IMPRESSIONI – The Clone Wars (1-6 stagioni)

Non si vive di solo Marvel e DC Comics, ma anche delle cronache spaziali che l’Enterprise e la galassia lontana, lontana, ci raccontano, e visto il nostro stile del rispettare sempre l’ispirazione del grandi artisti di Hollywood e grazie alla partecipazione di Netflix Italia che ci ha permesso di godercela tutto, oggi ci cimentiamo in una recensione/impressione a proposito di The Clone Wars.

Ma prima un po’ di storia generale, visto che è un serie iniziata il 3 ottobre 2008, e che quindi si può descriverla come vecchia. La serie comincia con lo spirito di George Lucas ai tempi della trilogia prequel di Star Wars, ed ha a che fare con i vari conflitti nella galassia avvenuti durante la Guerra dei Cloni, fra la Repubblica Galattica e La Confederazione dei Sistemi Indipendenti, comunemente chiamati Separatisti.

George Lucas annunciò la realizzazione della serie nell’aprile del 2005 durante i festeggiamenti per la Star Wars Celebration III. Inizialmente Genndy Tartakovsky si affermò come co-creatore e direttore artistico della serie del 2003, ma non fu coinvolto nel progetto che seguì, anche se a noi rimangono i suoi bozzetti e le sue cinematic per deliziarci del suo lavoro. Al suo posto il creative designer Dave Filoni, che aveva già lavorato a Avatar – La Leggenda di Aang, entrò nel progetto. Purtroppo dopo ben cinque stagioni, al momento dell’acquisizione della Lucasfilm da parte della Disney, la serie venne cancellata, ma i grandi fan del lavoro di George Lucas non si arresero e con la potenza del fandom permisero al network Super RTl di trasmettere la incompleta sesta stagione. Non comprendiamo a pieno il motivo della cancellazione, visto il successo che la serie ha ottenuto e i numerosi premi che ha vinto, come diversi Annie Awards e Daytime Emmy Awards.

Ma bando alle ciance ed andiamo con la recensione/impressione.

Dopo un mese e mezzo ho finito le sei stagioni di The Clone Wars e posso finalmente cominciare Star Wars: Rebels. Naturalmente prima mi godrò La Vendetta dei Sith, per restare nel mio maniacale modo di prendere tutto con ordine, e poi la serie tanto acclamata. Mi pento amaramente di non essermela goduta prima, e di aver dato retta al mio pregiudizio per via del fatto che era animata. Una serie davvero ben fatta dove si respira tutto quello che George Lucas voleva fare con la trilogia prequel e che per molti è ancora incomprensibile.

Prima e seconda stagione

La prima stagione di questa serie si apre con un modo di raccontare gli eventi piuttosto atipico, ma non bizzarro. Molte serie prima di questa ed anche dopo hanno raccontato la propria storia con episodi scollegati fra loro, ma la mia scelta è stata quella di seguire il filo logico e quindi alternare la prima e la seconda stagione per seguire la narrazione così come dovrebbe essere.

Subito dopo il film Clone Wars, dove viene mostrato l’ingresso del nuovo personaggio, la padawan Ahsoka Tano, vediamo quest’ultima, Anakin e Obi-Wan impegnati in una battaglia contro il Conte Dooku e le forze separatiste. Assieme ad Ahsoka vengono proposti anche nuovi personaggi che non sono presenti nei film, come Asajj Ventress e Ziro the Hutt, ma anche il pirata Hondo Ohnaka ed i cacciatori di taglie Cad Bane e Aurra Sing. Fra le varie vicende che vengono raccontate vediamo il lato oscuro che cresce in potenza, vengono introdotti nuovi scenari e mostrati pianeti con le più disparate particolarità, ma sopratutto viene mostrata la crescita di Anakin come mentore della sua giovane padawan, il permissivo modo di Obi-Wan nel soprassedere alle infrazioni del suo apprendista, e vengono mostrati anche molti nuovi aspetti della repubblica e della confederazione. Lo sviluppo della stagione si pone nello stesso stile dei film, come una space opera che frastaglia la propria trama fra combattimenti sci-fi, cronache di guerra e accenni fantasy. Seppur egregiamente realizzata, con anche il modo di esplorare la psiche dei Cloni in quanto esseri viventi e non numeri fra le fila di un esercito, le prime due stagioni si dimostrano per quello che sono, un insieme di episodi di rodaggio, che spesso tendono a ripetere gli stessi schemi, rivelandoci a poco a poco piccoli ed interessanti dettagli della guerra e della galassia lontana, lontana.

