Legacy of Kain, una saga da riportare in vita

L’industria videoludica, sopratutto durante questa generazione, ha vissuto un periodo piuttosto nostalgico grazie alle numerose remastered e ai remake che sono usciti in questi anni, ma in tutta questa nostalgia per il passato, una serie di titoli in particolare è passata totalmente in sordina, e come avrete intuito dal titolo stiamo parlando di Legacy of Kain, saga che vede protagonisti il vampiro Kain e il suo amico/nemico Raziel.

In questo speciale dedicato a una saga purtroppo dimenticata, faremo un excursus storico che inizia con Blood Omen: Legacy of Kain, primo capitolo con visuale dall’alto uscito nel novembre del 1996 e ideato da Amy Henning (per chi non la conoscesse, è l’autrice di Uncharted) e sviluppato da Crystal Dynamics. In questo primo capitolo Kain, giovane nobiluomo piuttosto egocentrico ed egoista, viene ucciso da un gruppo di banditi e, grazie ad un negromante di nome Mortanius, diviene un vampiro e dopo essersi vendicato dei suoi assassini, riceve una missione importantissima, ovvero salvare il mondo uccidendo i membri corrotti del Cerchio dei Nove, gruppo di cui fanno parte i nove Guardiani dei Pilastri, monumenti magici che mantengono puro e pieno di vita Nosgoth, il mondo in cui si ambienta la serie, che è stato appunto infettato dalla corruzione dai suoi guardiani dopo la morte del Guardiano più importante, ovvero Ariel, la guardiana dell’Equilibrio.

Il gioco, oltre ad una trama piena di mistero e colpi di scena, si distingueva per un gameplay piuttosto moderno per l’epoca, in quanto si trattava di un free-roaming con elementi di gioco di ruolo e una difficoltà piuttosto elevata. Grazie a questi elementi, uniti ad un’ambientazione unica e affascinante e a dei personaggi ben caratterizzati, tra cui spicca il protagonista Kain che presenta i tratti distintivi dell’ anti-eroe, il gioco ha riscosso un enorme successo, al punto da garantirgli un sequel. Tutto questo nonostante il finale bivio che permetteva di scegliere se salvare Nosgoth sacrificando la propria vita per purificare il pilastro (alla fine del gioco si scopre infatti che Kain era destinato a essere il nuovo guardiano dell’Equilibrio) e quindi far estinguere la razza dei vampiri di cui egli, per via degli eventi del gioco, rimane l’unico superstite, oppure non farlo e tentare la conquista del mondo diventando il vampiro più potente di sempre in una Nosgoth ormai decadente e morente.

Inutile dire che il finale canonico è quello in cui Kain diventa il padrone incontrastato di Nosgoth. Il suo seguito, ovvero Legacy of Kain: Soul Reaver, uscito nel 1999, infatti, inizia proprio con Kain seduto sul suo trono (costruito sul pilastro dell’Equilibrio, di cui lui doveva essere il Guardiano) circondato dai suoi fedeli luogotenenti, ma questa volta non è lui il protagonista, bensì ci viene presentato come l’antagonista principale. In questo titolo faremo la conoscenza di Raziel, fedelissimo secondo in comando di Kain, che viene convocato insieme ai suoi confratelli presso il Santuario dei Clan, quartier generale di Kain. Raziel, che si evolve molto rapidamente, mostra al suo signore le ali che ha appena sviluppato. Tuttavia Kain, avendo stabilito che solo egli poteva sperimentare i cambiamenti fisici per primo, interpreta il gesto di Raziel come un affronto, gli lacera le ali e ordina ai suoi confratelli di giustiziarlo gettandolo dentro un vortice acquatico, il cosiddetto Lago dei Morti.  Arrivato sul fondo del lago (l’acqua nell’universo di Nosgoth è letale per i vampiri), Raziel viene riportato in vita sotto forma di non-morto dal Dio Anziano, il quale gli concede la possibilità di vendicarsi di Kain e dei suoi fratelli e salvare Nosgoth dalla corruzione, di cui Kain è artefice.

E con questo incipit che Crystal Dynamics abbandona la telecamera dall’alto del precedente capitolo per una visuale in terza persona e un mondo totalmente esplorabile in tre dimensioni, lasciando da parte anche le componenti ruolistiche e abbracciando totalmente la natura esplorativa ed action della nuova incarnazione del brand. Certo, i difetti non mancano in questo titolo tra cui, quello che spicca maggiormente, è l‘eccessiva facilità dei combattimenti, in cui anche se si è circondati da numerosi nemici, questi ultimi attaccheranno sempre uno alla volta (e qui qualcuno noterà una somiglianza con un’altra saga piuttosto popolare), ma compensa con un ambientazione curata nei minimi dettagli, un protagonista probabilmente più carismatico di Kain stesso e una trama degna di tale nome, che espande ancora di più l’universo di gioco e la sua mitologia. Il titolo fu un enorme successo di pubblico e critica, tanto da spingere Eidos (il publisher della saga) a commissionare il seguito diretto di questo titolo.

