RECENSIONE – Arrival

Denis Villenueve è uno dei registi migliori di questi tempi, ci ha già emozionato con i suoi precedenti Prisoners e Sicario, dei veri piccoli capolavori di genere, ed eccolo tornare con un nuovo film di un altro genere totalmente diverso dai suoi precedenti lavori. Un film che ci permette anche di capire come il regista tratterà Blade Runner 2049, dato che il film in questione è uno sci-fi. Sto parlando ovviamente di Arrival, film accolto in maniera a dir poco positiva dalla critica tanto da aver ricevuto nomination agli Oscar 2017 di una certa rilevanza, tra cui addirittura miglior film. Sarà davvero così bello?

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Mi potete elencare i migliori film di fantascienza che vi vengono in mente che siano mai usciti? Ammettiamolo, la maggior parte di essi risalgono agli anni ’70/’80, al massimo ’90. Ora mi potete dire quelli usciti post 2000? Sono davvero pochissimi quelli di un certo livello, se mi permettete i migliori sono Interstellar ed Ex_Machina, poi ce ne saranno altri che non ho visto e che ora non mi vengono in mente, ma di sicuro non sono moltissimi. Con Arrival è impossibile dire che non si tratti di uno dei migliori film di fantascienza degli ultimi anni, se non di sempre. Sì, l’ho detto: Arrival è uno dei migliori film di fantascienza che abbia mai visto. Se un film mi fa venire la pelle d’oca dall’inizio alla fine, con brevi intervalli di “tranquillità” vuol dire che questo è un film della madonna.

L’aspetto tecnico del film è perfetto, nel vero senso della parola. Ragazzi, non c’è nemmeno la più minima sbavatura nella tecnica di questo film. Denis Villenueve con i suoi precedenti lavori ha messo in moto una regia bellissima, ma qui si è superato. La simmetria di alcune scene è perfetta e bellissima, come anche alcuni piani sequenza puliti, semplici ma che sanno emozionare come poche scene sanno fare. Le scenografie austere, semplici ma di grandissimo effetto che insieme alla fotografia e alla colonna sonora si sposano perfettamente. La fotografia ad opera di Bradford Young è a dir poco fantastica. Parliamo di una fotografia molto tipica di Villenueve, con i colori scuri molto accentuati, in particolare il grigio e il nero, spenti, spesso quasi monocromatici ma che non trasmettono quella tipica sensazione di freddo. Infatti nelle scene in cui i personaggi si trovano in una stanza con una luce calda accesa i colori si fanno molto caldi e non si cerca di smorzare quella sensazione. Manca la presenza dei forti controluce che invece caratterizzano la fotografia di Prisoners e Sicario, a cura di Roger Deakins, un direttore della fotografia con un curriculum mica da ridere.

Ma la colonna sonora, cari lettori, la colonna sonora è qualcosa che trascende il concetto di bello. Jóhann Jóhannsson ha composto delle musiche angoscianti, caratterizzate da suoni molto lievi che riescono a rendere la scena di una maestosità che raramente si vede al cinema. Ho adorato l’inserimento del pezzo On the Nature of the Daylight, di Max Richter, usato anche da Martin Scorsese in Shutter Island. Un pezzo che amo alla follia è che appena l’ho sentito mi è partita la pelle d’oca alta tre metri. Villenueve ha inserito il pezzo in dei momenti del film molto specifici e non a caso, ma dovrei fare spoiler per parlarne più nello specifico.

In pratica Arrival spezza tutti i canoni di un tipico film sci-fi per dare vita ad un prodotto che si merita il posto nell’Olimpo dei film sci-fi più belli di sempre. Come per esempio la prima volta che vediamo l’astronave aliena, una scena perfetta, un vero e proprio capolavoro oserei dire. Villenueve non ti mostra subito gli alieni, ok? In un qualsiasi film di fantascienza gli alieni arrivano subito e te li mostrano subito, senza introdurre i personaggi e tutto quello che è necessario per un buon film. Ormai uno spettatore medio vuole subito essere catapultato nel bel mezzo dell’azione senza che il film introduca niente, oggi vogliamo solo l’azione. Questa volta però Villenueve si prende il suo tempo, mostrandoci tutto quello che accade attraverso gli occhi della protagonista: Louise. All’inizio vediamo solamente dei frammenti delle navi nei servizi del TG, e poi arriva il “primo incontro”, quella presentazione in pompa magna che ancora ora pensandoci mi emoziona come poche cose sanno fare.

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La sceneggiatura porta la firma di Eric Heisserer e si basa sul racconto della raccolta Storie della Tua Vita di Ted Chiang. Che dire, ammetto che ci sono alcune cose che non vengono spiegate chiaramente, come per esempio la decodificazione del linguaggio alieno o alcune cose che riguardano il personaggio di Louise. Ma in linea generale abbiamo di fronte una trama che riesce a tenerti incollato allo schermo dal primo frame fino all’ultimo, con un colpo di scena finale a dir poco magnifico, tant’è che quando sono partiti i titoli di coda io, e miei compagni d’armi con cui ho visto il film, dovevamo prenderci qualche minuto perché eravamo devastati positivamente da quello che avevamo appena visto. I dialoghi scritti per ogni personaggio sono perfetti, come le affermazioni che riguardano la lingua della dottoressa Banks, o quelle che riguardano la scienza del professor Donnelly o quelle sulla strategia militare del colonnello Weber. Heisserer vuole mostrare anche come i vari paesi, a livello diplomatico, si comporterebbero d’innanzi un simile evento. La situazione che viene rappresentata è secondo molto reale e attuale: i paesi appena si presenta la più che minima difficoltà scelgono il silenzio e di non comunicare tra loro per trovare una soluzione al problema, ma anzi, usano come al solito le armi e la violenza. Perché sì, noi siamo un popolo guerra fondaio e razzista (altrimenti Trump non sarebbe mai salito al potere), ci facciamo tanto i buoi di turno dicendo che la guerra fa schifo, siamo tutti uguali, ma appena ci si presenta una situazione particolare siamo i primi a dire “Buttiamo le bombe sopra questi stronzi”.

