Metal Gear: il rivoluzionario sogno di Kojima.

Nel 1987 uscì per Le piattaforme Nintendo, Msx e MSX 2 un videogioco di guerra conosciuto con il nome di Metal Gear, un videogioco che avrebbe cambiato la storia dell’arte videoludica.

La konami, una delle società di punta del mondo delle produzioni videoludiche in quel momento stava provando a realizzare un videogioco per msx che superasse il limite della console di non poter utilizzare più di tre o quattro personaggi simultaneamente.

Venne dunque chiamato a realizzare quello che sicuramente sarebbe stato uno dei più grandi videogiochi tutti i tempi un giovane ideatore barra programmatore: Hideo Kojima.

Kojima era un grande appassionato del cinema occidentale principalmente di autori come John Carpenter, o come egli stesso ha detto di Stanley Kubrick, così decise che, per sopperire a questi limiti del software, doveva costruire una storia ben strutturata all’interno del gioco in modo che tutti i giocatori dovessero superare le necessarie difficoltà per raggiungere un obiettivo e allo stesso tempo vivere un’esperienza simile alla visione di un film, tratto che tra parentesi è rimasto e anzi è stato ampliato ancora di più nei successivi capitoli della Saga.

Kojima quindi realizza il primo atto della sua storia, una storia di spionaggio ricca di complotti e scontri epici, scontri epici soprattutto per la costruzione dei molti personaggi, sia di supporto che accompagnano e guidano per la base di Outer Heaven l’eroe Snake, sia per i villain, anzi il villain che si mostrerà con il più classico e allo stesso tempo sorprendente dei plot-twist, Big Boss, il mentore e la guida dell’eroe.

Kojima approfitta della storia per affrontare temi quali l’evoluzione, l’eredità, la genetica, la politica, l’etica, la depressione, rendendo questo videogioco una vera e propria opera d’arte videoludica nel senso in cui trascende il fine dell’intrattenimento fine a se stesso e cerca di trasmettere un messaggio, il tutto attraverso uno stile di regia altamente cinematografico con scene di narrazione sempre più lunghe (come i 72 minuti finali di Metal Gear Solid IV).

Passa il tempo, passano i giochi e Kojima innova ancora il mondo dei videogiochi con il primo, eclatante, Metal Gear Solid, quello che è stato riconosciuto come il miglior videogioco della storia.

Analizzare adesso ogni singolo gioco e le innovazioni tecniche che ha sempre portato sarebbe adesso riduttivo perché la grandd forza di Metal Gear esula dalla semplice tecnica con cui è stato realizzato questo mondo, sempre comunque innovativa e che ha fatto scuola, ma dalla sua filosofia.

Sicuramente, come già detto prima la trama elaborata ed incredibilmente realistica nonostante i forti elementi di finzione e sovrannaturale presenti, reale per i problemi concreti che il videogiocatore devd affrontare per poter affrontare ogni livello ma anche per le profonde critiche alla società occidentale, alla politica e alla pericolosità del nucleare e di tecnologie complesse in mano a persone che non le comprendono a pieno.

Sono stati inoltre creati numerosi personaggi iconici che, insieme a Snake, crescono continuamente, evolvendosi, sempre fedeli ai propri ideali. I villain sono lo specchio di Snake, delle sue paure, su tutti Liquid, erede come lui di Big Boss, desideroso di riappropriarsi della propria libertà attraverso il conflitto, che secondo questi personaggi racchiude la vera identità della società umana.

“Sarebbe stato meglio che non ci fosse stato nessun serpente” questa frase racchiude la filosofia finale di Kojima, sarebbe stato meglio un mondo senza conflitti ma non è possibile, bisogna dunque cercare di combattere per chi si ama, per peoteggere chi è innocente e per non perdere se stessi sul campo di battaglia, lasciandolo senza rimpianti.

Kojima è oggi una celebrità dunque non perché  ha creato una serie di videogiochi tecnicamente rivoluzionari e coinvolgenti, non solo, a perché ha trasformato questo mezzo di intrattenimento in una forma di arte, creando esperienze totalizzanti e segnanti per ogni singolo giocatore, esperienze che portano a maturare e a leggere in maniera differente il mondo che ci circonda ma anche che hanno dato vita ad un fenomeno di culto che non sembra affatto sul punto di arrestarsi.