I personaggi migliori si dimostrano i nuovi ingressi, sia per quanto riguarda i Jedi che i Sith, ovvero Ahsoka e Asajj Ventress. Lo sviluppo molto originale che le contraddistingue è qualcosa di originale, che da spessore ad una trama altrimenti ripetitiva. Vediamo però anche una costruzione delle stagioni piuttosto curata, e se riusciamo ad andare oltre al reiterarsi delle storie di guerra, possiamo notare come la prima parte sia sempre costruita in questo modo, mentre nella seconda vengono presentate storie più complesse, come il momento in cui scopriamo altarini del passato di Obi-Wan, e la Ronda della Morte fa il suo ingresso con le fantastiche cronache di Mandalore. O ancora l’ingresso del giovane Boba Fett, che dopo l’omicidio di suo “padre” cerca vendetta nei confronti di Mace Windu al seguito di una banda di cacciatori di taglie.

Terza stagione

E’ con la terza stagione che si hanno i veri sconvolgimenti. Probabilmente con il fatto che la guerra si poneva come un ripetersi delle stesse cose, ovvero arrivo dei Jedi assieme ai Cloni, ricerca per scoprire i piani del cattivo di turno, battaglia a colpi di laser, i Jedi che risolvono la situazione, nella terza Lucas e Filoni hanno evidentemente deciso di raccontare cose diverse.

Questa terza stagione prende a pieno l’esempio di divisione che ho fatto nelle stagioni precedenti, innescando una serie di eventi che si svilupperanno per tutta la stagione e buona parte della quarta, terminando con l’idea della serie di episodi scollegati fra loro, e creando piccolo archi narrativi della durata di tre puntate, massimo quattro. Con questo nuovo stile il soggetto di George Lucas può dipanarsi per un tempo più lungo di soli 22 minuti, creando anche aspettative, sospensione dell’incredulità, e un generale senso di “voler sapere come fa a finire“. E non solo, visto che le storie di guerra, anche se in quantità minore e stilisticamente diverse, ci sono, a partire dall’episodio 10 vediamo un completo restyling dei personaggio, causa di un salto temporale di 1-2 anni.

Nella prima parte vediamo una serie di storie che mettono in luce più la diplomazia che la guerra, utilizzando quest’ultima più per mostrare come i vari popoli della galassia rispondono e si comportano nei confronti del conflitto, che devo dire ho apprezzato molto di più di un semplice scenario in cui i clone assaltano e basta, con la guida delle spade laser. Vediamo l’eroismo dei cloni imperfetti, le differenze di opinioni fra Senato e Consiglio dei Jedi, sotterfugi e persino un accenno di guerra batteriologica, ma ancora con lo stile che unisce puntate delle precedenti stagione a quelle di questa, cosa che può confondere. Dal momento in cui vediamo il restyling termina il filo narrativo disconnesso e cominciano ad essere esplorate le vie della Forza. Vediamo uno spaccato di Dathomir, la Forza usata come magia, il ritorno di un vecchio personaggio che sarà importante per buona parte della quarta stagione, e la profezia del Prescelto riceve perfino una storia a se della durata di tre puntate, probabilmente il miglior arco narrativo dell’intera serie.