Parlando proprio dei personaggi quello della protagonista Louise Banks l’ho adorato alla follia. Louise è una linguista di un certo livello che viene scelta per comunicare con gli alieni, affinché possa capire perché sono qui e cosa vogliono. Il personaggio è approfondito perfettamente, con una storia che emoziona a dir poco ed ho adorato il rapporto che si instaura tra lei e Ian Donnelly ma anche quello che insatura con gli alieni. E’ bellissimo vedere come soltanto lei riesca a capire veramente gli alieni e a empatizzare con loro. Complice ovviamente Amy Adams nei panni del personaggio. Questo 2016 è stato anche il suo anno; tralasciando Batman v Superman, perché il personaggio di Lois è odiosa e la Adams è di un insipido mai visto, in Animali Notturni (di cui trovate qui la nostra recensione) e in questo Arrival la Adams ha di nuovo tirato fuori quell’attrice che abbiamo visto in American Hustle o in altri film. Io trovo scandaloso non vederla candidata come miglior attrice protagonista quest’anno, insomma, nominano per la trentesima volta Meryl Streep, che è stata bravissima in Florence eh, invece della Adams che vorrei vederla finalmente col riconoscimento che le spetta. Ma sappiamo che la meritocrazia non spesso è presente in casa Academy. Impossibile negare la bravura dell’attrice nel rendere benissimo la gioia di Louise nel vedere i progressi che fa mentre parla con gli alieni, o anche la sua tristezza e malinconia.

Ho adorato come Heisserer e Villenueve abbiano trattato gli alieni, essi sono dei veri personaggi e anche parecchio approfonditi. Non solo li vengono dati dei nomi ma si rivelano essere degli esseri molto intelligenti e saggi, totalmente diversi da quelli visti in molti film di fantascienza. A malapena li vediamo chiaramente, c’è sempre questa foschia di mezzo che li dà un alone di mistero molto inquietante, e il fatto che siano enormi non aiuta di certo. Adoro come si comportano, il loro look, i suoni che emettono e ovviamente, come ho già detto, il loro rapporto con Louise. C’è anche una teoria mia personale che riguardano gli alieni del film, chiamati “eptapodi”, che magari vi illustrerò in un articolo futuro.

Un po’ troppo in sordina è rimasto il personaggio di Ian Donnelly, interpretato dal caro Jeremy Renner, che ho apprezzato moltissimo. Ian è il tipico scienziato arrogante che crede che la scienza sia la chiave di tutto ma più avanti scoprirà che non è così, o almeno non per tutto. Ho adorato il rapporto che si sviluppa tra Ian e Louise perché riescono a empatizzare tra loro ma senza cascare nel tipico rapporto romantico con bacio alla fine. Anzi, alla fine sta per scattare il bacio ma ecco che Villenueve dice “No, qui non si casca nel banale”. Però ripeto, il suo personaggio rimane un po’ troppo in sordina e Renner, per quanto io l’abbia adorato, mi aspettavo che desse un’interpretazione ancor migliore. Lo stesso posso dire di Forest Whitaker, il suo personaggio rimane un po’ troppo nell’ombra, anche se comunque ben caratterizzato. Parliamo di un colonnello che sa qual è la cosa giusta da fare ma purtroppo è comunque un uomo di guerra e sa che alcune situazioni a prima vista non portano mai nulla di buono. In più essendo un soldato deve semplicemente eseguire gli ordini e spesso si ritrova con le mani legate.

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Arrival è un film che non dovete perdere per nessun motivo al mondo. Non sto a dirvi “vi consiglio perché bla bla”, no. Dovete vederlo assolutamente perché sci-fi del genere oggigiorno sono quasi impossibili da trovare. Sappiate che alla fine di tutto mi stava per scendere qualche lacrima ma non perché il finale è sdolcinato o ste cose qua, no, ma perché il film per come è stato realizzato è semplicemente sensazionale. Dopo aver visto questo film, nonostante provi ribrezzo per il progetto in sé, voglio assolutamente vedere Blade Runner 2049. Se Villenueve riesce a fare un film che sia solo la metà di quello che è Arrival allora rimarrò soddisfatto dal prodotto. Il caro regista canadese è riuscito a fare un film sci-fi totalmente nuovo, non stiamo parlando del solito film sugli alieni che invadono la Terra, parliamo qualcosa di molto più profondo e molto, ma molto più elaborato tecnicamente. Mi rode tantissimo il culo nel vedere il film snobbato nelle categorie come miglior attrice protagonista (ma di questo ho già parlato) e soprattutto il film non è stato nominato per gli effetti speciali e la colonna sonora. Stiamo scherzando vero? Ok che la parola “oscar” non è mai sinonimo di qualità, però cazzo, io non ho visto Passengers ma credo che abbia letteralmente rubato il posto ad Arrival. Ma per questo paragone dovrò aspettare ancora un po’.

Voi che ne pensate? Se avete visto il film fatemi sapere la vostra opinione in proposito.