Kevin Feige illustra un mucchio di cose in una nuova intervista con EW

Diventa un nostro supporter!Diventa un nostro supporter!

Come parte del numero di Entertainment Weekly, che ha esordito con ben 15 copertine dedicate agli abbonati con i super-eroi Marvel che vedremo in Avengers: Infinity War, diverse interviste sono state pubblicate online, quindi oggi ve ne riportiamo una particolare fatta proprio al presidente dei Marvel Studios, Kevin Feige in persona, riguardo a come andranno le cose.

La Fase 3 sta per finire ed un futuro incerto attende l’Universo Cinematografico Marvel. Nella conversazione Feige ha avuto modo di parlare di tutto, dalla diversità agli eroi che arriveranno alla fine, e dove la Marvel ha bisogno di inoltrarsi per i prossimo 10 anni. Qui sotto potete vedere alcuni botta e risposta fra gli intervistatori di Entertainment Weekly e Feige.

Dopo il successo sfrenato di Black Panther, devi sentirti bene ad avere così tanto Wakanda in Infinity War.

Questa è la grande tradizione Marvel Studios/MCU di essere tutto dentro, giusto? Tutto ciò in cui crediamo, prima che il pubblico ci dica cosa ne pensa. Ci avete sentito parlare fino alla nausea del fatto che eravamo in produzione di Avengers prima che venisse rilasciato Thor o Captain America. La stessa cosa sta accadendo con l’intero terzo atto di Infinity War in Wakanda.

[punto di ancoraggio] è un buon modo per [descriverlo], in particolare perché alcuni dei nostri altri punti di ancoraggio, ad esempio Asgard, sono spariti.

Quando parliamo di risoluzione o fine di una storia di un personaggio, stiamo necessariamente parlando della morte?

La gente arriverà sempre a quello, ma non è necessariamente ciò di cui stiamo parlando. Parlo molto, perché sono un nerd da grandi star, di Star Trek: The Next Generation, “All Good Things.” Questo per me è uno delle migliori finali di serie di sempre. Non si trattava di morte. Picard andò a giocare a poker con l’equipaggio, qualcosa che avrebbe dovuto fare molto tempo fa, giusto?

Una critica che c’è stata riguarda il fatto che quando qualcuno muore in un film Marvel, questi tendono a tornare in qualche modo. Se succede, sarà vero anche questa volta?

Sì. Voglio dire, potrei sempre elencare i personaggi che abbiamo ucciso nei nostri film che non sono tornati, ma quelli grandi, che so che stanno guardando… [pausa]. Vorrei solo dire, sì. Le persone devono stare attente a ciò che desiderano.

Che cosa sembra essere adesso ‘la grande scommessa’?

Ogni volta che fai un film che non ha una parte due dietro o non è un sequel. Pensa al passato. Dopo Iron Man, e certamente dopo Captain America e Thor, sicuramente dopo The Avengers, i Marvel Studios teoricamente avrebbero potuto continuare a fare sequel di quei film. Un sacco di studios hanno tre o quattro franchise di successo e li portano avanti. Noi in realtà non volevamo farlo, perché volevamo continuare a portare nuovi personaggi alla ribalta, perché nei fumetti ce ne sono davvero tantissimi.

Quale di quei nuovi film sembrava rischioso. Verso quali si sentiva incerto?

Guarda… Guardiani della Galassia, Doctor Strange, Ant-Man… anche Black Panther e Captain Marvel, di cui abbiamo appena iniziato le riprese. Si possomo prendere in considerazione i rischi ogni volta che si sta facendo qualcosa di nuovo e mai provato. Fare una terza versione di Spider-Man. Queste sono tutte cose che hanno un certo rischio associato, ma all’inizio abbiamo deciso che non volevamo essere solo lo studio di Iron Man o solo lo studio di Avengers. Volevamo essere i Marvel Studios.

Avete Brie Larson nei panni di Capitan Marvel, il primo personaggio protagonista femminile in un film di Marvel Studios, con Anna Boden e Ryan Fleck in co-regia. Ovviamente, Ryan Coogler che dirigeva Black Panther era un punto di riferimento per la rappresentazione. Puntate ad avete più donne e persone di colore dietro e davanti alla camera?

Sì. Penso che stiamo attualmente assistendo al passaggio da un’iniziativa mirata per una concezione di vita, a un modo di fare impresa. Poi ci sono persone che abbiamo assunto ma che non siamo pronti ad annunciare nei loro ruoli dietro la macchina da presa. Come Black Panther ha fortemente dichiarato, la rappresentazione ci può solo aiutare, ci può aiutare a raccontare storie uniche, può aiutare a fare cose nuove in modi eccitanti, freschi e nuovi. Se lo fai, il pubblico lo nota e lo apprezza e lo sostiene.

Per chi non lo sapesse Kevin Feige è andato alla scuola di cinema della USC e uno dei suoi primi lavori è stato come assistente della produttrice Lauren Shuler Donner in film come Volcano e You’ve Got Mail. Quando ha creato gli X-Men del 2000 ha dato a Feige un riconoscimento come produttore associato perché il ragazzo era stato davvero indispensabile. Conosceva il mondo dei fumetti come Bruce Banner sa dove ottenere pantaloni viola durevoli.

I lavori di Stan Lee, Jack Kirby, Steve Ditko e altri pionieri della Marvel furono per lui testi sacri, e Feige si dimostrò capace di aiutare i registi a rimanere fedeli a quelle storie classiche senza alienare i fan occasionali. In effetti, il suo approccio spesso trasformava quei fan occasionali in fanatici dei fumetti. Divenne presidente dei Marvel Studios sotto il mandato che la società non avrebbe più venduto i diritti cinematografici ai personaggi. Avrebbero realizzato i film da sola. Feige a quel punto spinte riguardo un’idea molto grande, molto rischiosa: un universo condiviso, unendo eroi separati non solo in un film, ma ancora e ancora un film dopo l’altro.