E’ un problema parlarvi di questa stagione senza fare spoiler, quindi mi limiterò a dire che è un insieme di puntate a cui serve un occhio più attento delle precedenti due, e che svelerà storie dal sapore fantasy così come ci aspettiamo dalla saga di Star Wars.

Quarta stagione

Fatto tesoro della terza stagione Lucas e Filoni continuano con lo stile che ha riscosso successo, preparando una serie di puntate che si, esplorano come nella terza la diplomazia più che la guerra, non disdegnando però qualche puntata che definirei di “relax” in cui le storie sono semplici solo per darci il tempo di prendere respiro e prepararci per la prossima trama più complessa.

Storie di guerra al limite del credibile, ma ammantate dal senso di giustizia che i Jedi portano, mostrandoci anche alcune specie via viste prima come quelle di Mon Calamari e i Quarren, insieme ad alcune storie dal sapore di libertà, come appunto la liberazione di popoli oppressi dalla schiavitù, e l’attentato che i Separatisti tentano di compiere ai danni del cancelliere Palpatine. Narrazioni che come ho detto per la seconda parte della terza stagione, si aprono e chiudono nel giro di tre puntate, cercando di esplorare così i meandri più particolareggiati delle storie.

Come nella terza, la seconda parte della stagione si concentra sulla Forza, con il tradimento di Dooku al danni della sua apprendista Asajj Ventress, e così vengono introdotti nuovi personaggi come la Madre Talzin e la magia delle Sorelle della Notte, che mostra come il Lato Oscuro e la regola inventata da Darth Bane non venga rispettata, e per questo porti ancora una volta al crollo delle alleanze fra Sith. Questa storia, dal sapore fantasy e sci-fi, con Grevious comandato di uccidere Asajj, innescherà il ritorno di un vecchio personaggio creduto morto nella quinta stagione, con il fratello Savage Opress, potenziato dalla magia della Madre Talzin, diventato ormai una bestia incontrollabile ed addestrato tramite inganno dal Conte Dooku. Finalmente vediamo l’allenamento di un Sith e di come anche i maestri oscuri tentino i loro allievi con l’odio e la rabbia per renderli più potenti. L’odio di Asajj però diventa disperazione ed uno spiraglio di luce vediamo nella ex-sith. Molte convinzioni vengono messe in discussione e finalmente vediamo uno spaccato psicologico anche della villain, che mostra come sia stata una serie di eventi sfortunati a trasformarla in ciò che è, e come l’oscurità riesca ad annidarsi in quei momenti fino a farti cadere nell’oblio. Una storia che onestamente vorrei vedere in uno spin-off cinematografico.

Da ultimo ma non per ultimo, nelle ultime due puntate della stagione il logo di The Clone Wars cambia, colorandosi di rosso. Il ritorno di un personaggio attanagliato dalla follia, dalla ormai insaziabile sete di vendetta e curato dal fratello che non aveva idea della sua esistenza, innescano una delle storie più belle di tutta la serie.

Quinta stagione

Con la terza e la quarta a far da esempio di come la serie abbia cambiato stile, rispetto alle precedenti due, la quinta stagione si apre cambiando stile ancora una volta. Composta da 20 episodio, (2 in meno), e cinque archi narrativi in quattro parti, questa stagione si propone come vicina alla fine della guerra, con quelle che sembrerebbero la basi per crearne altre due almeno. Come ho detto in prefazione, con l’acquisizione della Lucasfilms da parte della Disney, la serie è stata cancellata al termine di questa stagione, per poi essere riprese, vista che altrimenti sarebbe risultata incompleta, con una sesta e ultima stagione, che si può guardare in maniera completa anche se vi raccomando di recuperarvi trame e video non renderizzati degli episodi mancanti. Tre dei cinque archi narrativi sono interamente incentrati sul personaggio di Ahsoka Tano, ormai jedi di grande esperienza e dedita all’ordine, anche se ancora una padawan. La quinta stagione è la dimostrazione di come questa serie sia andata migliorando puntata dopo puntata, ma andiamo con ordine visto che a questa serie un analisi più approfondita. Purtroppo non posso non fare spoiler.

