RECENSIONE – Apostolo

Halloween è giunto, e sì, avrei preferito portarvi la recensione del nuovo Halloween, ma dato che non ho ancora avuto modo di vederlo volevo comunque portarvi una sorta di recensione “speciale” di un film horror, magari uscito recentemente. Come al solito, Netflix è giunto in mio aiuto e ha sfornato questo Apostolo, pellicola horror firmata da Gareth Evans, regista dei due The Raid, con protagonista Dan Stevens. Film che con il trailer aveva già tutta la mia attenzione, presentandosi come un horror molto gore, violento sia nelle immagini che nell’atmosfera e con al centro un setta molto inquietante ricca di misteri. Tutti elementi che mi hanno portato a dare un’occasione a questa pellicola, e una volta finito di vederlo posso dire che mi ha soddisfatto molto sotto diversi aspetti, ma che avrebbe potuto dare molto di più.

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Apostolo è un film che sin da subito mostra allo spettatore un’atmosfera piuttosto inquietante, quasi malata. Il personaggio principale, Thomas Richardson, interpretato da un Dan Stevens con delle espressioni al limite del demoniaco, è un uomo distrutto, impoverito nonostante la ricca famiglia, ritenuto addirittura morto da quest’ultima, dipende da una droga che lo porta a soffrire sia mentalmente che fisicamente. Il tutto reso ancor peggiore dal fatto che la sorella è stata rapita da una setta ritenuta blasfema agli occhi della Chiesa britannica. Evans, concentrando l’attenzione dello spettatore sul devastato Richardson, pone nello spettatore una sensazione di confusione, di sporco che renderà ancor più tesa l’atmosfera quando entreremo in contatto con questa setta, capitanata da MalcolmQuinnFrank, tre personaggi che si sono improvvisati profeti dopo esser capitati su un’isola vicino all’Inghilterra.

Evans coglie subito l’occasione per poter criticare quella che da sempre è stata l’ipocrisia dietro le Chiese di tutto il mondo. Non la Chiesa intesa come fede e religione, valori che Evans non vuole sminuire con questa pellicola ma ne espone tutti gli aspetti, da quelli più dolorosi e quelli più “positivi”, ma vuole criticare l’istituzione politica-sociale che si nasconde dietro questi valori, che da sempre vengono sfruttati dalle grandi potenze per poter ottenere il potere. Infatti la trinità Malcom-Frank-Quinn possono esser visti come tre papi a capo di una religione e di una comunità che hanno creato, quasi per pura fortuna, così da potersi redimere da un passato sicuramente criminale e burrascoso ma che Evans non ci vuole mostrare interamente, dato che non è essenziale per la caratterizzazion dei tre personaggi. Tre papi che tengono unita questa comunità nascondendo la loro vera natura ma che saranno costretti a cercare sostegno nel vile e sporco denaro, che la loro “religione” vieta severamente per evitare volgari distrazioni trai fedeli. Sounds like communism but ok.

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Avrei preferito che Evans rimanesse sul vago, sul non detto, che continuasse a criticare la follia della fede estremista evitando di inserire elementi soprannaturali in modo così esplicito, ma alla fine va detto che il fantasy risulta gestito in modo molto elegante, inquietante e con delle scelte scenografiche e visive che mi hanno ricordato molto lo stile gotico di Del Toro. Nonostante ciò, il film continua il suo dipinto dell’estremismo religioso in tutte le sue sfumature, anche se non come speravo, continuando a terrorizzare lo spettatore in diversi momenti e con diverse figure misteriose, in particolare il personaggio del cosiddetto The Grinder, che sembra essere una sorta di parodia horror violenta della figura del Cristo, qui visto come figlio e protettore di Dio. Terrore che si perde un po’ nel terzo atto che diviene più movimentato, ma non per questo meno intrigante per quanto riguardol’evolversi della trama e dei rapporti trai personaggi.

Nonostante ciò, la regia di Evans rimane costante per tutta la durata del film. Una regia molto semplice, pulita ma brutale nel mostrare la violenza di alcuni momenti, violenza sia fisica, quindi gore vero e proprio, che mentale e psicologica, soprattutto per quanto riguarda il personaggio di Richardson che, vittima della droga, della pressante situazione e di quello che ha visto, sembra scivolare sempre di più verso la follia. Una regia che gode molto anche di una fotografia fredda, ma che torna ad essere viva e colorata, quando ci sono di mezzo quantità di sangue mica da ridere, e molto calda e ombrosa nelle scene notturne, durante le quali apparizioni di figure inquietanti e macabre usanze la fanno da padrone. A rendere il tutto al meglio è la colonna sonora ad opera di Fajar Yusekemal e Aria Prayogi che aiuta lo spettatore nel scendere verso l’abisso di follia e sangue che sta risucchiando Thomas Richardson, insieme ad un montaggio curato sempre dallo stesso Evans che segue molto spesso il ritmo delle varie tracce.

