Peacemaker: James Gunn parla della serie, dei temi e dei motivi per cui l’ha voluta realizzare

Dopo decenni di lavoro con il genere, James Gunn sceglie la sincerità: “Parte di me, quella che voleva fare Peacemaker, era decisa a grattare via tutti i vari colpi di destrezza e intrattenimento tipici di John e concentrarmi sul suo essere vulnerabile”.

Il finale della prima stagione di Peacemaker dello sceneggiatore e regista James Gunn si conclude con una scena d’azione su larga scala. Peacemaker, alias Chris Smith (John Cena), e i membri della squadra guidano un assalto a una struttura remota. Lì, creature extraterrestri conosciute come “Farfalle” stanno complottando per conquistare la Terra e renderla la loro casa avendo visto l’arrivo di un disastro sulla Terra, simile a quello che ha distrutto il loro pianeta.

Il climax vede Chris, introdotto in The Suicide Squad nei panni di una versione oscura e spietata (sebbene stupida) di Capitan America, scegliere finalmente i suoi amici al posto dei suoi ideali quando rifiuta un invito sorprendentemente persuasivo del leader delle Farfalle. Simbolicamente uccide anche i suoi demoni, infatti nell’un episodio, dopo aver sfidato per la prima volta il suo malvagio padre, Chris immagina di ucciderlo in una scena onirica nel bosco.

Peacemaker rappresenta un momento di transizione nella relazione di Gunn con il genere dei supereroi, che finora ha sondato principalmente per scopi comici e satirici. Mentre Gunn definisce i suoi due (presto tre) capitoli dei Guardiani della Galassia come pura fantascienza, la sua interpretazione di Suicide Squad suona più come un thriller d’azione satirico con un tocco di fantascienza che un film di supereroi diretto. Peacemaker, nonostante tutte le sue scene d’azione schiaccianti e le battute scabrose ma divertenti, è il lavoro più sincero, diretto e angosciato che abbia fatto nel genere, una qualità che Gunn attribuisce in gran parte al protagonista John Cena, perché, come ha detto, non avrebbe mai messo Chris Smith al centro di una storia se non fosse stato così colpito dalla recitazione di Cena in The Suicide Squad.

Vulture ha potuto parlare con Gunn della sua collaborazione con Cena, della ricerca delle tendenze maniacali di ogni supereroe, e degli espedienti narrativi che ha usato per portare alla vita quella serie.

La dinamica tra genitori e figli nel suo lavoro è sempre presente, e in Peacemaker ce ne sono due: Amanda Waller e Adebayo Leota, ed il più estremo rapporto fra Chris e suo padre. Guardiani ruota attorno a discorsi filosofici sulla famiglia, sia un rapporto mai sviluppato con un padre o un madre, sia un rapporto difficile con una sorella, e Peacemaker non è da meno.

“Sono ovviamente attratto dai genitori sociopatici o assenti, e dai bambini che amano quei genitori e vogliono così profondamente essere amati da loro ma non sono in grado di ottenerlo”, ha detto Gunn. “Questo è sicuramente vero con Chris, più di qualsiasi altro personaggio. La relazione tra Leota e Waller è molto più sfumata di così – voglio dire, non è esattamente la stessa cosa. Il padre di Chris non ha né volontà né capacità di amare Chris. Eppure Chris cerca costantemente di guadagnarsi l’affetto di suo padre, almeno durante i primi episodi. Poi qualcosa in lui inizia a cambiare. In parte è perché ottiene per la prima volta ciò che non ha mai ricevuto da suo padre da altre persone. E ottenerlo, specialmente da Adebayo, è qualcosa che lo rafforza e gli permette di non aver bisogno dell’affetto dei genitori tanto quanto faceva all’inizio dello spettacolo.”

Ma in che modo il rapporto tra gli eroi e le autorità – agenti governativi, assassini – nel suo lavoro si collega a questa idea di amare un genitore che non ricambia e che forse non ha a cuore i tuoi migliori interessi?

Per James Gunn, soprattutto in The Suicide Squad, questo è un argomento molto interessante in cui entrare, e che torna costantemente. Ma Peacemaker è un po’ diverso perché tutto ciò che coinvolge il governo è dietro le quinte. Si sono sentite chiacchiere sulle manipolazioni del governo, ma non entriamo mai nei dettagli troppo a fondo. Peacemaker riguarda ciò che sta accadendo in America, ma riguarda più ciò che accade all’interno del popolo americano che all’interno del governo stesso.

Con il monito di Murn: “Non uccidiamo nessuno che non lo meriti”, la serie trova la sua filosofia, ma ovviamente parliamo di Gunn, che non ammette mai comportamenti reazionari nelle sue storie, quindi questo comportamento viene adattato come una sorta di “esci gratis di prigione” per la coscienza.

