James Gunn riflette sul licenziamento e il successivo reintegro da parte della Disney

Come sapete, un giorno dell’estate scorsa, James Gunn stava scrivendo tranquillo il terzo capitolo dei Guardiani della Galassia quando ad un tratto, improvvisamente, venne licenziato. Disney interruppe improvvisamente la sua intera carriera coi Marvel Studios.

Anche se poi avrebbe finito quella sceneggiatura, la società si è tolse la spina dalla zampa dopo aver ricevuto una raffica di tweet ironici dove Gunn ha parlava di pedofilia e stupro. Evidentemente il black humor non è noto a tutti, e non è importato a nessuno che fossero vecchi di 10 anni, quindi partoriti da una persona completamente diversa.

Gunn si è scusato, ma non è servito a niente. Divenne velocemente il bersaglio di una campagna d’odio da parte di giornalisti di estrema destra dopo le sue missive anti-Trump, e la Disney si trovò costretta ad agire – dopotutto aveva appena bandito Roseanne Barr da uno show TV che portava il suo nome a causa di tweet offensivi, quindi non poteva fare la figura dell’ipocrita.

Mesi dopo però, esattamente il marzo scorso, è accaduto qualcosa di altrettanto scioccante quando lo studio ha cambiato idea e lo ha reintegrato. Avendo già scritto e diretto due film di successo Marvel, che hanno incassato oltre 1,6 miliardi, ora il regista guiderà Guardiani della galassia Vol.3, ma solo dopo aver completato The Suicide Squad, il soft-reboot del film del 2016 per cui la DC Films lo ha assunto.

Il cineasta ha parlato di quello che è successo incolpando nessuno se non se stesso, e qui sotto possiamo portarvi la sua riflessione:

Come ti sei sentito quando Alan Horn della Disney ti ha invitato a tornare al lavoro su Guardiani della Galassia Vol.3?

Stavo per sedermi e parlare di Suicide Squad con la DC e ne ero entusiasta. Alan mi ha chiesto di andare a parlare con lui. Credo davvero che sia un brav’uomo e penso che mi abbia ingaggiato di nuovo perché pensava che fosse la cosa giusta da fare. L’ho conosciuto quando facevo i film di Scooby-Doo. Mi è sempre piaciuto e lo ammiro molto. Sono stato toccato profondamente dalla sua compassione.

A Hollywood si dice che siano tutti spietati. Ma questo è vero solo per alcune parti di questo settore; ci sono anche molte persone davvero buone. Sono molto attratto dalla possibilità di trovare la bontà in posti che non ci aspettiamo, e questo si vede spesso nei personaggi dei miei film. Mi sono un po’ commosso nel suo ufficio. E poi dovevo andare a dire a Kevin Feige che avevo appena deciso di fare The Suicide Squad, quindi questo mi rendeva molto nervoso.

Né Horn né Feige hanno mai incontrato un altro regista, ma la tua uscita è stata veramente enfatica. Come hai reagito all’idea di perdere il franchise che hai creato per il grande schermo?

Sì, beh, stavo scrivendo The Suicide Squad e pensavo che ormai il film sui Guardiani fosse una cosa chiusa. Insomma, pensavo che sì, potevo essere una possibilità ma inizialmente non c’erano sbocchi per tornare, nelle conversazioni che ho avuto con Alan. Qualcosa, in quel momento, si è spezzato nella mia vita. Ho divorziato e poi sono venuto a patti con la mia ex moglie riguardo al fatto che siamo entrambi l’uno parte della vita dell’altra. Insomma, non si possono buttare via sei anni di vita insieme, no? E in quel periodo sono cresciuto molto e diciamo che volevo che fosse così anche riguardo Disney. Non volevo guardare indietro e sentirmi amareggiato o arrabbiato. Naturalmente ho provato moltissime emozioni, ma ero convinto del fatto che volevo andarmene con serenità, senza rancori.