Recensione: Animali fantastici e dove trovarli

La curiosità di vedere questo nuovo prodotto era sicuramente altissima, tanto quanto la paura che fosse un flop su tutti i fronti, per svariati e ovvi motivi. Una paura per lo più giustificata dalla sola esistenza, in questo povero mondo di babbani, di “The Cursed Child” (parere puramente personale).

Arrivare al cinema con queste idee malsane, non ha giovato assolutamente! Ma… MA! Dopo un’attenta visione, posso dirlo: mi sono resa conto che la minaccia non esisteva affatto e che il mondo magico non è affatto sprofondato negli abissi.

Questa è davvero un’altra storia. “Animali Fantastici” è un ottimo prodotto, ma lo è soprattutto nell’ottica di ciò che vuole essere: uno spin-off.

Parte da un mondo che conosciamo bene, tiene conto delle regole fisse ed eterne, che i PotterHead hanno reso mantra serale, e presenta un paio di personaggi dei quali, magari, conoscevamo solo il nome e non il volto. Non mancano, come di consueto, i volti nuovi, soggetti che, alla fine della visione, appaiono per delineati e caratterizzati a tutto tondo.

La prospettiva, tuttavia, viene capovolta. I maghi americani, delle cui vicende seguiremo lo svolgimento, non sono giovani adolescenti sprovveduti. Sono adulti, preparati e consapevoli, in un’epoca di pieno proibizionismo, tra i No-Mag (l’equivalente statunitense di babbano), costretti a nascondere le proprie abilità per evitare persecuzioni.

Siamo nel 1926, circa settant’anni prima degli eventi che ben conosciamo. Lo scopo è raccontare con queste pellicole quasi due decadi di oscuri eventi che hanno afflitto il mondo magico, e solamente accennate nei romanzi. Gellert Grindelwald, il mago oscuro che in qualche modo è stato fonte di ispirazione in seguito per Voldemort, è a piede libero ed è un pericolo per l’equilibrio tra maghi e No-Mag.

Lui e Albus Silente hanno condiviso un passato importante, ma si arriverà al celebre scontro avvenuto nel 1945, che ci aspettiamo venga narrato nell’ultimo film (il “giovane” Silente, a quanto pare, comparirà già nel prossimo sequel, come confermato dal regista).

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Quindi la prerogativa è: la magia esiste, ma si nasconde in bella vista, si mimetizza, insomma, per la salvaguardia di una pacifica convivenza.

Il film, poi, non si limita a rimanere nei solchi di quanto già tracciato in passato, ma apre nuove strade, sul bestiario del mondo magico, come del resto suggerisce il nome stesso del film, ci imbattiamo in luoghi meravigliosi, entrando a conoscenza di altre forme della magia, sia essa bianca o nera.

Animali Fantastici è il primo film che non è tratto da un romanzo della Rowling, nonostante si sia impegnata a scriverne la sceneggiatura (mai lo aveva fatto nella saga), così come farà per le prossime pellicole in arrivo, presumibilmente, nell’arco di otto anni.

Questo porta ad una seconda importante constatazione: il film è adatto a tutti, perché tutti lo possono scoprire solamente in sala, in un atto simile allo scartare un magico regalo.

Il mondo magico è facilmente accessibile per i protagonisti quanto per chi lo abbia conosciuto tramite i libri o i film. Ciò che già abbiamo visto nella malinconica Inghilterra, lo rivediamo rielaborato in chiave americana. Una commistione tra già visto e rielabolazioni originali, chiaramente a stelle e strisce, come elfi domestici che lustrano bacchette magiche come fossero scarpe, elfe di colore che si ritrovano ad essere cantanti in un locale di basso rango.

La magia viene usata con naturalezza, senza farne per forza una cosa  straordinaria. Un simbolo, un nome, una magia o una creatura può comparire da un momento all’altro ed inserirsi perfettamente nel contesto e nella trama. Una bacchetta magica può diventare un ombrello o preparare uno strudel di mele davanti agli occhi di tutti. Come potete facilmente intendere, i riferimenti alla mitologia potteriana non mancano, ma il fan service non risulta mai di troppo o forzato.

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Le forze del bene e del male continuano quindi a scontrarsi, come nella più classica delle fiabe e nello stile canonico della Rowling e, come tutti sappiamo, il male non si risparmia mai. Il male è male vero, è veloce, aggressivo, violento e crudo. Il male spezza la risata o la serenità dei momenti e, se vuole, acuisce la tensione di altri. Ma quando il male concede una tregua o svanisce, rimane il solare mondo del bene, mai stanco di meravigliarci con la sua imprevedibile poetica.

Le tinte sono più cupe e dark perché, dopotutto, il mondo magico è sotto attacco su più fronti e per sopravvivere deve serrare i ranghi. Non mancano ovviamente gli interludi comici che riguardano principalmente l’inarrestabile e strana coppia Newt-Jacob, che si lancia all’inseguimento delle varie creature che sfuggono dalla valigetta magica e scatenano il panico e la confusione a New York. Queste creature fantastiche, di fatto, non possono far altro che essere le vere e indiscusse protagoniste del film: creature maestose, strane e persino più buffe di quanto mi sarei aspettata.

Non manca qualche critica, ma tranquilli, ne parlerò in seguito nella parte spoiler. Per ora basti dire che le trovate e le novità introdotte sono affascinanti ma inserite in una trama fin troppo lineare.

NB: Ripeto… la visione mi ha convinta, tanto da farmi uscire dalla sala euforica come non lo ero da tempo, interessata quel tanto che basta a farmi parlare del film e a fantasticarne ad occhi aperti.

