James Mangold si scaglia contro le scene durante e dopo i titoli di coda

James Mangold ci ha regalato un grandissimo film, Logan, tant’è che si è addirittura aggiudicato una nomination agli Oscar 2018 per la miglior sceneggiatura non originale. Una nomination del tutto inaspettata ma altrettanto meritata, data la cura e la passione con cui Mangold ha voluto raccontare la storia di questi incredibili personaggi. E non gli si può dir nulla se quest’oggi ha scelto di scagliarsi contro gli altri cinecomics, in particolare contro le ormai tipiche scene mid e post-credits, ovvero quelle inserite durante o dopo i titoli di coda.

Non è una cosa del tutto nuova, la si era già vista in passato, ma di certo i Marvel Studios dopo aver mostrato Samuel L. Jackson come Nick Fury alla fine dei titoli di coda del primo Iron Man ha cambiato leggermente le cose. Ormai quasi tutti i cinecomics hanno una scena durante i titoli di coda e una anche dopo. Adesso anche la Warner ha scelto di adottare questa tecnica, come si è visto in Suicide Suqad Justice League. Ma sono davvero necessarie queste scene? E soprattutto, perché vengono inserite?

Il perché è piuttosto chiaro: far crescere hype nello spettatore per quello che verrà dopo, dato che si tratta di una tecnica utilizzata perlopiù per i film facente parte di un universo condiviso, ma spesso con le scene mid/post-credits si cerca di dare un finale vero e proprio al film, attaccandosi con tutte le forze all’universo di cui fanno parte. E’ più o meno questo quello che pensa Mangold, come ha dichiarato in una recente intervista, affermando che queste scene anestetizzano i film stessi:

L’idea di fare un film che mi metta in imbarazzo, fa parte dell’anestetizzazione di questo paese o del mondo. Questo conferma quel che già sanno collegandolo con altri fottuti prodotti, vendendo il loro prossimo film mentre tu stai ancora cercando di finire quest’altro e tutto questo fa veramente schifo e mi imbarazza. Il pubblico chiede queste sequenze post-titoli quando queste scene sono state sviluppate per film che fanno schifo, quindi mettono queste sequenze extra alla fine per risollevare le sorti visto che certe pellicole non riescono ad avere un finale che si regga sulle proprie gambe. Siamo arrivati ad un punto in cui il pubblico è dipendente da queste scene. E’ veramente imbarazzante. E’ come se non riuscissi a dare un senso compiuto alla tua pellicola.

Per quanto apprezzi i cinecomics e anche le loro sequenze mid/post-credits, va detto che Mangold ha ragione. Prendiamo per esempio Doctor Strange, il cui finale lascia a bocca asciutta, ma ecco arrivare in suo soccorso una scena mid-credits con, guarda un po’, Thor. Purtroppo il fenomeno dei cinecomic, come si è già detto, anestetizza spesso i registi impedendoli di esprimere la loro arte a causa della forzata connessione con gli altri film. Invece Mangold con il suo Logan ha mandato a quel paese l’intero franchise cinematografico dei mutanti e ha dato vita ad un film come se fosse del tutto distaccato rimanendo però, al tempo stesso, attaccato alla storia. Intricato come ragionamento, ma adattissimo per dar vita ad un vero capolavoro di genere.


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Logan è un film del 2017 con James Mangold alla regia su una sceneggiatura di Michael Green, Scott Frank e dello stesso Mangold, liberamente ispirata dalla graphic novel Old Man Logan di Mark Millar. Nel cast Hugh Jackman (James “Logan” Howlett/X-24), Patrick Stewart (Charles Xavier), Dafne Keen (Laura Kinney/X-23), Richard E. Grant (Dr. Zander Rice), Boyd Holbrook (Donald Pierce), Stephen Merchant (Calibano), Elizabeth Rodriguez (Gabriela), Eriq La Selle (Will Munson) e Elise Neal (Kathryn Munson). La fotografia è a cura di John Mathieson, mentre la colonna sonora è stata composta da Marco Beltrami.