Nel lontano 2001 arrivò nei negozi anche il tanto atteso seguito, ovvero Legacy of Kain: Soul Reaver 2, che proseguiva in maniera diretta le avventure di Raziel. Questa volta il gioco risultava immediatamente familiare al giocatore, con un gameplay praticamente identico a quello del predecessore (ereditando anche gli stessi difetti già citati come i combattimenti fin troppo facili) ma con una grafica decisamente migliorata.La principale novità risiedeva in una varietà di azioni implicate per l’arma principale a disposizione del protagonista, ovvero la Mietitrice D’anime. Questa volta, l’emblematica arma veniva “impegnata” in varie situazioni chiave da risolvere. L’aggiunta di elementi diversi da sfruttare come l’aria, l’oscurità e via dicendo, la rendevano molto più essenziale che in passato. La trama, invece, riprendendo gli eventi di Soul Reaver, continuava ad espandere la narrativa del mondo di Nosgoth, introducendo nuovi personaggi, esplorando maggiormente le storie delle vecchie conoscenze ed infine offrendo un finale al limite del cardiopalma.

Nonostante Soul Reaver 2 diventò immediatamente un successo mediatico, Crystal Dynamics (con una mossa quasì rischiosa) rimandò l’uscita del terzo capitolo (che sarebbe poi diventato l’ultimo) per tornare agli albori della saga, andando a esplorare l’epoca in cui Kain era al massimo della sua potenza e stava conquistando Nosgoth. Nacque così Blood Omen 2: Legacy of Kain, seguito diretto del primo gioco, uscito nel 2002, e probabilmente il titolo più sconosciuto dell’intera saga. Blood Omen 2 usava una visuale in terza persona con la telecamera bloccata alle spalle del protagonista, come i due Soul Reaver e il protagonista poteva correre, saltare, aggrapparsi alle sporgenze, azionare macchinari e combattere i nemici, questa volta con un sistema di combattimento più ostico, che permette di parare, schivare e direzionare gli attacchi.

Una volta sconfitto un nemico o una persona inerme (in Blood Omen 2 si incontreranno numerosissimi umani disarmati che potranno essere massacrati senza pietà), Kain può succhiarne il sangue, ripristinando la sua salute e dopo averne assorbito una certa quantità, la vita massima del protagonista aumenterà. Kain aveva a disposizione dei poteri speciali chiamati Doni Oscuri, due dei quali disponibili fin dall’inizio del gioco, Furia e Nebbia (quest’ultima utilizzata per uccisioni furtive). Inoltre, questo è l’unico capitolo della saga dove Kain può usare gli artigli e raccogliere le armi a piacimento. Blood Omen 2 si poteva considerare un vero e proprio titolo d’avventura classico che offriva svariate ore di gioco, grazie anche alla trama che andava a esplorare maggiormente cosa il protagonista fosse diventato dopo la scelta compiuta nel primo Blood Omen e in che modo le sue azioni hanno portato Nosgoth alla rovina. Il gioco non si poteva certo considerare un capolavoro ma, nonostante fosse stato pubblicato principalmente per coprire il buco lasciato dal successore di Soul Reaver 2, che era in sviluppo proprio nel periodo di uscita di questo titolo, c’è da ammirare il lavoro svolto dagli sviluppatori che sono riusciti a tirare fuori un ottimo prodotto nonostante il poco tempo a disposizione.

Con l’uscita di Blood Omen 2, i fan della saga non potevano fare altro che aspettare il prossimo capitolo e, infatti, l’11 novembre 2003, uscì finalmente l’attesissimo seguito di Soul Reaver 2, che molti si aspettavano fosse Soul Reaver 3, ma che invece si rivelò essere Legacy Of Kain: Defiance, quinto e ultimo capitolo della saga in cui si potevano controllare sia Kain che Raziel in due trame separate che sarebbero poi andate a intrecciarsi fino allo scontro finale tra i due.