Le interpretazioni, ad esempio, sono state una sorpresa sicuramente positiva e molto curiosa per quanto riguarda i due “attoroni” principali: Eddie Redmayne e Colin Farrell.

Il primo, premio Oscar di tutto rispetto, si conferma un eccellente interprete, ma forse la resa del personaggio è andata “panneggiandosi” di vesti troppo simili alle sommesse caratterizzazioni già viste ne “La teoria del tutto” e “The Danish Girl”. Qualcosa, nelle sue movenze probabilmente, mi suggeriva anche una certa caratterizzazione alla “Undicesimo Dottore” di Doctor Who. Ma giudicate voi.

Colin Farrel, invece, mi ha sorpresa non poco: normalmente bravo (ma non certamente il miglior attore in circolazione) si è dimostrato davvero in parte. Potrei addirittura azzardarmi a sostenere che si sia davvero divertito a vestire i panni del mago, vista la resa convincente e carica di intensità del suo personaggio.

David Yates infine, dirige la pellicola con maggiore consapevolezza, corregge la cupezza eccessiva e dà agli spettatori ciò che vogliono vedere ma senza rinunciare alla qualità delle inquadrature, servendosi poi di una computer grafica davvero maestosa.

Fine parte NO-Spoiler

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SPOILEEEER

Continuiamo quindi con la parte che, ahimé, non può essere trattata senza qualche spoiler.

Parliamo subito della tanto discussa presenza di Johnny Depp nei panni di Grindelwald. 45 secondi contati sulla scena, ma questo ce lo aspettavamo. Avevo grande curiosità, come tutti, riguardo Depp in questo ruolo ma adesso mi spiego ulteriormente: sono sicuro abbia grandi potenzialità, già non vedo l’ora di rivederlo; l’estetica mi ha lasciata sicuramente perplessa, quindi spero vivamente che si tenga conto dell’importanza del personaggio che si andrà a raffigurare, evitando sfumature troppo sopra le righe, “bartoneggianti”, per intenderci, fino all’inverosimile.

Finalmente, poi, seguiamo nei dettagli un vero e proprio caso lavorativo di un Auror, conosciamo finalmente cosa può significare la magia oscura anche in assenza di Voldemort. Possiamo finalmente farci un’idea del lavoro dei genitori di Neville, di Malocchio Moody e di tanti altri. Sappiamo che il male non sorge solo in presenza di un oscuro signore, ma anche dentro un mago qualunque, per quanto debole possa sembrare.

Altro punto che davvero mi ha emozionato riguarda la recita che Newt Scamander deve mettere in scena per irretire il bestione perso nello zoo. Si può ridere della situazione e, allo stesso tempo, rimanerne affascinato nel vedere, ancora una volta, come con le bestie fantastiche i rituali, i gesti e gli atteggiamenti siano importanti per instaurare una relazione, proprio come succederà anni dopo tra Fierobecco ed Harry.

La trama. sicuramente piacevole, coerente e divertente ma, come dicevo poc’anzi, forse un po’ troppo lineare. I colpi di scena, tutti i risvolti durante la visione sono spesso prevedibili e forse non sono nemmeno veri colpi di scena, se messi a paragone con quelli ai quali la Rowling ci aveva abituati. Ciò che scoprivamo con stupore leggendo i libri era sconvolgente, era imprevedibile e difficilmente intuibile in anticipo. In questo film i cattivi sono lampanti fin dall’inizio, le minacce e le soluzioni si prevedono con una facilità. Tuttavia, nonostante tutto, la trama non diventa noiosa.

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Terminiamo con l’ “Obscurial”, sicuramente una delle trovate più interessanti di questo nuovo prodotto. Si tratta di una forma che può incarnare il male presente nell’animo di un mago, generato dalla rabbia che corrode dall’interno, dalla furia nera che solo la repressione di tale sentimento può generare.

Abbiamo visto babbani ed elfi maltrattati, mezzosangue umiliati. Ma cosa accade se, come in questo caso, è il babbano a schiacciare il mago bambino? Questo si ribella, si dispera e si trasforma in una massa di rabbia informe che non smette mai di contorcersi, di distruggere tutto quello che incontra, uccidendo qualsiasi forma di vita senza remore. Un parassita che, come tale, può terminare il suo ciclo solo uccidendo lo stesso ospite in cui è nato, dissolvendosi con lui.

Ezra Miller, in questo senso, ha sicuramente offerto un’interpretazione molto toccante, quella del ragazzo succube alle violenze di un genitore che non sa amare e che non può amare. Il suo personaggio, è sicuramente disarmante sotto molti punti di vista e basta uno sguardo per comprendere il suo stato d’animo, pronto a sgorgare da tutti i pori del suo corpo, come fosse una fragile un’ampolla di vetro sempre sul punto di rompersi, incapace, così, di contenere i suoi tormenti più nefasti.

Ma la vera domanda che dobbiamo porci adesso è questa: cosa sarebbe accaduto a Harry Potter se i suoi zii lo avessero tenuto ancora nel sottoscala, lontano dalle lettere di Hogwarts?

Ultimissimo punto (lo giuro): ho imprecato in malo modo dopo aver visto la scena in cui stavano per sbattere in prigione Newt, dopo avergli OVVIAMENTE confiscato la valigia con tutti i suoi preziosi ecosistemi, per colpa di voi sapete chi (Miss zitellona in camicia da notte che non ha la più pallida idea dei casini che combina). Ho odiato il suo personaggio come se non ci fosse un domani in quel momento, però questa è un’altra storia e la racconteremo in un altro momento, magari nei commenti, elencando tutto quello che voi NON avreste fatto se foste stati al suo posto.

E mi raccomando, fatemi sapere se il film vi è piaciuto! Pace a tutti amici del web.

La vostra Wasp

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