava come una sorta di punto di vista al quale noi spettatori potevamo appoggiarci, per comprendere il personaggio, naturalmente, ma anche per vedere quel mondo dorato di Orange County con gli occhi di qualcuno che non appartiene a quel luogo.

“Il trucco con Ryan era che non era passivo ma che era un osservatore”, ha detto Schwartz a proposito del personaggio di Ben McKenzie. “Era un po’ come un cucciolo randagio in un certo senso. Spero che il pubblico capisca che era un bravo ragazzo che aveva bisogno di qualcuno che credesse in lui. Ma la parte più difficile con Ryan era proprio il modo in cui, per un po’, ha preso le cose in modo da essere il nostro pubblico surrogato.”

In quegli anni in cui eravamo anche noi adolescenti, era semplice immedesimarsi in Ryan o Seth, e forse il potere della serie era proprio quello di catturarci, anche se quel mondo non ci apparteneva. Tutto veniva filtrato dai protagonisti, e sopratutto dalla famiglia Cohen. Parlando di questa famiglia, come non ricordare Sandy Cohen, personaggio divertente e quasi fuori luogo sotto il sole della California, con l’amore per i bagel e un grande cuore che si apre nel momento in cui Ryan ha più bisogno. “[…] abbiamo anche amato l’idea di questo liberale ebreo di New York che si era sistemato nel sogno californiano con la dea shiksa la cui famiglia non poteva essere più ricca o spregevole“, ma nel suo io non c’è mai stato il desiderio di piegarsi o integrarsi più di tanto, e cos’ Sandy Cohen ha mantenuto i propri valori ed è rimasto la persona buona che è sempre stato, in un frammento di mondo che non era conosciuto per quei valori. Per Scwartz è stato fin da subito “un personaggio davvero divertente e qualcosa con cui Peter Gallagher si è davvero immedesimato“, ed alla fine ha concluso l’elegio all’attore rivelando che “è stato la prima persona che abbiamo scelto per lo show“.

Sicuramente una delle cose più iconiche della serie, oltre naturalmente al modo che aveva di catturarti, era la sigla con la ormai immortale California del Phantom Planet. A quanto pare, nel bel mezzo della stesura del pilot, Schwartz e la società stavano anche mettendo insieme un trailer da mostrare i dirigenti, e fu durante quel processo che trovarono la sigla.

“Temevamo che quella canzone sarebbe stata esagerata, ma pensavamo che sarebbe stata efficace per il trailer. Quello che ci siamo resi conto era che molte persone non avevano ascoltato la canzone quando è uscita per la prima volta. Quindi è diventata la scelta più ovvia per la sigla principale.”

I pilot sono spesso dei salti nel buio per gli sceneggiatori ed i creatori di serie televisive, infatti non è mai scontato che riesca a funzionare, ma Schwartz ha ricordato una serie di scene che gli hanno fatto sentire come se fossero vicini a qualcosa.

“La prima volta che Ryan e Seth si sono incontrati, ci stavamo divertendo, ridendo. Poi c’era la scena alla sfilata di Marissa, con Ryan e Seth che siedono con i bambini piccoli e Chester, che è l’unico ragazzo che va alle lezioni di vela di Seth. Vedendo quei due ragazzi seduti a un tavolo di bambini, Luke con la sua squadra di pallanuoto, e Marissa sta uscire sulla passerella, è stato un momento in cui ricordo che mi dissero: ‘è emozionante e divertente’.”

Però ogni dramma adolescenziale che si rispetti ha bisogno della coppia principale, quella che si lascia e si molla di continuo, magari con un bel tocco da storia d’amore tormentata, e così è stato fra Ryan e Marissa, il ragazzaccio dal cuore grande, e la ragazza della porta accanto con un amore per Chanel e un problema d’alcolismo.

“L’altra scena per cui ci siamo sentiti davvero bene è stata quella quando Ryan e Marissa si incontrano per la prima volta nel vialetto. Quando la stavamo riprendendo si è alzato un vento, ma solo verso Mischa. Sai come alcuni attori riescano sempre a trovare la luce? Mischa trovò il vento.

Era anche la prima e unica volta in cui un adolescente fumava una sigaretta in un network televisivo. L’accordo con la rete diceva: è un momento in cui Marissa mostra un po’ di ribellione e dopo questo, Ryan non fumerà mai più. Siamo riusciti a farcela in questo modo. Ci hanno fatto tornare indietro per provare a riprendere il suo lato nella scena per le pubblicità, perché non potevano usare la sigaretta, ma non è mai stata ugualmente efficace.”

Quindi, terminando il roster di personaggi, sicuramente uno di quelli più d’impatto è sempre stata la Summer di Rachel Bilson, che Scwartz ha rivelato fosse solo una guest star nel pilota. Il personaggio ha velocemente ritagliato la propria zona sotto i riflettori, e con il tuo tormentone “che schifo!“, ha decisamente rubato la scena.

“Il ‘che schifo” era solo una linea e abbiamo parlato presto di farlo diventare il tuo tormentone in un modo divertente. Summer non era una regular nel pilota e aveva tre linee di dialogo e una di queste era: ‘Devo fare la pipì, tu devi fare la pipì?’. Ma lei ha saputo vendere quella linea di dialogo. [ Ride ] nel corso dei primi sei episodi, più le davamo cose da fare, più lei spaccava, quindi dopo l’episodio di Tijuana è diventata una presenza regolare.”

Ma fra le varie particolarità che hanno reso iconica la serie, oltre naturalmente alla sigla, il tormentone di Summer, ed il cuore d’oro di Ryan, è stata una breve linea di dialogo del personaggio di Luke, nella sequenza in cui picchia Ryan e dice: “Benvenuto a OC, stronzetto“. Quello che successivamente sarebbe diventato uno slogan della serie, assieme al “sai cosa mi piace dei figli di papà? Niente”, si è rivelato alla fine un modo per ottenere il titolo dell’episodio. Stando a quanto rivelato da Scwartz, la gente di Orange County si è leggermente irritata per quella frase, perchè nessuno chiamava quel luogo OC, ma alla fine ha pensato si fossero arrese.

In ultimo, le musiche, e non stiamo parlando solo della sigla dei Phantom Planet. Nella serie è stato un continuo inserimento di particolari brani musicali che si sono adattati perfettamente sia all’ambiente, che al contesto. Come non ricordare Hide & Seek degli Imogen Heap, ma a quanto pare queste scelte musicali sono cominciate con l’inserimento della canzone di Joseph Arthur, Honey and the Moon, che pare fosse nella sceneggiatura fin dall’inizio.

“Quella canzone di Joseph Arthur era sempre stata lì dentro. Doug Liman ha girato il pilota e c’è stata una scena in cui Ryan usciva dal vialetto e lasciava Marissa alle proprie spalle. Il sole tramontava e non saremmo riusciti a prendere il momento, quando all’improvviso Doug è saltato in macchina con la camera ed ha girato questo momento dal punto di vista di Ryan, verso Marissa, proprio mentre il sole si brillava e calava, è stato un momento davvero incredibile che ha aiutato davvero a vendere la sequenza. Ma quella canzone è sempre stata scritturata per esser presente in quel momento; è sempre stato il modo in cui volevamo si concludesse la puntata prima ancora di capire in che modo volevamo dare forma alla serie.”

Seratul

Sono uno scrittore per passione, un cinefilo per destino, ed un intellettuale perché non ho niente da fare. Strano, appassionato di cinema, incline all'informarmi per diletto ed a fare figure cacine all'occorrenza. Capo redattore di Cinespression.it.
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