RECENSIONE – Assassinio Sull’Orient Express

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Agatha Christie è sicuramente una delle scrittrici più influenti della letteratura moderna, con i suoi gialli letti da tutti sin dall’infanzia. Ma pensate un po’? Come al solito io non ne ho mai letto uno, ma ciò nonostante, quando sentii parlare per la prima volta del film tratto dal romanzo di Assassinio Sull’Orient Express, subito la mia attenzione venne catturata. Kenneth Branagh alla regia prometteva molto bene, e anche come attore protagonista mi ispirava parecchio, per non parlare del resto del cast ricco di grandi nomi come Johnny Depp Judi Dench. Pertanto da questa recensione non aspettatevi paragoni col libro della Christie, perché per è impossibile farne, ma aspettatevi una recensione di un appassionato che ha visto il film sgombro di qualsiasi idea e che manco sapeva chi fosse Hercules Poirot. Detto questo, iniziamo.

Kenneth Branagh alla regia non mi è mai dispiaciuto, anche se ancora devo recuperare i suoi veri grandi film, come HamletEnrico VIl Canto del Cigno, ma dalla regia di questo Assassinio Sull’Orient Express si può assolutamente capire che tipo di attore e regista sia Branagh. Branagh è stato prima di tutto un attore teatrale, in particolare ha recitato innumerevoli volte in trasposizioni di opere di William Shakespear, e infatti il film è molto teatrale. La regia di Branagh è limpida e semplice, con inquadrature fisse sui personaggi, i quali sono sempre al centro dell’attenzione, proprio come a teatro. Branagh per rendere il tutto ancor più teatrale cerca di ridurre al minimo gli stacchi, e quindi utilizza numerosi piani sequenza o inquadrature fisse per rendere tale effetto. Una regia molto personale e ispirata che raggiunge il suo apice non solo nei bellissimi piani sequenza, ma soprattutto nella scena finale dove vi è anche un palese (e bellissimo) richiamo al Cenacolo di Leonardo Da Vinci (tra l’altro i personaggi, incluso Poirot, sono proprio 13). Ovviamente il tutto è rafforzato dal soggetto del film, dato che la storia scritta dalla Christie è ambientata sempre nel treno, o al massimo nelle zone vicine ad esso. L’aspetto teatrale però va a minare altri lati dell’aspetto tecnico della pellicola, come la fotografia ad opera di Haris Zambarloukos.

La fotografia in linea generale è molto bella, con delle tonalità tendenti soprattutto verso colori freddi come il blu, che però non danno quell’effetto “neon” che era al centro della campagna pubblicitaria. Peccato perché si poteva dare un aspetto più “moderno” al film senza andarlo a snaturare, creando anche dei giochi di luce davvero particolari e originali per questo genere di film. Invece la fotografia è anch’essa molto teatrale, soprattutto per quanto riguarda le scene in esterno che risultano essere fin troppo luminose. Dato che Branagh voleva mettere al centro di tutto i personaggi, spesso nelle scene in esterno abbiamo questi ultimi illuminati prepotentemente con una luce, come se fosse un faro teatrale, che li illumina in modo diverso rispetto all’ambiente che li circonda. In questo caso sembra che gli attori abbiano recitato su un set in green screen, cosa non vera, e infatti ho apprezzato l’uso minimo degli effetti visivi, che, però, nonostante siano pochi, risultano essere fin troppo finti. Ma non essendo un film che punto su quello di certo non hanno rovinato al visione.

La colonna sonora è scritta da Patrick Doyle, assiduo collaboratore di Branagh e, come quest’ultimo, ha grande esperienza teatrale. Infatti anche la musica del film è molto semplice, tipica di un’orchestra classica e di un’opera teatrale. La maggior parte delle tracce è suonata con violini o pianoforte, spesso soltanto con il piano. Una colonna sonora per lo più gioiosa ed elegante, tipica di un film anni ’80/90 basato su un romanzo ambientato ottant’anni fa, che però riesce a farsi inquietante, misteriosa e malinconica nelle scene adatte andando così a creare l’atmosfera giusta per ogni momento. Purtroppo anche qui, si poteva giocare su suoni più techno per rendere il film più moderno, come era stato pubblicizzato, ma onestamente va benissimo così. Diciamo che questo discorso vale più per la fotografia, che è stata fin troppo contaminata dal lato teatrale.

