RECENSIONE – Allied: Un’Ombra Nascosta

Robert Zemeckis è un regista che riesce a raccontare una storia come pochi riescono a fare. Tra le sue storie più celebri è scontato citare Forrest Gump o la trilogia di Ritorno al Futuro, ma questi sono film che lo hanno reso il regista che tutti noi amiamo. Questo 2017 si apre con il suo nuovo lungometraggio di cui si parlava da parecchio tempo sia per il cast, composto da Brad Pitt e Marion Cotillard, sia per la trama a dir poco intrigante. Ed ecco che finalmente arriva anche in Italia lo spy-movie firmato Zemeckis: Allied – Un’Ombra Nascosta.

Direi di partire dall’elemento che più mi ha invogliato a vedere il film: il cast. Brad Pitt e Marion Cotillard sono degli attori sensazionali, Pitt ci ha regalato perfomance come quella di Tyler Durden o del Tenente Aldo Raine, mentre la Cotillard come non citarla per il lavoro svolto nei due film di Nolan Inception e Il Cavaliere Oscuro – Il Ritorno o il recentissimo Macbeth di Kurzel. C’è anche da dire che la Cotillard si doveva riscattare per la perfomance vista in Assassin’s Creed, dove non era assolutamente al pieno della sua forma. In questo caso vediamo una Cotillard in forma a dir poco smagliante: sensuale, pericolosa ma anche malinconica e alla disperata ricerca di una felicità quasi irraggiungibile, un vero e proprio utopia. Questo in sinossi è il personaggio di  Marianne Beausejour. Anche il buon vecchio Pitt, che ho trovato un po’ invecchiato, ha dato una perfomance buona MA. C’è un enorme “ma” per quanto riguarda Pitt, il quale è stato sì bravo nell’interpretare il personaggio di Max Vatan, ma per l’80% del film ha sempre la stessa espressione di ghiaccio. Che ci può stare, dato il personaggio ma c’è anche da tener conto che Vatan viene coinvolto a dir poco personalmente nella faccenda e tutta la bravura dell’attore scaturisce solamente nel finale, quando poteva tranquillamente scaturire prima. Credo che la colpa sia dovuto più a Zemeckis che a Pitt, il quale si è trovato a lavorare per la prima volta con l’attore statunitense (eccezione fatta per al serie Incubi).

Il rapporto che si crea tra i due mi è piaciuto molto ed ho adorato a dir poco come ci vengono presentati. Entrambi sono delle spie eccezionali, i migliori nel loro campo e dato che anche i personaggi devono recitare a loro volta sia Pitt che la Cotillard dovevano fingere il doppio e ci sono riusciti alla grande. Non ho apprezzato però come si sviluppa il loro rapporto, o meglio, non ho apprezzato la gestione dei tempi della sua crescita. Sembra quasi che Vatan si innamori di Marianne in pochissimo tempo, da un momento all’altro. Io avrei fatto passare decisamente più tempo per far maturare il rapporto. Sono rimasto scioccato dal fatto che entrambi gli attori siano stati candidati ai Razzie Award di quest’anno come peggior attore e attrice protagonista. Ok, posso capire che Pitt non era proprio al 100% della sua bravura, ma non sicuramente da Razzie Award né tanto meno la Cotillard. Cazzo, lei davvero non se la merita assolutamente questa nomination. Piccolo sfogo personale, di sicuro non intaccheranno le carriere dei due attori.

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La sceneggiatura porta la firma di Steven Knight, sceneggiatore e regista di Locke e dell’imminente serie tv Taboo, entrambi i prodotti con Tom Hardy protagonista. Ammetto che devo ancora recuperare Locke e ovviamente devo vedere la serie appena citata e pertanto non saprei dire se Knight in linea generale è una grande sceneggiatore. Con Allied ha svolto un lavoro degno di nota, ad eccezione dello sviluppo del rapporto, come ho appena affermato, e per qualche altra sbavatura di cui parlerò adesso. La trama è intrigante e coinvolgente dall’inizio alla fine dato che per tutta la durata del film ci chiediamo se Marianne sia effettivamente una spia nazista o no, ma ci chiediamo anche se Max sarà in grado di fare quello che dev’essere fatto per aiutare il proprio paese. Per quanto la tensione si respiri per tutta la durata del film non ho apprezzato moltissimo la soluzione di tutto, l’ho trovata scontata e abbastanza paracula. Questo per quanto riguarda la soluzione del mistero, mentre il finale in sé del film l’ho adorato. Esso presenta un colpo di scena assolutamente inaspettato e tremendo, con una chiusura molto emozionante.

I cinefili più incalliti avranno sicuramente notato l’enorme omaggio a Casablanca nella parte iniziale del film. Il film inizia ambientato appunto a Casablanca, nel Marocco francese, e proprio nel 1942, anno in cui uscì il film. Si parla poi della Seconda Guerra Mondiale, di spie, di nazisti e mettendo insieme anche l’atmosfera, gli abiti dei personaggi basta pochissimo per capire che Zemeckis ha voluto omaggiare una delle più grandi pietre miliari della storia del cinema.

