Kong: Skull Island – Recensione del film

Avevo solo 10 anni quando vidi nel 2005 King Kong di Peter Jackson. Dodici anni dopo arriva al cinema KONG:SKULL ISLAND! Cioè Wow! Posso essere fiero di dire che sono stato tra quelli che hanno visto i due migliori King Kong del ventesimo secolo.

Parlando di Kong uscito questo mese devo dire che le mie aspettative sono state soddisfatte. Con ilcast stellare che hanno usato, il film è stato una cosa epica.

Iniziando con il fatto che Samuel L.Jackson è capace in tutti i film sia a farsi amare che odiare. Intendo dire che la sua bravura nel recitare, nel far sembrare così reale il personaggio, fa si che in certi film come Kong, si faccia odiare come persona. Pensare poi che la maggior parte degli attori presenti nel film hanno collaborato in altri film targati Marvel!

Tom Hiddleston che ha interpretato James Conrad, l’ex Capitano del Servizio Aereo Speciale britannico, è stato capace di farsi amare in tutti i sensi, sia da noi che da Mason Weaver, interpretata da Brie Larson. L’attore ha dimostrato per l’ennesima volta che non è l’abito a fare il monaco (riferendomi a Loki) ma il monaco a fare l’abito.

È il 1973. Richard Nixon ha appena annunciato il ritiro dal Vietnam, ma non tutti tirano un sospiro di sollievo.
C’è chi si chiede a cosa sia servita, la guerra, se la guerra finisce così: a chiederselo è lo stesso colonnello (Samuel L.Jackson) che è convinto di “saper riconoscere un nemico” quando se lo trova davanti, ma che invece si illude e basta. Perché il colonnello Preston Packard che ha lo sguardo allucinato, quando si troverà poi di fronte un gorilla di 30 metri per 10.000 tonnellate, si convince che sia un nemico più perché gli mancano i Vietcong e qui ci scappa la battutina (VietKong), che perché il mega gorilla gli abbia abbattuto “alcuni” elicotteri e fatto fuori un po’ di uomini. —–> troppo pochi immagino
Perché gente come Packard, nella Seconda Guerra Mondiale ce ne era ovvero, gente che appena finita la guerra potrebbe tornare di corsa a casa ma su chiamata di qualcuno di grado più alto è ben felice di fare da scorta armata a una missione scientifica da pazzi su un’isola misteriosa e inesplorata, circondata da una strana tempesta.

E’ tipo come le creature mostruose della Universal Picture: “senza coscienza, nessun raziocinio, solo voglia di devastazione”.

Un filmone divertente ed elettrizzante, senza troppi pensieri puntigliosi per la testa: tirando fuori tutto ciò che si poteva prendere dalla Guerra in Vietnam portando la guerra da Kong che alla visione di elicotteri si arrabbia facilmente.

Certo, con tutti gli elicotteri, i caschi dei soldati con le scritte, i disegni, le foto, le sigarette e le fiaschette, con le chitarre grasse e psichedeliche heavymetal di vari gruppi musicali che accompagnano il film, il Vietnam reale o metaforico di Vogt-Roberts (regista) assomiglia molto più a quello di Thomas Magnum o di Rick Simon che a quello di Oliver Stone o Francis Ford Coppola.

E la fotografa pacifista ma determinata di Brie Larson ch qui è una vera Miss meraviglia,è un esempio di Charlie’s Angel in missione nella giungla, senza troppa azione mache mantiene la capigliatura sempre ben pettinata, a meno che gli indigeni non abbiano avuto una sostanza gel nuova!
Perché sono quegli anni Settanta e Ottanta lì, l’orizzonte estetico di riferimento di Kong: Skull Island.

Estetico e non solo, visto che tutto il film – quando non esplode negli spettacolari momenti in cui il magnetismo animale di Kong e la sua brutalità muscolare invadono lo schermo e le menti – è immerso nello stesso spirito auto-ironico e cazzone che si può riconoscere in Magnum P.I., nelle Charlie’s Angels o negli A-Team.

Jordan Vogt-Roberts non si prende troppo sul serio: e questo è bene. L’unico che prende davvero sul serio è Kong: e questo è meglio. Notare che Jordan con quella barba assomiglia a Kong!
Il suo gorilla non è solo il più grande, ancora piccolo, tra quelli che l’hanno preceduto, e il più incazzato, ma forse anche quello più buono, più malinconico, più umano: quello che lotta contro gli Strisciateschi perché gli hanno sterminato la famiglia, scena che ricorda il King Kong del 2005, quello che gli umani li protegge e che a loro volta lo proteggono, e che di Brie Larson s’innamora ma senza nemmeno provarci a rapirla e portarla con sé: cosa che si è ripetuta per anni e anni, ma Kong sa qual è il posto della ragazza e quale quello di Tom Hiddleston, che come Brie Larson è sempre troppo pettinato e troppo inerte. —–> Why?
Ma va bene così, perché quella di Kong: Skull Island è l’unica serie B hollywoodiana oggi possibile, capace di divertire senza prolungare troppoi il film, senza voler essere autori a tutti i costi, ma divertendosi e facendo un po’ i buffoni uscendo dalla sala battendosi un ougno sul petto stile gorilla fiero. Specialmente dopo aver visto la scena dopo i titoli di coda, che ci fa sperare nel prossimo film o possibile film! Ma non rivelo nulla!

Insomma sperando di avervi contagiato un pò con il mio entusiasmo, vi consiglio di lasciar stare lo zoo e dirigervi a vedere un vero Gorilla incazzato al cinema, reso umanoide sia nei movimenti che nell’animo.