Murder On The Orient Express GIF

Avere come soggetto di base un romanzo giallo di Agatha Christie è praticamente una garanzia, essendo una delle scrittrici più importanti del ‘900 e una delle più apprezzate, soprattutto per quanto riguarda i romanzi gialli, ma va detto che la sceneggiatura è stata scritta veramente bene. Quando durante i titoli di coda è apparso il nome di Michael Green come sceneggiatore mi è preso un coccolone e la mia stima per quell’uomo cresce di giorno in giorno. Penso che questo 2017 sia stato l’anno del suo esordio: ha scritto il soggetto di Alien: Covenant (che è comunque buono al di là di come sia stata sviluppata la sceneggiatura mandando tutto in vacca) e ha co-scritto la sceneggiatura di Logan Blade Runner 2049, che sono trai film più belli di questa stagione. Quindi direi che abbiamo a che fare con un vero e proprio professionista, che ancora una volta riesce a stupire. La sceneggiatura di Assassinio Sull’Orient Express presenta una trama caratterizzata da una giusta gestione del ritmo e dei tempi, facendo sembrare un film di quasi due ore molto, ma molto, più corto. Forse ci si poteva prendere un po’ più di tempo per caratterizzare meglio i personaggi, i quali, essendo tanti, risultano essere sicuramente ben approfonditi, ma giusto un paio sono messi ben in evidenzia (eccezion fatta per Poirot che è protagonista assoluto della vicenda). Anche la sceneggiatura è molto teatrale per gli stessi identici motivi prima elencati, anche se la presenza di scene flashback è in contrasto con l’intenzione del regista di dar vita a una pellicola teatrale, ma alla fine si ha l’atmosfera desiderata. Infine va detto che ci sono alcuni buchi di logica che, insomma, meh, da uno come Green non mi sarei aspettato, ma alla fine è una buonissima sceneggiatura, sicuramente una delle migliori da lui scritte per quanto riguarda il cinema, nonostante siano abbastanza poche.

I personaggi sono molti, e alcuni, come detto prima, più incisivi di altri, ma si può dire in linea generale che tutti hanno un ruolo ben definito all’interno della trama. Tutti sono legati per qualcosa avvenuto diversi anni fa, che per loro è impossibile da dimenticare e la cara Christie per questa faccenda si è ispirata ad un caso reale avvenuto in quegli anni, così da ridurre ancor di più la linea che separa realtà e finzione. Hercule Poirot deve far fronte ad un’indagine che metterà alle strette il suo ideale più solido, quello riguardo la giustizia. Poirot crede che il mondo sia solo bianco e nero, ma alla fine capirà, dovrà capire, che ci sono miliardi di sfumature di grigio. Poirot per questo è un personaggio meraviglioso, che fa riflettere lo spettatore su tematiche come la già citata giustizia, l’omicidio e il lutto, ma sin dall’inizio si presenta come un personaggio eccentrico, surreale, carismatico e un po’ troppo sicuro di sé, ma estremamente simpatico e, in alcuni momenti, anche buffo, ma in senso positivo del termine. Tutte caratteristiche che ti faranno affezionare al personaggio in men che non si dica. Branagh si ritaglia anche il ruolo d’interprete di Poirot, facendo un lavoro eccezionale. Una perfomance estremamente espressiva quella di Branagh, che a malapena si riconosce con quei baffi esagerati e grotteschi, caratteristica fissa del personaggio. Marco Mete doppia il personaggio egregiamente, dando grandissima energia e carisma al personaggio con un perfetto e non troppo stereotipato accento belga, dando giustizia alla perfomance di Branagh.

Tutti gli altri personaggi sono ricoperti da un alone di mistero, uno di loro è l’omicida e, se non avete letto il libro, non aspettatevi una soluzione semplice e scontata. Il film alla fine ci presenterà una soluzione del caso estremamente profonda e sorprendente, molto simbolica e che, come abbiamo detto prima, toccherà Poirot nel profondo e così anche lo spettatore. Un finale che mostra per chi è profano, come me, che Agatha Christie è una scrittrice che ha parecchio da dare sotto tantissimi punti di vista e di cui sicuramente inizierò a leggere diverse cose a breve.
Purtroppo, come detto prima, alcuni personaggi risultano essere quasi inutili, apparendo per pochissimo tempo, come Biniamino Marquez, interpretato da un carico ed ispirato Manuel Garcia-Rulfo, che però non spicca particolarmente per il poco tempo concessogli, come anche il personaggio di Hildegarde Schimdt, interpretata da Olivia Colman. Un personaggio abbastanza anonimo, e la Colman (che è un’attrice meravigliosa. Vedere Broadchurch per credere) non dà sicuramente il meglio di sé per cercare di rendere il personaggio più memorabile, al contrario di Judi Dench che, nonostante il suo personaggio (Natalia Dragomiroff) appaia per poco tempo, ma decisamente di più rispetto agli altri due prima menzionati, riesce a rendere il suo personaggio memorabile. Ma aggiungerei, e perdonate il francesismo, un ‘Grazie al cazzo’ grande quanto una casa, dato che parliamo di un’attrice che ha fatto la storia del cinema e del teatro.