I primi quattro episodi predispongono qualcosa di familiare, un personaggio molto vicino a Ahsoka, per il quale pare provare sentimenti complessi come il suo maestro li prova per Padme, fa il suo ritorno, ed una fazione nuova viene mostrata nella Guerra dei Cloni. Una fazione che non è appoggiata dal Senato Galattico e che non gode più del benestare della Confederazione dei Sistemi Indipendenti, un insieme di persone che viene chiamato semplicemente I Ribelli. nello scenario di un’oppressiva dittatura mascherata da monarchia benevolente, Ahsoka, Obi-Wan e Anakin si prodigano per sostenere in segreto questa ribellione, non potendo però intervenire direttamente per timore di lasciar intendere come la Repubblica sostenga questi “terroristi”, o così chiamati almeno dal governo reggente. Naturalmente le cose cose degenereranno velocemente, e con Saw Gerrera, (personaggio visto nel film Rogue One), la forte Steela, e solo la padawan Ahsoka rimasta a controllare i Ribelli, questa fazione innesca una serie di eventi che porteranno alla liberazione del vero re, alla realizzazione di Ahsoka che in quanto jedi non può godere di quell’amore che desidererebbe, all’introduzione della speranza come movente dei ribelli, ed al finale intervento della spada laser a difesa dei più giusti, così come dovrebbe essere.

Dal 5° episodio al 8° vediamo ancora Ahsoka, in un imprecisato tempo dopo gli eventi con i Ribelli, intenta a celebrare La Messe, un rito di passaggio obbligatorio per i giovani jedi che si sono dimostrati più meritevoli, che li mette di fronte all’affrontare le loro paure all’interno di un tempio Jedi, alla ricerca del cristallo Kyber con il quale costruiranno le loro spade laser. Nel più onesto stile di George Lucas, una volta che la prova più difficile è stata superata, si innescherà una serie di eventi mentre i padawan insieme ad Ahsoka sono in rotta di ritorno per Coruscant, con Hondo, il pirata, che torna nelle storie di The Clone Wars, intento a rubare i cristalli Kyber per rivenderli a prezzi altissimi. Con i nostri padawan intenti ad imparare a costruire le loro spade grazie all’aiuto dell’architetto robot, Huyang, interpretato dal fantastico David Tennant, si ritroveranno in un allarmante missione di recupero dopo che i pirati rapiscono Ahsoka. Naturalmente, anche se da soli e senza la possibilità di chiedere appoggio a Obi-Wan o al Consiglio Jedi, i nostri intrepidi eroi riusciranno nell’intento lasciandoci anche riflettere su come sembri che il pirata sia stato d’accordo fin sa subito con il Consiglio per innescare quegli eventi e permettere ai padawan di dimostrare il loro valore. L’arco narrativo termina senza spiegarci se questo sia vero, ma il dubbio rimane.

Dopo queste due storie piuttosto complesse vediamo il cambio di logo all’inizio della puntata ancora una volta, con un tono blu questa volta per presentare l’arco narrativo dedicato a R2-D2 ed una sgangherata banda di droidi guidati da un altezzoso generale. Una storia carina di cui c’è poco da dire, se no che presenta un grande gesto di eroismo da parte di un personaggio che non sapeva di cosa fosse capace, e ci permette di riprendere respiro.

