Recensione “Alla Ricerca di Dory”

Ormai è chiaro che la crisi delle idee a Hollywood non sembri fermarsi e a quanto pare è stata colpita anche la Pixar da questa terribile crisi, dato che durante il D23 dell’anno scorso aveva annunciato i suoi futuri film e molti di essi erano sequel di grandi classici. Il primo tra questi uscito in America a giugno ma arrivato da noi solo la settimana scorsa è Alla ricerca di Dory, sequel dell’ormai cult Alla ricerca di Nemo. Un film che racconta un’avventura a dir poco emozionante e questo sequel aveva l’arduo compito di poter trasmettere quelle stesse emozioni, o almeno in parte. Il tutto riuscendo ad approfondire la storia della tanto amata Dory. Saranno riusciti nell’impresa?

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Dietro alla macchina da presa, anche se fittizia, ritorna Andrew Stanton, già regista del film precedente, e ci regala un’altra pellicola la cui regia è ben curata, coinvolgente e in diverse parti cita film cult e anche lo stesso Alla ricerca di Nemo, anche se in questo caso sarebbe meglio dire che “riprende” alcune scelte stilistiche anziché “citarle”. Per esempio i campi larghi sull’immensità dell’oceano, molto frequenti nel film precedente, ma in questo film, dato che ritroviamo un’ambientazione molto diversa rispetto al suo predecessore, Stanton cerca di riutilizzare i campi larghi con l’obbiettivo di farti emozionare tramite giochi di luce e immagini mozzafiato. Ben riuscite anche le scene in soggettiva, permettendoti di entrare perfettamente nella testa della povera Dory.

La regia del film non può funzionare appieno senza la colonna sonora, che porta la firma di Thomas Newman, grande compositore con be 12 nomination agli Oscar, l’ultima per Il ponte delle spie e una anche per la colonna sonora di Alla ricerca di Nemo. Pertanto quest’ambiente per Newman non è per niente nuovo, anzi, diversi motivi che sentiamo durante tutto Alla ricerca di Dory ci fanno ripensare alle musiche spettacolari di Alla ricerca di Nemo, ma allo stesso tempo ci rendiamo conto di sentire qualcosa di totalmente diverso. Il suono sordo che accompagna le visioni/flashback di Dory, il delicato suono del pianoforte in diverse scene e i tipici violini che incalzano quando la situazione diviene più movimentata.

Gli ultimi componenti che rendono emozionanti le scene insieme alla regia e alla musica sono le scenografie e il sonoro. Le scenografie sono ben realizzate per quanto riguarda il concept design dell’ambiente, anche se molto meno ricco del film precedente a causa della diversa ambientazione. Ambienti resi al meglio dalla risoluzione grafica ormai avanzatissima, con una cura dei dettagli notevole, il tutto condito con gli effetti sonori anch’essi curati nei minimi dettagli ma, soprattutto, spesso sono assenti. Questo avviene nelle scene in cui la povera Dory si ritrova sola nell’oceano, un posto così vasto che basta niente per perdersi e ritrovarsi soli. Delle scene che vengono accompagnate solo sa un rumore sordo quasi impercettibile.

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La sceneggiatura, che porta la firma dello stesso Stanton, insieme a quella di Victoria Strouse, ci presenta una trama totalmente incentrata su Dory, doppiata in originale da Ellen DeGeneres ma avendo visto il film in italiano posso solo commentare il doppiaggio da parte di Carla Signoris, che ha svolto un lavoro eccezionale. La storia approfondisce il personaggio di Dory e alcune sue caratteristiche che nel film precedente non erano state chiarite. Qui arrivano le prime note dolenti perché alcune cose sono state chiarite bene, ma altre sono state chiarite in maniera forzata, come se dovessero per forza dare una spiegazione quando se la potevano benissimo risparmiare. Nonostante ciò la storia si presenta coinvolgente ed emozionante, anche se alcune scene potevano esserlo decisamente di più, ciò a causa di come sono state scritte. Di forzature però non ne riscontriamo solo nelle spiegazioni delle caratteristiche di Dory ma anche in alcune situazioni che diventano troppo surreali anche per un film d’animazione.

Anche il personaggio di Marlin viene maggiormente approfondito nel corso della storia, anche se non si può dire lo stesso del piccolo Nemo che viene lasciato un pochino in sordina. Non che sia inutile, anzi, è proprio grazie a Nemo che Marlin matura durante il suo percorso. Però avrei preferito una maggior esplorazione del personaggio, soprattutto sopo gli avvenimenti di Alla ricerca di Nemo che, come ben sappiamo, l’hanno scosso non poco.

