La Cina usa il Mulan della Disney per attaccare le proteste di Hong Kong

Sebbene Twitter e Facebook abbiano preso provvedimenti per fermare quella che dicono sia una campagna di disinformazione appoggiata dallo stato cinese sulle proteste antigovernative a Hong Kong, contenuti simili provenienti da account sospetti continuano a proliferare, alcuni dei quali utilizzano il nuovo Disney, Mulan, per cercare di screditare i manifestanti.

Allo stesso tempo, i media controllati dal governo cinese stanno lodando il film e respingendo le richieste di boicottaggio dopo che la sua stella, Crystal Yifei Liu, ha scatenato una tempesta di polemiche con la sua dichiarazione a sostegno della polizia di Hong Kong.

I notiziari ufficiali hanno sostenuto pubblicamente una campagna #SupportMulan, mettendo la Disney nella imbarazzante situazione di far difendere i suoi interessi dal più grande regime autoritario del mondo.

Lunedì, Twitter ha dichiarato di aver chiuso più di 200.000 account cinesi che stavano “deliberatamente e specificamente tentando di seminare discordia politica a Hong Kong, tra cui minando la legittimità e le posizioni politiche del movimento di protesta”. La piattaforma ha dichiarato di aver trovato affidabile prova che l’attività equivaleva a un atto coordinato di disinformazione sostenuta dallo stato.

Facebook ha seguito l’esempio lo stesso giorno, rimuovendo sette pagine, tre gruppi e cinque account originari della Cina e destinati a questa campagna diffamatoria.

Ma account di troll nazionalisti cinesi simili a quelli chiusi continuano a proliferare su Twitter, e la star di Mulan è diventata la loro mascotte e musa ispiratrice da quando ha ripubblicato un meme la scorsa settimana dal portavoce del Partito Comunista, il People’s Daily, che diceva: “Sostengo la polizia di Hong Kong”, insieme a un’emoji del cuore.

In una veloce analisi su Twitter, si è facilmente in grado di identificare decine di account attivi che in realtà sono bot supportati dallo stato, e tutti pubblicano post con l’hashtag #SupportMulan. Usando una retorica che rispecchia da vicino sia la propaganda dello stato cinese che altri simili stili, continuano a diffondere disinformazione sulle manifestazioni di Hong Kong, accompagnate da screenshot del film d’animazione della Disney del 1998, e poster della versione live-action con la protagonista Liu, considerata da molti come un esempio di bellezza cinese. Al contrario, i manifestanti democratici di Hong Kong sono ridicolizzati come “giovani inutili”.

In un tipico esempio, un account creato questo mese con solo quattro follower ha pubblicato un’immagine che confrontava i manifestanti di Hong Kong con i terroristi dell’ISIS, scrivendo: “Non vedo alcuna differenza #SupportMulan”. Pappagalli sul linguaggio usato dagli account che Facebook ha bloccato lunedì , che ha anche fatto confronti ISIS.

L’account Twitter in questione ha solo 14 tweet, tutti apparsi sabato – lo stesso giorno in cui l’hashtag #SupportMulan è stato creato dal canale in lingua inglese dell’emittente televisiva statale cinese CCTV, insieme a uno slogan nei caratteri tradizionali cinesi che recitava: “Difendi la giustizia, sostieni Mulan”.

“Un malintenzionato gruppo di persone con interessi in comune sta chiamando a boicottare un film che celebra la vita e il sacrificio di una donna coraggiosa”, ha detto l’emittente in inglese per dare il via alla campagna su Twitter, che è chiaramente diretta a un pubblico internazionale, dal momento che Twitter è bloccato nella stessa Cina. “È una fonte d’ispirazione per le ragazze di tutto il mondo… Mostra il tuo supporto con #SupportMulan. Le ragazze hanno bisogno di Mulan! Il mondo ha bisogno di Mulan!”

Il punto però è che il canale e la sua presenza sui social media sono strettamente controllati dal Partito Comunista al potere.

Il “gruppo di malintenzionati” citato dall’emittente fa riferimento alle persone offese dalla dichiarazione di Liu su Weibo, infatti molti di quelli sconvolti da Liu, cittadini americani, si sono radunati dietro l’hashtag #BoycottMulan.

I media cinesi si sono subito schierati in difesa dell’attrice – e il film – in mezzo alla reazione popolare aldilà del “Great Firewall” cinese che censura di Internet, che blocca Google, piattaforme di social media come Twitter, Facebook e Instagram e la maggior parte dei principali media stranieri. La Cina ha bloccato tutte le immagini e le informazioni sulla brutalità della polizia a Hong Kong e ha cercato di caratterizzare i manifestanti come violenti e manipolati da “forze straniere” ostili.

“Il malvagio attacco a Liu Yifei e l’appello insensato al boicottaggio del remake di Mulan non sono altro che un tentativo di mettere a tacere certe voci e trascinare Hong Kong in un abisso”, ha scritto il People’s Daily in una dichiarazione in inglese pubblicata su Twitter e Facebook. Non ha menzionato l’ironia del governo comunista cinese che parla in difesa di un gigante dello spettacolo americano nel mezzo della guerra commerciale dei due paesi.

La Disney non ha risposto ancora con nessuno tipo di dichiarazione riguardo questa questione, né ha rilasciato dichiarazioni pubbliche sulla controversia finora. Ciò ovviamente ha senso infatti, sottolineando la posizione difficile dell’azienda, il Global Times allineato a Pechino ha dichiarato questa settimana che la Disney “semplicemente non può permettersi la conseguenza della mancanza di rispetto nei confronti dei sentimenti del popolo cinese”. Se Liu dovesse essere rimossa dal film, il giornale ha avvertito, Disney “perderà un potenziale 1,4 miliardi di spettatori cinesi”.

Fonte