“Sì, e lo vediamo abbastanza chiaramente con il personaggio di Harcourt nell’episodio sette, dove Adebayo le dice: ‘Mi stai dicendo che le uniche vite che contano sono le vite dei soldati che combattono al tuo fianco?, e Harcourt dice: ‘Sì’. Probabilmente senza nemmeno rendersi conto di star dicendo di sì, fino a dopo averlo detto. Ma questo è il suo credo. Lei e Peacemaker, sotto questo aspetto, sono quasi esattamente la stessa cosa. Ora, la differenza è che Harcourt non avrebbe mai ucciso Rick Flag. Non l’avrebbe mai fatto in un milione di anni perché dà la priorità a quei commilitoni prima degli ordini.”

Gunn non è uno che abbandona la barca mentre sta andando, e quindi dopo aver diretto i primi tre episodi più il sesto, ha sentito che era importante partecipare anche ad altre puntate.

Tutto questo a causa del momento in cui Chris prende la sua grande decisione. Gunn sapeva che sarebbe stato difficile farlo bene. Peacemaker è un ragazzo intrappolato nei suoi stessi ideali, che sono nati da un trauma. Il fratello di Chris è morto e la sua folle reazione è stata quella di cercare di rendere significativa l’innata mancanza di significato della morte collegandola a un voto. È rimasto intrappolato in questa prigione dei suoi ideali.

Alla fine dello spettacolo, fa l’esatto opposto di quello che ha fatto in The Suicide Squad. Ha messo i suoi ideali al secondo posto rispetto all’amore per i suoi amici. È un momento davvero complicato per Gunn, e non è sicuro che il protagonista abbia fatto la cosa giusta, ma la decisione che prende segna sicuramente una crescita in lui a livello personale. Ci si chiede ovviamente se la decisione di Chris renda le cose difficili per il pubblico, dato che si può vedere il punto delle Farfalle, e secondo Gunn sta proprio li il senso di tutto.

“Ma ciò che è più importante per la nostra storia è che Chris si è disconnesso dagli altri esseri umani rendendo ogni persona un bersaglio. Lo ha fatto in The Suicide Squad e per tutta la vita, oltre questa storia, ha dovuto combattere l’impulso di fare esattamente la stessa cosa. In quel momento, alla fine, prende una strada diversa.”

Dopo il successo di The Suicide Squad (e anche prima a dire il vero), a James Gunn è stata data carta bianca, quindi perché fra tutti i personaggi della DC Comics ha scelto di espandere in una serie televisiva autonoma proprio Peacemaker?

“Da un lato, è John Cena. È un ragazzo che amo, penso sia eccezionale, e il tipo di persona con cui voglio essere in affari perché ha così tanta integrità. Adoro stare con lui e fare uno show con John e Steve Agee, che è uno dei miei migliori amici, e Jen [Holland], che è la mia partner. Poter fare uno spettacolo con le persone che amo davvero intorno, è per me è stata una gioia. Un’altra parte era che Peacemaker sembrava l’unico personaggio che non aveva un arco narrativo positivo in The Suicide Squad. A differenza di Bloodsport, Polka-Dot Man o Ratcatcher, non ha avuto un grande cambiamento. In realtà è un ragazzo piuttosto cattivo. Poter vedere com’è arrivato ad esserlo pareva una buona idea. Penso anche che sia il personaggio socialmente più rilevante in The Suicide Squad. Chris rappresenta molte persone oggi, o almeno alcuni aspetti della norma. Ma è anche un personaggio molto sfumato.

[Cena mi ha molto colpito], c’è un momento davvero specifico tra me e John a cui posso risalire per dare forma all’origine di questo spettacolo. È il momento in The Suicide Squad dove Peacemaker tiene la pistola puntata su Ratcatcher 2 e sta per ucciderla. Sono entrato in questo stretto primo piano dei suoi occhi. Sul set, sono sempre al microfono a parlare di tutto mentre giriamo. Quindi sto parlando con John al God Mic di quello che sta provando, e vedo i suoi occhi cambiare, lo vedo andare in questo luogo incredibilmente triste e vulnerabile. Ci rendiamo conto che questo personaggio è un ragazzo che sta facendo qualcosa che non vuole fare affatto, ma che farà comunque, ovvero sparare a una ragazza.

Quando ho visto quel momento, ho capito che John non era solo un artista molto divertente, motivo per cui l’ho assunto, ma un ragazzo che aveva quest’altro livello. In quel momento, sapevo che John aveva quella cosa. È una cosa che molti grandi attori non hanno, e che la maggior parte dei lottatori trasformati in attori non hanno. Ce l’ha anche Dave Bautista. Questo è il motivo per cui l’ho assunto per Guardiani in primo luogo. Una parte importante di me che volevo fare con Peacemaker era scolpire via tutte le altre cose, tutta la scherzosità e l’intrattenimento per cui John è famoso, e concentrarmi su quella vulnerabilità.”

Seratul

Seratul

Sono uno scrittore per passione, un cinefilo per destino, ed un intellettuale perché non ho niente da fare. Strano, appassionato di cinema, incline all'informarmi per diletto ed a fare figure cacine all'occorrenza. Capo redattore di Cinespression.it.
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