Il romanzo di Star Wars: L’Ascesa di Skywalker rivela che Palpatine era un clone

La novel di Star Wars: L’Ascesa di Skywalker conferma che Palpatine era un clone. L’era Disney di Star Wars ha spesso usato le novellizzazioni per legare i nodi lenti dei film. Nel caso di Episodio IX, il film ha avuto un numero sorprendente di buchi di trama che lo scrittore Rae Carson spera sicuramente di aver sistemato.

Il marketing di Star Wars: L’Ascesa di Skywalker aveva sottolineato l’inaspettato ritorno dell’Imperatore Palpatine, e gli spettatori erano ansiosi di sapere come Darth Sidious fosse sopravvissuto alla sua morte ne Il Ritorno dello Jedi. Sorprendentemente, il film ha evitato di spiegarlo; l’imperatore ha lasciato intendere la cosa velatamente con una citazione di Star Wars: Episodio III – La Vendetta dei Sith: “il lato oscuro della Forza è la via per apprendere molte abilità da alcuni ritenute ingiustamente non naturali”, ha osservato.

Sebbene il romanzo non sarà ufficialmente in vendita fino al 17 marzo, Lucasfilm Publishing ha deciso di vendere copie anticipate al C2E2 di questo fine settimana a Chicago e alcuni passaggi hanno iniziato ad apparire online. Il libro conferma davvero che lo spirito dell’Imperatore è stato trasferito in un clone.

Quando Kylo Ren arriva su Exegol e incontra Palpatine, osserva da vicino le macchine a cui l’Imperatore è fisicamente collegato e lo riconosce dai suoi studi sulle Guerre dei Cloni. Quindi deduce che lo spirito del lato oscuro di Palpatine è troppo forte per il clone e sta causando una grave degenerazione.

“Tutte le fiale erano vuote, solo una conteneva del liquido, ma era quasi esaurito. Kylo si avvicinò. Aveva visto quest’apparato prima, quando studiò le Guerre dei Cloni da bambino. Il liquido che fluiva all’interno dell’incubo vivente davanti a lui stava combattendo una battaglia impari per tenere in vita la carne putrida dell’Imperatore.

“Cosa potresti darmi?”, chiede Kylo. L’Imperatore Palpatine viveva, in qualche modo, e Kylo poteva sentire nelle sue stesse ossa che il suo corpo di clone racchiudeva il vero spirito dell’Imperatore. Era un guscio imperfetto, tuttavia, inabile a contenere il suo immenso potere. Non sarebbe potuto durare a lungo.”

Ci sono sorprendenti somiglianze tra la resurrezione canonica di Palpatine e il suo ritorno nel vecchio universo espanso. Come Star Wars: L’Ascesa di Skywalker, la miniserie Dark Empire di Tom Veitch vide il ritorno di Palpatine, con il suo spirito che emigrava in un corpo clone e la costruzione di un vasto esercito che incorporava sofisticate super-armi.

George Lucas adorava Dark Empire; lo considerava la cosa più vicina alla sua idea di una trilogia sequel e ne dava copie agli impiegati di Lucasfilm come regalo di Natale. La differenza chiave, tuttavia, è che in Dark Empire il corpo del clone era effettivamente in grado di contenere lo spirito dell’Imperatore.

L’esposizione al lato oscuro della Forza ha sempre avuto un effetto pronunciato su un corpo fisico, causando una forma avanzata di decadimento. Ecco perché molti Singori dei Sith apparivano deformi o cadaverici, perché più diventano forti nel lato oscuro, più notevoli erano i suoi effetti. Palpatine è il più grande di tutti i Sith e ha perfettamente senso che nessun mero corpo clone potesse contenere la sua essenza.

Il romanzo suggerisce che l’imperatore ha atteso il più a lungo possibile, osservando la galassia cadere nuovamente nel caos, ma che alla fine non ha avuto altra scelta che rivelarsi. Il suo corpo clone si stava decomponendo, e stava esaurendo le formule rigenerative che lo hanno tenuto in vita per gli anni, così aveva semplicemente bisogno di un nuovo corpo ospite. È bello avere una sorta di spiegazione, ma è un peccato che non sia stata data in Star Wars: L’Ascesa di Skywalker.

Fonte

Seratul

Seratul

Sono uno scrittore per passione, un cinefilo per destino, ed un intellettuale perché non ho niente da fare. Strano, appassionato di cinema, incline all'informarmi per diletto ed a fare figure cacine all'occorrenza. Capo redattore di Cinespression.it.
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