Altro difetto della trama è che ci ritroviamo subito catapultati nel vivo dell’avventura, con una premessa secondo me troppo corta e affrettata. Anche il come inizia la loro avventura non mi ha fatto impazzire, dato che inizia grazie all’intervento di un determinato personaggio già visto che mi ha fatto grandissimo piacere rivederlo, perché lo adoro, ma come l’hanno inserito non mi ha fatto impazzire. Del fan service fatto e finito. Uno dei pregi che comporta questa fretta di iniziare il tutto è il non essere un “Alla ricerca di Nemo 2”. Nel senso che il film non racconta di una ricerca in giro per tutto l’oceano che diviene un viaggio, una tematica fondamentale di Alla ricerca di Nemo, ma di una ricerca all’interno di un ambiente limitato senza però renderla meno avvincente.

Il finale del film mi è piaciuto non poco soprattutto per una scena che vede Dory e Marlin protagonisti che non cade assolutamente nel banale e che stupisce non solo per come sono stati scritti i dialoghi ma soprattutto per com’è stata architettata da un punto di vista tecnico.

Risultati immagini per finding dory gifTra i punti di forza del film e che non posso assolutamente tralasciare sono i nuovi personaggi introdotti a partire da Hank, un polpo che inizialmente pensavo si rivelasse simpatico e amichevole, e invece si rivela essere un personaggio molto egoista e scontroso ma sotto sotto è un tenerone, un lato del personaggio che però non emergerà totalmente nemmeno nel finale. Per non parlare del fatto che è caratterizzato da un passato molto misterioso ed intrigante che però non ci viene spiegato, dato che non era importante a livello narrativo ed è una scelta che ho apprezzato molto.

Anche il personaggio di Destiny e di Bailey, entrambi molto divertenti e buffi che però non cascano mai nel puerile o nel troppo infantile come poteva facilmente accadere. Anche se non ho apprezzato appieno il motivo della presenza del personaggio di Bailey, dato che serve per spiegare una caratteristica di Dory che poteva tranquillamente rimanere così com’era. Mentre Bailey è molto importante come personaggio grazie ad una sua abilità che aiuterà i protagonisti in diverse situazioni spigolose. Anche questa sua abilità viene molto ingigantita in diversi punti per far sì che i nostri Dory & co. riescano nell’impresa, cascando in un surreale che si può accettare in un film di fantascienza.

Infine ho adorato alla follia le due foche Fluke e Rudder, entrambe a dir poco divertenti simpatiche insieme alla terza foca Gerald, quella affetta chiaramente da qualche problema mentale. Ma come non fa a starci simpatica sempre con quell’espressione da pazzo stampata in faccia che inquieta e diverte allo stesso tempo? Lo stesso vale per la altrettanto fuori di testa Becky, un uccello che di rotelle non ne ha nemmeno una al posto giusto ma riusciamo a capire che in fondo anche le i prova dei sentimenti nonostante non sappia nemmeno parlare.

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Questo è quello che penso di Alla ricerca di Dory. Un sequel ben realizzato che ci regala grandi emozioni, dovute ad una grande regia accompagnata da una musica eccezionale e da delle ottime scenografie, anche se non colpiscono come quelle del film precedente. Il tutto accompagna una trama avvincente e coinvolgente anche se con diverse forzature sia per quanto riguarda alcune spiegazioni inutili sia per quanto riguarda alcune situazioni surreali anche per un film d’animazione. Ma che ci presenta dei personaggi molto più approfonditi, per quanto riguarda le vecchie conoscenze, e dei personaggi molto simpatici e ben caratterizzati per quanto riguarda le new entry.

Vi consiglio di vederlo, soprattutto per coloro che hanno adorato Alla ricerca di Nemo e credo proprio che rimarrete colpiti anche da questo sequel, anche se sulla carta potrebbe non convincere.

VOTO: 8-

P.S.: Il corto prima del film, Piper, è fantastico. Aspetto tecnico eccezionale e una storiella molto divertente e anche profonda. Però forse la Pixar stavolta ha puntato troppo sul fattore “carino e coccoloso”. Comunque credo che questo corto abbia già l’Oscar in tasca.

 

Andrea D'Eredità

Andrea D'Eredità

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