RECENSIONE – Aquaman

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Come volevasi dimostrare Aquaman in realtà è un grande blockbuster, giustamente lodato da più di metà del nostro beneamato pianeta. Dopo il più che godibile Wonder Woman la DC continua con l’intenzione di dar più spazio agli stand-alone, e vince su tutti i fronti.

L’avventura solista incentrata sul protettore degli abissi porta avanti una storia liberamente ispirata alle storie New 52 – e dico liberamente perchè in realtà è presente più che altro lo spirito di conflitto fra Arthur Curry e Ocean Master – ma vive di una vita propria, lontana dallo spirito fumettistico ed adattando un ambiente più shakespeariano. Il tutto viene arricchito di tronfi squilli di tromba, statue immense che fanno a guardia dei ponti, combattimenti all’arma bianca, magia e mistero, ibridando il tutto con un tocco di realtà futuristica, fra armi al plasma, astronavi subacquee, e una chiara (anche se non eccessiva), critica al mondo moderno ed allo scellerato inquinamento che produce nei mari.

Sono presenti anche elementi più classici del genere cinecomic, come il rifiuto del protagonista di divenire eroe, ed il lento cammino che lo porta alla fine ad accettare il suo destino, portato avanti da un rinnovato spirito d’amore ed in questo caso da due bellissimi occhi da cerbiatta che gli fanno anche da improbabile guida. Ovviamente il tutto è alla portata di un blockbuster di massa, quindi non calca mai tanto la mano, ma l’intenzione di raccontare una storia semplice arricchita da un comparto visivo da paura è comunque degno di lodi.

La terza avventura stand-alone del DC Extended Universe rende finalmente giustizia ad un personaggio fin troppo bistrattato nel mondo del pubblico casuale, con un Jason Momoa simpaticissimo e davvero in forma, che da tutto se stesso in un film a cui si vede che ama partecipare. Come non parlare però della bella Amber Heard, che nel ruolo di forte e potente donna degli abissi – in una veste rossa e verde che un po’ ricorda una Ariel se la sirenetta fosse stata una guerriera – ruba certamente la scena in più di un’occasione, ma rimane comunque nel suo ruolo di guida per colui che deve diventare ciò che è qualcosa di più di un re, un eroe.

Grande merito va a James Wan, che con la sua regia mai confusa, sempre chiara e cristallina, riesce a dar il giusto spazio nella messa in scena a tutti gli elementi con cui ha voluto caratterizzare ogni sua inquadratura, dalle paesaggistiche di Atlantide, alle scene d’azione più frenetiche, dalle riprese in set meravigliosamente ricostruiti, ai molteplici piani sequenza utilizzati per dar ancora più vita alle sequenze di lotta e fuga. Il tutto viene arricchito da una vera tavola imbandita di meravigliosi elementi effettistici, che danno il loro meglio nella caratterizzazione delle creature e nella resa visiva delle armi e delle armature. L’intero comparto visivo è una vera gioia per gli occhi, al pari di come poteva apparire Star Wars al pubblico del 1977.

In conclusione Aquaman è una gioia per gli occhi, semplice e d’intrattenimento al punto giusto, che senza mai calcare troppo la mano, regala al pubblico un’avventura degna di essere vissuta.