IMPRESSIONI – Uncharted 1 & 2

Io quando dico di giocare gioco parecchio, delle volte per giorni e giorni senza rendermi conto di che ore siano, ma ci sono alcuni giochi che se non mi prendono nella prima ora di gioco li elimino, un po’ com’è stato per Deus Ex. Non voglio dire che sia un brutto gioco, solo non mi ha preso.
Però così non è stato per un altro gioco della Naughty Dog che volevo giocare da un po, ovvero Uncharted.

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Ho finito il primo la settimana scorsa e adesso che ho finito il secondo è venuto il momento di parlarne.Lo so, lo so, è un gioco vecchio, ma io sono entrato ora ora nel mondo console videoludico, quindi perdonatemi.

Prima di tutto la trama si dipana come una duologia cinematografica molto accattivante, con dei cenni presi da Indiana Jones, altri dal film Disney Nation Treasure, tradotto in italiano come Il Mistero dei Templari, con anche i classici sbocchi viedoludici che sono stati un po’ un marchio di fabbrica per la Naughty Dog, e che abbiamo rivisto sia nella saga di Crash che in quella di Jak and Dexter.

L’ho giocato post The Last of Us, quindi sapevo cosa aspettarmi. I toni cupi e decadenti ma mai dark di TLOU non sono presenti in questi capitoli, ma anzi, abbiamo una generale ironia nel personaggio di Nathan Drake, con i comprimari come Elena e Sully che funzionano da spalla amorosa o spalla comica. Per fortuna il personaggio di Elena non risulta stereotipato, mentre quello di Sully si ma è funzionale al ruolo di comics relief.

Nel secondo abbiamo una trama che s’infittisce di più, con altri personaggi presentati come storici e una narrazione ricca di colpi di scena con una regia invidiabile, sia nelle cinematiche che negli stacchi fra gioco e alcune panoramiche a vuoto che servono solo ed unicamente per mostrarti i paesaggi mentre continui a tener in tensione quella levetta analogica.

uncharted-2-among-thieves-uncharted-9120325-1280-720Il sistema di gioco non è certo dei più maneggevoli, e dopo aver giocato a TLOU mi aspettavo quanto meno una struttura di combattimento simile, e così è stato, anche se in parte.

Nel primo vediamo bene i difetti di un gioco piuttosto vecchio nel quale la visuale in terza persona viene leggermente inclinata per mostrarci il mirino perfettamente in mezzo allo schermo, ma poco male, dopo un po ci si abitua. Forse il movimento è troppo sensibile rispetto al sistema di mira, ma anche a quello dopo poco ci si abitua.

Le ambientazioni e la trama però sono le cose che più mi hanno colpito. Vedendo i paesaggi di TLOU e quelli di entrambi i primi due Uncharted vediamo una somiglianza spaventosa, magari con qualche texture più a bassa risoluzione, ma con il solito paesaggio ricco di colori e luce, con alberi, fogliamo, piante e infrastrutture tutte ricce di dettagli e particolarità, che non accenneranno a interagire con il personaggio o anche a metterlo in difficoltà, tutto accompagnato da una colonna sonora incalzante e sempre a tema, che riesce a calcare sia la tensione di una particolare scena che quelle più drammatiche, anche se ce ne sono veramente poche.

Sia nel primo che nel secondo abbiamo questa via di mezzo fra avventura fra rovine antiche che alcuni tocchi di soprannaturale, verso il quale devo ammettere sono rimasto stupito. La caratterizzazione non è delle migliori ma non se ne sente nemmeno il bisogno, sai che sono mostri, sai che devi ucciderli, ed in più con una regia funzionale al nascondere alcuni particolari come parte delle ambientazioni in alcune cinematiche, non sarò assurdo prendere anche qualche spavento. Raramente, ma ammetto che sono scene che mi hanno sorpreso.

In ultimo devo dire che la Naughty Dog ha proprio un marchio di fabbrica di qualità, non è ancora riuscita a deludermi. Dopo giocato il terzo vi dirò di più ma per il momento questa saga prende il posto che gli spetta fra i miei giochi preferiti, e non solo, fra quei giochi che sono praticamente film vestiti da giochi, che però non sacrificano la parte videoludica.

Seratul

Seratul

Sono uno scrittore per passione, un cinefilo per destino, ed un intellettuale perché non ho niente da fare. Strano, appassionato di cinema, incline all'informarmi per diletto ed a fare figure cacine all'occorrenza. Capo redattore di Cinespression.it.

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