l gioco in sé, cambiava nuovamente forma, prendendo spunto questa volta da un’altra serie di giochi che in quegli anni stava spopolando, ovvero Devil May Cry. Defiance, infatti, si poteva considerare un vero e proprio clone di DMC, in quanto abbandonava totalmente la visuale con telecamera bloccata alle spalle del protagonista utilizzata nei precedenti capitoli in favore di una visuale dinamica e di un sistema di combattimento con orde e orde di nemici. In questo modo gli sviluppatori hanno potuto concentrarsi maggiormente sulla narrazione, molto importante in questo gioco in quanto tutte le sottotrame e le vicende riguardanti i vari personaggi andranno a concludersi, sacrificando però altri elementi come gli enigmi e l’esplorazione. Anche la longevità del gioco ne soffrì, risultando il più breve capitolo della saga, un giocatore piuttosto capace e rapido può finire il gioco in meno di 7 ore, abbastanza poco per un titolo del genere, sopratutto se paragonato con altri esponenti del genere Action, come il già citato Devil May Cry.

Il punto di forza restava comunque la trama, la quale andava a concludere di fatto le vicende di Raziel e Kain e dei loro comprimari, con un finale che si poteva considerare chiuso, ma che lasciava comunque diversi spiragli per eventuali seguiti. Legacy of Kain: Defiance riuscì a vendere numerose copie, ma non riuscì comunque a superare le aspettative di Eidos, che inizialmente congelò il seguito, che fu annunciato con il nome di The Dark Prophecy, ma visto le difficoltà nello sviluppo e gli impegni di Crystal Dynamics con altri titoli, il gioco fu cancellato definitivamente.

E fu così che la saga di Legacy of Kain si concluse. Come già detto, la serie, in questi anni, sembra essere stata dimenticata non solo dai videogiocatori ma anche dagli stessi sviluppatori e da Square-Enix, che possiede l’IP dopo l’acquisizione di Eidos nel 2008. È anche vero che ci furono due tentativi diversi da parte del publisher giapponese di riportare in vita la saga: il primo con un reboot totale chiamato Legacy of Kain: Dead Sun, che presentava un nuovo protagonista, una nuova Nosgoth e alcuni riferimenti ai protagonisti precedenti, che però sarebbero stati molto diversi da come li abbiamo conosciuti nel corso degli anni. Dead Sun fu cancellato nonostante fosse molto vicino alla conclusione dello sviluppo per motivi sconosciuti e quindi Square-Enix provò a testare la risonanza di Legacy of Kain riciclando la modalità multiplayer che sarebbe stata inclusa in questo reboot, chiamata War for Nosgoth, e ribattezzandola Nosgoth, pubblicandola come un gioco a parte.

Questo spin-off, sviluppato da Psyonix (gli autori di Rocket League) lasciava completamente da parte la lore per concentrarsi maggiormente sugli scontri 4 contro 4 tra vampiri e umani suddivisi in classi, riprendendo molto da vicino il gameplay di giochi già presenti sul mercato come Left 4 Dead 2. Uscito nel 2013 in accesso anticipato e free 2 play, fu aspramente criticato non solo dai fan della saga, che lo reputarono un vero e proprio insulto ai giochi originali, ma anche dagli esperti del settore, che ne criticarono la scarsa giocabilità, lo sbilanciamento di forza tra Vampiri e Umani (questi ultimi venivano spesso massacrati dai succhiasangue, nettamente più forti) e l’instabilità dei server, che ne decretarono, dopo 3 anni, la morte definitiva con la chiusura dei server nel maggio del 2016.

Attualmente non si conoscono i piani di Square-Enix per il futuro di Legacy of Kain, e sembra che la software house giapponese si sia dimenticata di questa importantissima IP, che ha contribuito a creare una delle trame più intricate e spettacolari presenti nel panorama videoludico. I fan, ogni anno, sperano in un annuncio a sorpresa durante uno degli eventi dedicati ai videogiochi più importanti, come l’E3 o il Tokyo Games Show, e considerando che attualmente Square si sta concentrando sullo sviluppo del nuovo Final Fantasy mentre Crystal Dynamics è reduce del flop di di Marvel’s Avengers, la software house inglese potrebbe decidere di recuperare questa famosa IP con un reboot dell’intera saga o un seguito diretto di Defiance. Non ci resta che aspettare e sperare che Legacy of Kain ridiventi quel Pilastro videoludico che era un tempo.

FearTheLuke

FearTheLuke

Sin da piccolo, la bravura nella nullafacenza lo ha portato ad appassionarsi alla scritturam, al cinema e ai videogames. In questo modo è riuscito ad entrare in mondi fantastici e straordinari da esplorare, fino a quando non si è buscato una freccia nel ginocchio.
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