Dal 13° episodio al 16° vediamo finalmente la storia che volevo guastarmi da quando ho cominciato al serie, il ritorno di Darth Maul. La storia si ricollega a quella parte anticipata al termine della precedente stagione, dove Maul torna grazie al fratello Savage ed alla Madre Talzin che lo cura e gli dona gambe robotiche, così che possa consumare la propria insaziabile vendetta. Il potente Sith sa però che non può competere con Obi-Wan in condizioni normali, quindi assalta la base dei pirati di Hondu su Florrum e conquista con la forza la sua prima armata. Il noto pirata però trova alleanza in Obi-wan, che arriva sul pianeta e, per via della morte dell’alleata Adi Gallia dalla spada di Savage, si ritrova da solo ad affrontare i due Sith. Nella battaglia però il Jedi la spunta e fa ritorno a Coruscant, ma qui abbiamo un altro esempio di come il giudizio del Consiglio dei Jedi sia diventato incauto, sostenendo che il ritorno di Darth Maul non rappresenta una vera minaccia, prendendo così distanza dalla cosa.

Colpevoli di questa mancanza di giudizio, i Jedi si fanno quindi artefici indiretti della veloce scalata al potere dei due Sith, che in alleanza con la Ronda della Morte e il loro capo Pre Vizsla, assaltano alcuni dei principali gruppi criminali come il Sole Nero e gli Hutt, costringendoli ad un alleanza. La nuova organizzazione criminale quindi ardisce un piano in cui la Ronda della Morte deve risultare la forza di liberazione dei criminali guidati da Savage che opprimono Mandalore, e così facendo, inneggiando ad un passato di violenza che attanagliava il pianeta come forza di libertà, conquistano il potere e destituiscono la duchessa Satine. Ma i pieni di Vizsla giungono alla loro rivelazione quando tradisce Maul e prende il controllo di Mandalore, al ché il potente Sith ingaggia un combattimento con il capo della Ronda della Morte, legittimata da una antica legge mandaloriana, in cui il vincitore avrebbe preso il controllo dell’organizzazione. Maul inevitabilmente vince e prende il possesso della Darksaber di Pre Vizsla, diventando così il capo. Tutto si conclude con Darth Maul pronto ad assaporare la propria vendetta. Con il caos generato dalle sue azioni infatti, il consiglio Jedi e la Repubblica non possono far altre che ammettere di essersi sbagliati e inviano Obi-Wan a salvare la duchessa Satine. In un veloce susseguirsi di eventi, Obi-Wan salva Satine e tenta di fuggire, ma la nave con cui era arrivato viene abbattuta e i due vengono catturati. In uno poetico rincontro Obi-Wan e Darth Maul si sfidano sul significato di passare o combattere il lato oscuro, e desideroso di far provare al Jedi dolore, Maul uccide la duchessa davanti ai suoi occhi e Kenobi infine viene catturato. Dopo essere stato salvato dalla Ronda della Morte decide di tornare a Coruscant per informare la Repubblica. Darth Sidious viene a conoscenza degli eventi che Maul e Savage hanno innescato, e attirato dal comportamento dei sue Sith, in onore allo scomparso Ian Abercrombie, storico interprete del personaggio, George Lucas anima un combattimento fra il Signore Oscuro, Maul e Savage. I tre combattono ferocemente e Sidious, dopo aver eliminato Savage, disarma Maul per poi fulminarlo senza pietà con i Fulmini di Forza senza però ucciderlo, informandolo di volerlo utilizzare per altri scopi.

Infine gli ultimi quattro episodi dimostrano come nella Guerra dei Cloni ci sia spazio anche per storie più particolari, ricche anche di drammaticità verso la fine. Un attentato ai danni del tempo Jedi su Coruscant mette in allarme tutti, e Ahsoka assieme al suo maestro Anakin indagano sull’accaduto, fino a a scoprire che uno dei tecnici dell’hangar del tempo è il responsabile. Imbottito di nano-droidi dalla moglie, il tecnico non ha avuto responsabilità nell’accaduto, ma cosa più importante, in una sequenza di eventi la poca lungimiranza dell’ormai privo di abbastanza giudizio Consiglio Jedi, Ahsoka viene ritenuta responsabile della morte della moglie, e datasi alla macchia per paura di essere catturata e giustiziata, si renderà conto, in una scena che sprizzava rimandi a Il Fuggitivo da ogni poro, che nemmeno il suo maestro è dalla sua parte.

