RECENSIONE – Angry Birds

Ammetto che non nutrivo molte speranze riguardo questo film. Non perché detesti l’animazione, anzi, e nemmeno perchè detesti il gioco, che comunque conosco e ho completato una serie di volte in tutte le modalità, ma forse per via del senso stesso del film.

E’ un film brutto? No, anzi. ha molti spunti interessanti, alcune citazione esilaranti, e rendo merito nell’aver cercato di creare una trama da quello che palesemente è solo un arcade di nuova generazione, ma comunque bando alle ciance e parliamo di Angry Birds.

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Nel pacifico villaggio dei piccoli uccellini, così vengono chiamati nella traduzione italiana, vige la tranquillità e l’armonia, ma un membro della comunità ha problemi nella gestione della rabbia, che scaturisce in reazioni estemporanee abbastanza divertenti.

Il film si apre con il nostro Red, doppiato da Maccio Capatonda, a cui non avrei dato due spiccioli, nel ruolo di salvatore di un finto uovo, nel pieno stile del videogioco per Android e IOS. Una sequela di sequenze che sarebbero risultate meglio se avessero caratterizzato subito il personaggio, a invece si limita all’ilarità per centrare il target al quale è rivolto.

Un Brunetta in piume, doppiato da Roberto Stocchi, ci fa immergere nella politica della comunità dei piccoli uccellini, condannando il nostro Red ad una sorta di “servizi di recupero” in una comunità per la gestione della rabbia, ma sappiamo bene che le cose prenderanno una piega diversa. Infatti il nostro protagonista, nonostante incontri Chuck e Bomb, doppiati rispettivamente da un poco naturale ma accettabile Alessandro Cattelan, e dal riconoscibilissimo Francesco Pannofino, non accetta di buon grado il suo obbligo e ci trasmette quell’aria di menefreghismo e disillusione di un reietto della comunità. E questo è uno dei primi punti a sfavore, la prevedibilità del fatto che poi lui si trasformi in eroe, ma comunque ce lo facciamo andare bene perchè sennò la trama non va avanti.

Un escalation di eventi di cui non mi posso lamentare vista l’ilarità che scatenano, portano i Maiali, i villain della pellicola, ad approdare sull’isola dei piccoli uccellini, facendogli scoprire che il mondo è molto più grande. E la becera accettazione con il quale gli uccelli portano i Maiali a integrarsi nella loro società lancia un piccolo spunto di riflessione molto interessante, prevedibile ma interessante in un contesto del genere. Il reietto Red da subito non si fida, una un misto di diffidenza verso l’estraneo misterioso e troppo gentile, e la considerazione che ha dei membri della sua comunità. E se conoscete il gioco, da cui in poi la strada dovrebbe essere spanata…

Purtroppo però Angry Birds si rivela per quello che temevo che fosse, una mera mossa commerciale volta a pubblicizzare il gioco. Non a caso il titolo stesso è uguale identico al titolo del videogioco, con il sottotesto “The Movie” giusto per far capire che esiste un gioco, e probabilmente da ora in poi anche giocattoli e pupazzetti. Non c’è niente di male, dopotutto il cinema è fatto anche di questo, se non che anche la trama regge su una premessa carina a mal gestita a mio parere. Gli eventi classici del videogioco, e parlo della fionda, delle strutture precarie dei maiali, del prendere la mira per colpire meglio, e dell’usare i poteri degli Angry Birds, vengo fuori solo nella ultima mezz’ora, dopo che il film si è preso anche fin troppo tempo per spiegare la trama e la motivazione.

Non che sia una male assoluto, dopotutto non era semplice creare una trama complessa da un gioco che di trama ha solo “Maiale che ruba uova, uccello che sfonda roba e le riprende“. Sicuramente o apprezzato la caratterizzazione di Red ed i suoi divertenti siparietti di rabbia, con gli scleri di Chuck e il divertente uccellone rosso che ringhia. Ho apprezzato anche la hyppie falsa calma che cerca d’insegnare agli altri i benefici del controllo della rabbia, fallendo viste le motivazioni per cui i suoi “pazienti” frequentano il corso. Insomma qualche spunto di riflessione e immedesimazione per adulti c’è, ma si ferma qua.

Di punti positivi c’è che avevo un’aspettativa piuttosto bassa per un film prodotto a metà fra Rovio Entertainment, la casa produttrice del gioco, e Sony Imagework, ma in alcune cose mi ha stupito. Prima di tutto l’animazione. Ebbene si, non credevo che mi avrebbe sorpreso ed invece il team Rovio Animation ha dato la miglior prova di se, tirando fuori dal cilindro la netta dimostrazione a tutta Hollywood che sono molto bravi, aldilà della realizzazione dei famosi sfondi del videogioco e delle dinamiche. La tratteggiatura delle ombre, il colore in base all’illuminazione, le texture degli uccelli che anche se alcune si ripetono nella forma, cambiano nel contesto. In ultimo voglio fare un grosso elogio alla realizzazione dei palazzi della città dei maiali, che se notate con un occhio attento non ce né uno uguale all’altro.

Un altro punto positivo a cui mi sento di appellarmi è il doppiaggio. Non parlerò di Francesco Pannofino perché la sua immensa bravura non è una novità, me l’aspettavo, ma parlerò di Alessandro Cattelan e Maccio Capatonda.

Sono un po’ di parte rispetto al primo, visto e considerato che sono un suo fan dai tempi di quando su MTV andava in onda T.R.L., quindi cercherò di essere obbiettivo. A primo acchito mi era suonato strano, ma forse perché non ho un grosso bagaglio culturale del suo lavoro di doppiatore, però conosco la bravura recitativa vista in Ogni Maledetto Natale, altro film in cui era in compagnia di Francesco Pannofino, e la sua performance è la classica voce a cui ti devi abituare. Non perché risulti brutta, ma perché non te l’aspetti. Quindi pollice in alto per Cattelan.

Il secondo è un tipo di attore che personalmente non mi ha mai trasmesso niente. Non mi sono piaciuti i suoi programmi, i suoi finti trailer, la sua partecipazione a The Lady, (ma quella serie è una merda tutta quindi lascerò perdere), però in questo film ha dato il meglio di se, così posso dirlo a testa alta, Capatonda si è dimostrato un bravo doppiatore. Lui ha un po’ l’effetto Enrico Papi, che non ho mai ne amato ne odiato in televisione, mi è sempre rimasto indifferente, ma l’ho adorato nel doppiare Mushu in Mulan. Quindi pollice in su anche per Capatonda.

Nel resto del cast vi posso citare il grande Alessandro Rossi (Grande Aquila), ed altri nomi di cui non parlerò perchè la loro bravura era qualcosa che mi aspettavo, come Roberto Stocchi (Giudice Beccazampa, Domitilla D’amico (Stella).

La terza rivelazione, anche se forse dovrebbe lavorare ancora un po’ sull’accento, è Chiara Francini. Un’attrice che non ho mai disdegnato, che sfrutta un po troppo il suo essere mia compaesana, ma che comunque non risulta così tremenda. Solo che come doppiatrice non l’avrei mai scelta nella vita, ma probabilmente avrei sbagliato perché ha dato una prova più he accettabile e se la Francini si mettesse a studiare seriamente potrebbe davvero avere una grande carriera da doppiatrice.

Voto (6-/10)

Seratul

Seratul

Sono uno scrittore per passione, un cinefilo per destino, ed un intellettuale perché non ho niente da fare. Strano, appassionato di cinema, incline all'informarmi per diletto ed a fare figure cacine all'occorrenza. Capo redattore di Cinespression.it.

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