Il Re Leone: Barry Jenkins spiega cosa lo ha spinto ad accettare la regia del sequel

Barry Jenkins spiega cosa lo ha spinto ad accettare la regia del sequel de Il re leone, il remake del capolavoro del 1994 diretto da Jon Favreau.

La Disney ormai ha trovato la gallina dalle uova d’oro con i remake live-action dei suoi grandi classici d’animazione, di cui però pochissimi si salvano, anche se quasi tutti arrivano ad incassare anche più di un miliardo di dollari al box-office mondiale. Quello di maggior successo è sicuramente Il re leone di Jon Favreau: remake del cult del 1994 che ad oggi detiene il settimo posto trai film col maggior incasso di sempre (senza contare l’inflazione).

Un successo immenso per quello che è, probabilmente, uo dei peggior remake di sempre, sia nella tecnica che nelle intenzioni del regista e dei produttori. Tuttavia, il denaro causa sete di altro denaro e quindi ecco che la Disney ha già in programma di realizzare un sequel del remake, o meglio, un prequel che esplorerà il passato di Mufasa.

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L’idea di base sembra anche, strano a dirsi, interessante, e la faccenda si fa ancor più interessante se contiamo che Barry Jenkins dirigerà questo progetto. Regista premio Oscar noto per film come MoonlightSe la strada potesse parlare. Pellicole ben diverse da Il re leone.

A questo punto ci si chiede se Jenkins abbia bisogno di soldi oppure se la sceneggiatura di questo film sia veramente così tanto interessante.

Durante un recente dialogo – intervista con la collega Chloe Zhao, Jenkins ha parlato di come gli è arrivata la sceneggiatura del film e di quanto sia rimasto colpito nel leggerla, riflettendo sul fatto che un regista non dovrebbe mai denigrare grandi blockbuster e concentrarsi solo su storie di nicchia a priori, ma di saper riconoscere una buona storia quando gli si para davanti:

I miei agenti mi mandano un mucchio di copioni. Quando è arrivato questo, estremamente top secret, ero molto scettico. Ho letto le prime 40 pagine e mi sono voltato verso Lulu [Wang, regista sua compagna] e ho detto: “Porca vacca, è bellissimo”. Mentre continuavo a leggere mi allontanavo sempre più dalla parte del mio cervello che pensava: “Oh, un regista come te non gira film simili” e mi avvicinavo sempre di più ad apprezzare questi personaggi e questa storia.

Quello che mi ha spinto ad andare oltre è stato James, il mio direttore della fotografia, che mi ha detto: “Sai che ti dico? C’è qualcosa di molto interessante in questo tipo di cinema che non abbiamo ancora fatto e che non molte persone hanno fatto”. È stato allora che ho risposto alla proposta dicendo: “Adorerei farlo, ma devo avere la possibilità di farlo a modo io”. E mi hanno detto di sì! Sapevo a quel punto che avevi già girato un film colossale tutto tuo con alcune delle stesse persone [Gli Eterni]. Sapere che Chloe Zhao era passata da uno dei film più belli del secolo come The Rider a un film Marvel mi ha indotto a pensare: “Oh, caz*o”. Se può farlo lei, posso farlo anche io”.

 

Fonte: Variety

Andrea D'Eredità

Andrea D'Eredità

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