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Questo Apostolo è un film Evans al 100%, dato che, oltre alla regia e al montaggio, il film maker gallese ne ha scritto anche la sceneggiatura. Sceneggiatura che riesce a spiegare tutti i vari misteri che ci vengono presentati, mostrandoci le soluzioni mai in modo banale ma dando allo spettatore una soluzione che lo lascia riflettere sul divano riguardo i temi che abbiamo prima citato: follia, religione e la cattiveria pura che risiede negli abissi più reconditi dell’essere umano. La follia è un tema che viene trattato in modo molto astratto e che serve più che altro a rendere al meglio la tensione, e così anche per la cattiveria umana, ma quest’ultima terribile caratteristica dell’uomo serve anche a far capire allo spettatore tutte le sfumature della religione, che ci vengono illustrate da una bellissima scena con protagonista il passato di Thomas Richardson. Una scena che sembra citare il recente e bellissimo, nonché troppo poco popolare, Silence di Martin Scorsese, nella quale vediamo un giovane Richardson scoprire che è il Diavolo ad inccontrare e toccarre spesso l’uomo, anziché Dio. E a quel punto capisce che ci si può fidare solamente delle persone che ti sono state vicine, che ti hanno aiutato nei momenti più bui, anziché di Dio, imparando così a ‘Guardarsi dai falsi profeti che vengono a voi in veste di pecore ma dentro sono lupi rapaci’.

Quindi se da una parte abbiamo Richardson che rappresenta l’uomo che ha perso tutta la fede che aveva e riesce solamente a vedere il male del mondo, dall’altra abbiamo Malcolm, il Padre di Erisden, che rappresenta l’uomo che continua ad avere una fede incrollabile di fronte ad una situazione che la fede sola non può obbiettivamente risolvere. E sarà proprio questa fede incrollabile che porterà, ironicamente, al crollo del personaggio e alla salita di Quinn, governato da un desiderio di sangue e violenza che aspetta la più piccola scusa per esser scatenato. Menzione speciale va a Michael Sheen nei panni di Malcolm, che ho seriamente fatto fatica a riconoscere con questo look completamente diverso, più invecchiato e con una voce più cavernosa di quel che ricordavo. Un’interpretazione semplicemente unica e che risutla essere sicuramente la migliore insieme a quella di Stevens. Evans mostra solamente gli aspetti più estremisiti della religione? Assolutamente no, ed ecco che entra in gioco uno dei pochi personaggi veramente positivi, ovvero Andrea, interpretata da Lucy Boyton, figlia di Malcolm. Personaggio che cercherà di redimere sia Malcolm che Thomas mostrando loro che la fede e la non-fede estrema non portano a nulla, perché Dio non è solo dolore, ma anche perdono, e che a volte bisogna agire di testa propria anziché aspettare l’aiuta di una qualche misteriosa entità mistica.

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Apostolo non è di certo uno degli horror più belli che abbia mai visto, non raggiunge sicuramente le vette di qualità di un The VVitch (per rimanere in tema religione / ‘900) ma di certo merita di essere considerato come una pellicola al di sopra della media, che riesce a trattare tematiche molto interessanti e importanti anche nel 2018. Un film che riesce a intrattenere con una grande dose di suspense, con dei personaggi caratterizzati molto, molto, bene sia grazie alla sceneggiatura che a tutti i membri del cast (Stevens e Sheen su tutti). Si poteva fare di più, è vero, si poteva trattare l’aspetto soprannaturale / fantasy in modo più elegante, raffinata e inquietante, ma Evans è riuscito nell’intento di confezionare un thriller / horror da gustarsi appieno nel periodo di Halloween, così da soddisfare chi cerca un horror nella norma, ma anche quelli a cui piace cercare il significato che si può celare dietro una determinata inquadratura o un determinato dialogo, soddisfando comunque tutt’e due i tipi di pubblico con un finale che dà la soluzione finale al mistero più grande del film, ovvero il film stesso, a cosa si riferisce con il titolo Apostolo e a quello che vuole rappresentare. Non voglio rovinarvelo, perché merita davvero tanto, dico solo che il povero Thomas Richardson si ritrova ad essere l’agnello sacrificale che riuscirà a liberare l’Uomo da Dio, oppure Dio dall’Uomo, in un attimo di trasformazione nel quale dolore e gioia si mischiano insieme.

Ora che ho finito di parlare, toccca a voi! Se avete visto il film non esitate nel farci sapere la vostra opinione, se invece ancora dovete vederlo, beh, vi consiglio di spararvelo la sera di Halloween con i vostri amici! Non rimarrete delusi.

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