Alleanze improbabili, Asajj Ventress che ritorna nelle visti di una cacciatrice di taglie, non più un Sith. Fuga dalle autorità e la paura di un sistema che fino ad un momento prima la proteggeva. Il drammatico editto finale quando tutto sembra perduto e la precedente, disperata, ricerca di una risposta agli eventi inspiegabili che l’hanno ingiustamente resa colpevole. Infine il tradimento di una cara amica, mascherato come un modo in realtà giusto di vedere la Repubblica, che ormai sta mutando nel male che i giusti cercano di combattere. Tutto questo prende vita in questo arco narrativo, con la drammatica scelta finale con una theme triste che incalza, come a significare che la fiducia e la cosa più importante da mantenere, e che il Consiglio Jedi non è più ormai una forza di pace, ma la guerra lo ha trasformato in un incerto sistema dei tanti all’interno della Repubblica.

Sesta stagione

Dopo la cancellazione da parte della Disney, per motivi che ammetto ancora non comprendo, George Lucas e Dave Filoni sono riusciti a realizzare quest’ultima stagione, che raggruppa alcuni archi narrativi come quelli di Clovis, che originariamente dovevano far parte della quinta stagione, ma poi è stato deciso differentemente.

La stagione getta le basi della fine della Guerra del Cloni, con il nascere di molti sospetti all’interno del Senato Galattico. Il deciso crollo della fiducia nel clan bancario non fa altro che innescare gli eventi de La Vendetta dei Sith, assieme al modo con cui, nella precedente stagione, sia quest’ultimo che il Consiglio Jedi sviluppano una mancanza di lungimiranza, secondo molti causa del lato oscuro che offusca la visione del futuro. In questa stagione ci sono due archi narrativi che si possono definire secondari, e due principali. I principali sono quelli che raccontano del declino della Repubblica, con l’arco di Clovis che mostra come la Guerra sia alla fine per via del corrotto sistema delle banche, che è stranamente sprovvisto di moneta. Tutto però verte in verità sui Separatisti che non hanno intenzione di ripagare i prestiti, e dunque con il cancelliere Palpatine a capo della Repubblica e dei Separatisti, la guerra non può che finire così com’è stata raccontata ne La Vendetta dei Sith. Infatti il secondo arco principale mette in luce il motivo per cui i Cloni si ribelleranno ai loro alleati nella Grande Purga Jedi. Un chip organico viene trovato all’interno di un Clone e desta sospetti. La trama dell’arco narrativo è interessante e ricca di colpi di scena, anche sapendo cosa succederà, e questa e la vera grande forza di questa serie.

Alla fine vediamo i due archi narrativi che descrivo con secondari, preparare il campo per il terzo film della trilogia prequel, con finalmente la questione del maestro Jedi, Syfo-Dyas, rivelata e gli accenni che porteranno poi alla caduta del dogma del Consiglio Jedi di credere solo nella Forza Cosmica, con il ritorno di un grande personaggio. Il gran finale in sintesi mette di fronte al più vecchio maestro Jedi esistete, Yoda, la verità che si cela nella Forza. Che l’equilibrio esiste solo se esistono sia luce che tenebra, che l’uno non può vivere senza l’altro. Per questo i Jedi più grandi affrontano una terribile prova per esistere nella Forza Vitale ancora con la loro coscienza, in previsione del grande male che sta per abbattersi sulla galassia.

Seratul

Seratul

Sono uno scrittore per passione, un cinefilo per destino, ed un intellettuale perché non ho niente da fare. Strano, appassionato di cinema, incline all'informarmi per diletto ed a fare figure cacine all'occorrenza. Capo redattore di Cinespression.it.

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