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Un personaggio molto particolare al quale ti ci affezioni in tempo record è Edward Mastermann, un fedele maggiordomo che nasconde un segreto decisamente inaspettato e sicuramente quello più difficile da portarsi dietro, un segreto che forgia il carattere di questo personaggio. Derek Jacobi riesce perfettamente a rendere l’idea del personaggio, e vederlo conciato in questo modo mi fa pensare che come possibile Alfred Pennyworth sarebbe perfetto.
Mi ha sorpreso molto Josh Gad, che si sveste di quell’aria da ragazzo paffuto e simpatico per interpretare MacQueen, un personaggio decisamente più scontroso e subdolo. Contentissimo di vedere Penelope Cruz dare una buona perfomance, dopo un po’ di anni che lasciava parecchio a desiderare, come anche Willem Dafoe, che è da parecchio tempo che non lo vedevo in azione, e che riesce perfettamente, grazie soprattutto alla sua tipica presenza scenica, a rendere sul grande schermo la duplice natura del suo personaggio. Ma soprattutto sono stracontento di aver visto la cara Daisy Ridley al di fuori di Star Wars. Ormai l’attrice è lanciatissima grazie al ruolo di Rey, e, finalmente, iniziamo a vederla più coinvolta in tantissimi progetti. In questo Assassinio Sull’Orient Express è perfetta per il ruolo dell’istruttrice britannica, riuscendo a portare sul grande schermo questo personaggio innocente, ma che dentro di sé nasconde un grande tormento. Sorprendente è il personaggio di Leslie Odom Jr., il Dr. Arbuthnot, un dottore di colore molto carismatico e affascinante ed è la causa prima che dà vita ad un’altra discussione riguardo la tematica del razzismo, che in quegli anni dilagava in tutta Europa. Parliamo del 1934, cinque anni dopo inizierà la Seconda Guerra Mondiale e sappiamo bene cosa comporterà per neri, ebrei, omosessuali e chi più ne ha più ne metta. Una tematica che non mi sarei mai aspettato di trovare in questo film e che non occupa nemmeno troppo spazio, essendo comunque solo di contorno e legata al singolo personaggio del Dr. Arbuthnot.

La più grande soddisfazione del film è sicuramente il carissimo Johnny Depp nei panni di Samuel Ratchett. Finalmente vediamo Depp nei panni di un personaggio normale, o almeno che non indossa un capello buffo o quintali di trucco in faccia. Quest’anno il caro Depp era tornato ancora una volta nei panni di Jack Sparrow con Pirati Dei Caraibi – La Vendetta di Salazar, dimostrando in modo implicito di non voler più tornare nei panni di quel personaggio, e finalmente ha avuto l’occasione di fare qualcosa di diverso. Il suo personaggio è inquietante e avvolto in un alone fittissimo di mistero. Un personaggio prepotente, che vuole tutto subito, ma dovrà scontrarsi con la testardaggine e il carisma del caro Poirot, che lo metterà parecchio in difficoltà. Infine tra le attrici più di spicco del film abbiamo la talentuosissima Michelle Pfeiffer, che quest’anno ci aveva già deliziato con la perfomance nel Madre! di Aronofsky, capolavoro moderno incompreso da tutti. La Pfeiffer interpreta quello che è il miglior comprimario del film: una donna che si presenta come un personaggio arrogante, molto presuntuoso e viziato, ma che sarà al centro di un risvolto a dir poco toccante fulcro dell’intero film. La Pfeiffer riesce perfettamente, grazie ad un’immensa espressività, a passare dall’essere scontrosa all’essere indifesa e la vera vittima di tutta la storia. L’età l’ha sicuramente segnata fisicamente (più o meno) ma sicuramente ha dimostrato ancora una volta di avere moltissimo da dare da un punto di vista recitativo e speriamo che possa aggiungere qualcosa al prossimo Ant-Man & the Wasp.

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In sinossi, Assassinio Sull’Orient Express merita davvero tanto. Un film estremamente personale per Branagh, che dà vita ad una pellicola teatrale ed elegante, ricca di mistero e riflessiva su tantissimi argomenti. Personaggi che potevano essere trattati meglio, ma alla fine funzionano tutti, merito soprattutto per le ottime interpretazioni di questi grandissimi attori. Che dire? Se siete dei profani della letteratura di Agatha Christie come me allora rimarrete estremamente sorpresi dalla trama e dai suoi risvolti, e vi potrete godere questo film appieno. Non vedo l’ora che esca il sequel, intitolato Poirot sul Nilo. Ad ogni modo, indipendentemente dalla vostra cultura in merito ai libri della Christie, vi invito assolutamente a vedere il film. Se invece l’avete già visto lasciate un commento con la vostra opinione!


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