Independence Day: alcune curiosità e retroscena del film cult di Roland Emmerich

Come sapete, il 2021 segna il 25° anniversario del film di Roland Emmerich, Independence Day, cult movie catastrofico in cui Will Smith e Jeff Goldblum hanno salvato il mondo da un’invasione aliena e Bill Pullman, presidente degli Stati Uniti, ha pronunciato uno dei discorsi più epici della storia del cinema.

Il film Roland Emmerich è stato un clamoroso successo nel 1996, incassando oltre 300 milioni di dollari nel mercato interno statunitense e più di 800 milioni in tutto il mondo, diventando così il film con il maggior incasso dell’anno.

Un blockbuster che ha trionfato grazie al suo incrocio tra fantascienza, film catastrofici e tocchi di commedia d’azione. E, naturalmente, il carisma dei suoi protagonisti.

La storia si svolge alla vigilia del 4 luglio, giorno in cui gli Stati Uniti celebrano il Giorno dell’Indipendenza, quando gigantesche navi aliene compaiono nel cielo e iniziano a scatenare il caos nelle maggiori capitali del mondo. Di fronte all’estinzione, solo un gruppo di eroi e sopravvissuti può trovare un modo per salvare l’umanità. Vincitore dell’Oscar per i migliori effetti speciali, Independence Day ha lasciato il segno a Hollywood. Ed è per questo che, ancora ricordiamo alcune particolarità, curiosità sulla sua produzione.

Difficile sapere in quale momento specifico sia nata l’idea che è finita per diventare un film di successo, ma nel caso di Independence Day, sembra che si possa dare collocazione temporale al momento in cui si è accesa la lampadina nella testa di Roland Emmerich.

Fu durante il tour stampa del 1994 dedicato ad un altro dei suoi film, Stargate. Parlando ai giornalisti, ha detto quanto segue: “Credo nella fantasia. Credo nel grande: ‘E se…?’. E se gli alieni si presentassero? E se domani mattina uscissi dalla porta e ci fossero delle enormi astronavi sospese su ogni città del mondo?“. Poi è andato dal co-sceneggiatore e produttore Dean Devlin per dirgli che avevano il loro nuovo film in mano. Due anni dopo Independence Day è uscito nelle sale.

A questo punto parliamo di alcune elementi fondanti del film. Il presidente Whitmore è stato quasi interpretato da un altro attore. Adesso ci viene difficile immaginare il presidente Whitmore senza Bill Pullman, ma per molto tempo c’è stato un altro attore in lizza: Kevin Spacey. E non solo: la prima bozza della sceneggiatura è stata scritta proprio pensando a lui. Questo è stato spiegato da Dean Devlin a The Hollywood Reporter, che ha detto che Spacey era il suo compagno di classe al liceo e lo vedeva perfetto per il ruolo del presidente nel film.

Tuttavia, a quel tempo l’attore non era una star, e i produttori della 20th Century Fox rifiutarono la scelta. Molto semplicemente, Devlin ha detto: “Non pensavano che Kevin Spacey fosse una star del cinema“. Di conseguenza, la sceneggiatura ha dovuto essere riscritta e la decisione, quali che fossero le ragioni, si è rivelata più che vincente.

A quanto pare, dopo la scelta di Pullman ancora un’altra è stata generata dal ruolo del presidente, ovvero quella del titolo del film.

Scegliere il titolo di un film non è sempre un compito facile, soprattutto se la parte creativa e quella commerciale non vanno d’accordo. È successo con il film del 1996, che gli sceneggiatori volevano intitolare “Independence Day” contro la proposta dei produttori: “Doomsday”. Ma come si fa a far pendere la bilancia da una parte o dall’altra? Devlin aveva un piano: usare l’epico discorso del presidente Whitmore per sostenere l’importanza del Giorno dell’Indipendenza.

“L’ultima riga non faceva originariamente parte del discorso”, ha ammesso in seguito Devlin. “Ma nel momento in cui stavamo girando la scena, c’era un’enorme pressione su di noi per cambiare il titolo del film, e non volevamo, quindi per enfatizzarlo, abbiamo buttato quella frase alla fine del discorso.”

Ovviamente però il successo di Independence Day non si deve solamente a Bill Pullman, ma alla sua star, fresca di una serei che aveva fatto il botto, Will Smith.

E’ difficile immaginare oggi qualcun altro al posto del pilota Steven Hiller, ma Emmerich e Devlin hanno rivelato che la 20th Century Fox era riluttante ad assumere la star del Principe di Bel-Air. E la parte peggiore di tutto è che il motivo dello studio non era esattamente politicamente corretto: “No, non ci piace Will Smith. È inesperto. Non funziona a livello internazionale“. Secondo quanto riferito da Emmerich, i capi della Fox: “Hanno detto: ‘Se scegli un tizio nero per quel ruolo, ucciderai il film nel mercato estero‘.”. La risposta di regista e sceneggiatore quin fi: “Beh, il film parla di alieni. Lo farà anche all’estero“. È stata una grande guerra, ed Emmerich ha davvero cercato di mettere i bastoni tra le ruote il più possibile alla produzione, perché non voleva cedere sulla scelta di Will Smith.

Infine una scena in particolare. Dopo deliri sul set di chi affermava di aver avvistato UFO – l’auto-suggestione è spesso presente sui set dei film – e dopo che l’esercito americano aveva ritirato il sostegno al film, in quando non volevano che venissero introdotti riferimenti all’Area 51, una base militare top secret circondata da molte leggende circa l’ufologia, arriviamo a quella fantastica scena che valse al film un premio Oscar.

È una delle immagini più iconiche del film: una delle navi aliene si libra sopra la Casa Bianca, spara un raggio e la fa saltare in aria. In un’epoca in cui gli effetti speciali non erano ancora così ricolmi di CGI come lo sono oggi, la troupe cinematografica ha utilizzato tecniche alla vecchia maniera. Hanno costruito un modello in gesso dell’edificio largo più di 4 metri e hanno messo così tanti dettagli nella ricostruzione che sarebbe potuto sembrare autentico anche dopo un primo piano.

“Penso che gli effetti speciali del passato non moriranno mai, perché sono semplicemente troppo belli. A volte facciamo una combinazione di un modello fisico, con controllo del movimento, facciamo fotografie e poi passiamo al digitale, con uno sfondo in CGI.”

Seratul

Seratul

Sono uno scrittore per passione, un cinefilo per destino, ed un intellettuale perché non ho niente da fare. Strano, appassionato di cinema, incline all'informarmi per diletto ed a fare figure cacine all'occorrenza. Capo redattore di Cinespression.it.
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