Mini-recensione: Initial D 1×01 “L’ultimo Drift da Venditore di Tufu”

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Se siete amanti di auto giapponesi degli anni 90 (come il sottoscritto), allora non potete perdervi Initial D, un anime che parla di drifting ambientato sul monte Akina, Giappone.

Tratto dall’omonimo manga, che ha ispirato l’omonimo film, che ha ispirato il terzo film di Fast & Furios: Tokyo Drift, che ha ispirato migliaia di persone ad apprezzare questo tipo di auto. (…che al mercato mio padre comprò).

Ed è proprio qui che inizia il nostro episodio, presentando il monte Akina di notte, deserto e silenzioso come sempre a quell’ora, o almeno fino a quando non si sente uno stridio di gomme, e si inquadra finalmente l’auto protagonista dell’anime, una Toyota Trueno AE86, che sfreccia a tutta velocità giù, fino alla valle, affrontando ogni curva in drifting come se non ci fosse un domani.

Proseguendo con la prossima scena ci viene presentato un nuovo personaggio, Takumi Fujiwara, protagonista del cartone, a scuola, durante l’intervallo, mentre cerca di non addormentarsi, ascoltando distrattamente l’amico Itsuki che prova disperatamente, ma inutilmente, a convincerlo a comprare una macchina in comune, non potendo permettersene una. All’improvviso però vengono interrotti da una ragazza, Natsuki, una vecchia conoscenza di Takumi, che dopo un breve dialogo invita i ragazzi al mare. La storia naturalmente proseguirà nella serie, ma fortunatamente nel primo episodio non si dilunga molto (anche perché sinceramente siamo qui per vedere il drifting, della ship fra due personaggi non è che ce ne freghi molto, eh!)

Nella scena seguente vediamo i due amici che dopo scuola si ritrovano al lavoro part-time in un distributore di benzina (e dove sennò), dove vengono invitati da un collega, il sempai Iketani, ad assistere a delle gare clandestine organizzate sul monte Akina (finalmente).

La sera quindi Takumi e Itsuki si ritrovano sul monte Akina a bordo dell’auto del sempai Iketani, spaventati a morte dal modo alquanto rozzo e aggressivo di driftare del collega, tanto che Takumi dovrà fermarsi un secondo a riprendere fiato. Proprio nel mentre, la serata fra amici è interrotta da alcune auto da corsa e dai loro proprietari, i fratelli Takahashi, piloti professionisti di un altra regione del Kanto che sfidano i presenti in una gara di drifting “amichevole” da tenersi nella settimana successiva. Tipica giapponesata se posso permettermi. Naturalmente accettano (anche perché altrimenti l’anime finiva li), ma già al primo tentativo di allenarsi con dei piloti professionisti, i piloti locali, fra cui Itsuki, si renderanno presto conto che non riusciranno mai a tenere il loro ritmo prima della sfida, e quindi si ritirano poco dopo, non senza rammarico e delusione.

Verso l’alba il team Takahashi è ormai pronto ad andarsene, e sono ormai in viaggio sul monte Akina, quando la Mazda RX-7 di Keisuke Takahashi viene tallonata all’improvviso dalla Trueno anticipata all’inizio dell’anime. La turbo rotary di Takahashi farà il possibile per distanziare l’incredibile pilota che guida un auto tanto vecchia quanto incredibilmente veloce, fin quando il pilota supera il potente mezzo di Keisuke con una mossa al limite della pazzia, chiudendo così il primo capitolo della saga, nello stupore di un pilota al quale è appena stata sottratta la dignità.

L’anime è bello da un punto di vista artistico e un amante d’ automobili non può non trovarlo interessante, ma da un punto di vista tecnico i disegni, seppur fatti bene, sono contrastati dai modelli tridimensionali delle auto, che nonostante rendano bene un’idea di fluidità per simulare il drifting restano purtroppo dei modelli low-poli inguardabili (anche se per dei modelli tridimensionali fatti al computer nel 95, niente male).

Il doppiaggio italiano è stato fatto purtroppo solo per le prime 12 puntate della prima stagione dell’anime, e dico purtroppo perché non esagero dicendo che in questo noi italiani siamo bravissimi. Infatti il doppiaggio giapponese fa decisamente schifo, non segue il labiale e per qualche strana ragione i giapponesi urlano sempre, o sussurrano.

La sigla iniziale e quella finale sono carine e danno una vaga idea dei personaggi dell’anime e della trama, e la musica non è affatto male, anche per chi, come me, non è abituato ad un genere troppo nipponico.

Spero di non essermi dilungato troppo con questa recensione, ma avevo davvero tante cose da dire! Buon drifting a tutti!

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