Ho apprezzato com’è stata mostrata la Seconda Guerra Mondiale, in pieno svolgimento data l’ambientazione del film. Ho adorato sentire la paura e la tensione che provavano gli abitanti di Londra quando da un momento all’altro si trovavano il cielo notturno pieno di aerei che bombardavano la città, con le sirene in sottofondo, i bagliori dei fari e dei colpi dell’antiaerea. Insomma, Zemeckis è riuscito a ricostruire perfettamente il terrore e la suspense di quella che è stata una delle guerre peggiori della storia dell’uomo. Ho anche apprezzato il fatto che Zemeckis non si sia risparmiato più di tanto per quanto riguarda la violenza che può scaturire in uno scontro a fuoco. Se c’è da mostrare il sangue che zampilla come una fontana Zemeckis l’ho mostra senza problemi, il che non è scontato dato che il regista non è solito inserire così tanta violenza nei suoi lungometraggi. Una violenza che caratterizza ovviamente i soldati tedeschi, ma anche Max Vatan non è da meno. Non si fa scrupoli nell’ammazzare dei tedeschi indifesi e in fin di vita pur di portare a termine il suo obbiettivo, strettamente personale, oppure ammazzarli anche quando non ce n’era bisogno.

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Zemeckis da un punto di vista strettamente tecnico mi è piaciuto molto, come al solito. L’inizio mi ha ricordato molto la scena iniziale di Forrest Gump, dato che presenta un piano sequenza che riprende un oggetto, o in questo caso una persona, che cade pian piano dal cielo finché non tocca terra. Parliamo anche di una regia molto pulita caratterizzata anche da delle trovate stilistiche niente male. Ho adorato come sono state girate le poche scene d’azione e come Zemeckis abbia voluto costruire la suspense in alcuni momenti. Tutti si aspettano che avvenga una determinata cosa in quel preciso momento e invece Zemeckis ti stravolge tutto e te lo inserisce quando meno te l’aspetti. Ottima fotografia da parte di Don Burgess, fedele collaboratore di Zemeckis e con un curriculum degno di nota. Il tono generale dei colori è abbastanza freddo, ma Zemeckis non usa una fotografia molto fredda come quella alla Clint Eastwood, ed infatti i colori sono anche molto saturi e vivi in molte scene. Come per esempio quelle nel deserto o dove vi è un verde prato. Una fotografia che si sposa molto bene con la regia, andando a creare delle immagini che a livello estetico e di costruzione ricordano molto i film anni ’40/’50, ed ecco che si ritorna con gli omaggi a Casablanca e film simili.

Quando si parla di film ambientati in determinate epoche storiche è importantissimo ricostruire l’ambientazione al meglio, ed è il caso di Allied. Gli edifici, le macchine, i costumi sono a dir poco curati. Anche i modi di fare, le macchine a dir poco ingombranti dei tecnici che usavano durante la guerra. Non è stata usata nemmeno molta CGI per la ricostruzione di alcuni oggetti, o comunque quella usata non è così invadente. La colonna sonora a cura del grande Alan Silvestri mi è piaciuta molto, anch’essa si sposa benissimo con l’atmosfera vintage del film, ma non la ritengo così memorabile e ciò mi spiace dato che parliamo di un compositore che ha scritto musiche cult.

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Infine volevo parlare dei personaggi secondari e degli altri membri del cast, che purtroppo sono stati oscurati troppo dalla grande ombra di Pitt e Cotillard. In primis voglio citare Jared Harris nei panni di Frank Heslop, che per come l’hanno conciato mi ricordava più Hitler che un generale inglese. Harris è celebre per il suo James Moriarty in Sherlock Holmes – Gioco di Ombre, dove l’ho adorato nei panni del celebre personaggio. Anche in questo caso Harris non delude affatto e ci porta sul grande schermo un personaggio molto spigoloso e rigido ma con un certo carisma e senso dell’umorismo. Ovviamente anche il doppiaggio di Pino Insegno fa il suo lavoro.

Potevano usare di più il personaggio di Matthew Goode, Guy Sangster, che poteva mostrarci le brutalità che succedevano in guerra. Goode come attore non mi dispiace, per quel poco che ha fatto, e nei panni di questo particolare personaggio secondo me poteva tirar fuori una perfomance niente male. Per concludere la parte dei personaggi secondari mi è piaciuto molto anche se si vede per pochissimo il personaggio di Hobar, interpretato da August Diehl, perfetto per interpretare un ufficiale tedesco. L’abbiamo già visto nei panni di un nazi in Bastardi Senza Gloria e anche qui ricopre il ruolo di un nazista, con la sua espressione glaciale ed inquietante perfetta per il personaggio. La scena in cui incontra per la prima volta Marianne e Max l’ho a dir poco adorata, per non parlare della tensione del momento.

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In sinossi Allied – Un’Ombra Nascosta non delude e ci ricorda che Zemeckis è ancora il grande regista che conosciamo. Un aspetto tecnico niente male, con un cast in ottima forma, fatta eccezione per Pitt che avrebbe potuto dare di più, condito da una sceneggiatura ben scritta ma con qualche sbavatura impossibile da non notare. Se siete fan di Zemeckis, ma anche se non lo siete, consiglio assolutamente la visione di questo film. Voi che ne pensate del film? Vi trovate d’accordo? Ditecelo nei commenti!

 

Andrea D'Eredità

Andrea D'Eredità

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