IMPRESSIONI: Supergirl (2° stagione)

Si è appena conclusa la seconda stagione di Supergirl, serie CW (prima CBS) che racconta le avventure della giovane Kara Zor-El (interpretata dalla bellissima Melissa Benoist) che, scampata alla distruzione del suo pianeta natale, trova rifugio sulla terra, pianeta che ha accolto suo cugino come eroe con il nome di Superman. Qui Kara viene accolta dalla famiglia Danvers e inizia un lungo percorso per vivere tra gli umani, diventando prima segretaria e poi reporter alla CatCo. E lavorando in segreto con il DEO per proteggere gli umani e la sua città, National City, dalla minaccia aliena sotto il nome di Supergirl.

Se nella prima stagione abbiamo visto una Kara ancora insicura che cerca di capire come essere una degna eroina, adesso è pronta ad affrontare le sue insicurezze e ad essere un simbolo. Già dai primi episodi possiamo vedere questo cambiamento, con l’incontro con il cugino Superman (interpretato magistralmente da Tyler Hoelchin aka Derek in Teen Wolf) e la scelta di inseguire il suo sogno di essere una reporter e lasciare Jimmy Olsen (sua cotta durante la prima stagione).

Questa si rivela essere una stagione davvero molto politicizzata (basti pensare al finale dove i cittadini di National City vengono messi in guardia da Cat Grant su chi gli promette di renderli di nuovo grandi), forse la più politicizzata tra tutte le serie CW, dove viene utilizzato il classico metodo del mostro della settimana per poter sviluppare tematiche molto importanti e sicuramente scottanti, soprattutto negli stati uniti dei nostri giorni, primi tra tutti il razzismo, affrontato attraverso il conflitto tra gli alieni clandestini e i terroristi dell’Argus (un gruppo di uomini guidati da Lillian Luthor, madre di Lex Luthor, con lo scopo di eliminare la vita aliena sulla terra) ma anche attraverso lo sfruttamento degli stessi alieni in combattimenti clandestini e le discriminazioni nella vita di tutti i giorni, mentre un governo guidato da una presidentessa illuminata interpretata dalla classica Wonder Woman, Lynda Carter, cerca di garantire la pace sulla terra e la coesistenza tra le diverse specie. La presenza di questa attrice sembra quasi voler simboleggiare un vero e proprio passaggio di testimone da una serie che a suo tempo fu un emblema del femminismo e della parità dei diritti ad un’altra.

Gli sceneggiatori hanno scelto dunque di osare, sviluppando anche delle sottotrame che permettessero ai vari personaggi di crescere, di affrontare le loro paure ed evolversi, cosa che spesso non avviene nemmeno in alcune delle serie di maggior culto.

Vediamo allora il conflitto interiore di J’onn J’onzz (Martian Manhunter, interpretato da David Harewood) come ultimo marziano, la rabbia provata contro i marziani bianchi e alla fine l’accettazione, capendo che non solo perché qualcuno è un marziano bianco allora è un mostro, il desiderio di Jimmy di agire direttamente nella lotta contro il male, desidero sodi dare una mano, stanco di poter riportare soltanto i fatti e di non cambiarli, desideroso anche lui di essere un eroe, il desiderio di rivalsa di Lena Luthor (Katie McGrath) che vuole ripulire il cognome dei Luthor dalle azioni del fratello e della madre e che andrà a costruire una forte amicizia con Kara (ignorandone però il segreto),oppure ancora le paure di Alex, la sorella di Kara (interpretata da Chyler Leigh) nello scoprire di essere omosessuale, spaventata all’idea di non essere accettata e incerta nel vivere la sua stessa relazione.

Tra i nuovi personaggi spicca il giovane ed affascinante Mon-El, giovane daxamita trovato da Kara e accolto sotto la sua ala protettiva che, ispirato dalla giovane eroina, sceglierà di essere una persona migliore, di vivere tra gli uomini e di aiutarli come un eroe nonostante il suo passato misterioso, l’affascinante alieno si rivelerà anche un grande amico per tutto il team e, alla fine riuscirà a conquistare il cuore della bella supereroina.

La serie dunque osa molto, facendo giocoforza sull’evidente affiatamento tra gli attori e la bravura della Benoist, evolvendosi parecchio rispetto alla prima stagione e addentrandosi ancora di più nell’Arrow-verse attraverso il grande episodio crossover sugli invasori e l’episodio “Duet” su The Flash, dove possiamo vedere nuovamente il grande affiatamento della coppia Benoist/Gustin e ammirare le doti canore dell’attrice.

Nel finale vediamo la conferma di quanto è stato realizzato durante questa seconda stagione, Supergirl non è più un’aliena che vuole essere un’eroina come il cugino, lei è un simbolo di speranza per tutti i deboli, gli incompresi, i diversi e non per i suoi eccezionali poteri ma per la bontà del suo cuore, ma per quanto è disposta a sacrificare per il bene del mondo, senza arrendersi mai, senza mai fermarsi perché lei è Supergirl.

Stagione spettacolare, interessante e davvero provocatrice di una serie dove tutti danno il meglio di se affinché il pubblico possa apprezzare il risultato finale. Non ci resta che sperare che la terza stagione sia all’altezza della seconda e vedere cos’altro hanno in serbo per noi gli sceneggiatori.

Tankian

Tankian

Translate »
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: