RECENSIONE – Avengers: Endgame (NO SPOILER)

‘We are in the endgame now’. Queste sono le parole di Doctor Strange pronunciate alla fine di Avengers: Infinity War, insieme a quelle altre profetiche proferite da Thanos nel trailer del film uscito nell’anno scorso, ovvero: ‘The end is near’. Beh, ormai ci siamo. 11 anni di film, di emozioni, di storie, belle e brutte, di personaggi, hanno portato a questo momento: la fine di tutto. La fine di questa bellissima era, ma che non è nient’altro che un nuovo inizio.  Una fine dalla quale ci aspettavamo tutto e niente, un vero e proprio salto nel buoi per noi spettatori, ed ora che siamo saltati, eccoci qua. Di ritorno dal buio, pronti per condividere, senza anticipare nulla, per quello c’è la nostra video-recensione spoilerosa che trovate sul nostro canale YouTube, quella che è la nostra opinione verso il film dell’anno, e sicuramente uno degli eventi cinematografici più importanti di sempre: Avengers: Endgame.

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Parlare della più grande montagna russa di emozioni che abbia mai sperimentato sarà davvero difficile, ma devo fare il mio tentativo.

I fratelli Russo ci hanno mostrato non poca roba riguardo la pellicola, eppure una volta iniziato il film in meno di 10 minuti tutto quello che sapevamo è stato brutalmente demolito, e quel poco che è rimasto è stato sin da subito messo in scena per poter passare al vero succo della pellicola, che risulta essere un gigantesco omaggio a tutti i film usciti fino adesso che compongono il Marvel Cinematic Universe e, in particolare, la cosiddetta Saga dell’Infinito (Infinity Saga). Abbiamo l’azione e la poteznza tipica dei due fratelli registi che abbiamo conosciuto con The Winter Soldier ed Infinity War, ma anche la passione, il cuore e l’umorismo di Joss Whedon e James Gunn. Parliamo praticamente di un film che non sarebbe mai potuto esistere non tanto senza i film precedenti (perché sennò di che cazzo era il finale?) ma piuttosto senza le persone che hanno permesso a quei film di vivere. Infatti nonostante stiamo parlando di un finale si è deciso di concentrarsi veramente poco su quello che succederà dopo, su quello che sarà la Fase 4 del MCU e di quello che verrà dopo Spider-Man: Far From Home, ma di dare più spazio a chi c’è adesso, a chi è presente, e che non ci sarà più, e a tutto quello che c’è stato prima.

Omaggio che viene reso soprattutto grazie all’inimitabile ed unico compositore Alan Silvestri, le cui sinfonie composte per questi ultimi due film sono qualcosa di unico, sensazionale, che toccano le corde emotive dello spettatore, e del bambino che è in lui, come pochi film di genere sono stati in grado di fare. Alla faccia di chi crede che l’Universo Marvel non abbia identità musicale. E’ vero, ci ha messo un po’ per ottenerla, ma come si può definire dimenticabile il tema dei Vendicatori? O quello di Capitan America? O anche quello di un personaggio meno “pilastro” come Ant-Man? Non a caso in Endgame più volte quando al centro dell’attenzione abbiamo un determinato personaggio è il suo tema a fare da sottofondo, e quando ne avremo più bisogno, la fanfare dei Vendicatori farà il suo meraviglioso ingresso, ed è lì, in quel momento, che per me rimarrà nella mia testa per sempre per come l’ho vissuto, che tutti voi sentirete un lacrimuccia dovuta all’enorme fomento scendere sulla vostra guancia. Del tipo che in confronto l’arrivo di Thor nel Wakanda è ‘na barzelletta.

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Una colonna sonora molto diversa da quella di Infinity War, non tanto per i temi, dato che molti di essi vengono ripresi dal film precedente, ma le atmosfere si avvicinano molto di più a quelle più leggere del primo Avengers di Whedon, con un ampio impiego di percussioni “rock” e note molto più da cinecomic “classico” che permettono di respirare un’aria decisamente meno “da guerra” rispetto al predecessore. Difatti, Endgame in quanto atmosfere risulta essere molto, ma molto, lontano da Infinity War, anche nelle scene più drammatiche, nelle quali, però, invece che tragedia (che comunque, fidatevi, non manca affatto nel film) abbiamo un pathos, una potenza, che raramente ho percepito in un film. Forse solo nella trilogia de Il Signore degli Anelli. Atmosfere distaccate da Infinity War anche per un tasso di umorismo decisamente maggiore, soprattutto nella prima parte. E sapete una cosa? Alla fine dei conti il film dire che l’ho adorato è, boh, un eufemismo esagerato, non ci sono parole per dire quanto mi ha toccato, però nel primo atto e mezzo, insomma, stavo un attimo storcendo il naso.

La comicità dei film Marvel Studios mi piace, ma spesso è inserita in modo fin troppo forzato, e qui abbiamo spesso momenti comici che avrei evitato tranquillamente, soprattutto nelle scene che riguardano il personaggio di Thor, il cui senso di colpa per non aver ucciso Thanos quando ne aveva l’occasione lo sta divorando dall’interno, e questo dramma, questo tormento, i Russo, insieme agli sceneggiatori Christopher Markus Stephen McFeely, non sono riusciti a renderlo nel modo giusto se non con una comicità alle volte fuori luogo e che fanno apparire Thor come un, perdonatemi, coglione. Sono rimasto stupito da ciò? Sì e no. Pensiamo anche a come trattarono il personaggio in Thor Thor: Ragnarok: stesso identico discorso. Quanto meno sono riusciti a dare maggior credibilità a Bruce Banner / Hulk, che rimane sempre un po’ macchietta comica purtroppo, rispetto ai due film precedenti grazie ad un bellissimo espediente narrativo che fa evolvere il personaggio come tutti speravamo, ma che onestamente non mi aspettavo succedesse in questo film.

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Tutti gli altri membri degli Avengers ne escono non bene, di più. Ant-Man, Rocket e War Machine ne escono benissimo come ottimi comprimari comici, non a caso sono loro i protagonisti delle gag migliori della pellicola, mentre poi tutti gli altri vengono approfonditi come mai avrei pensato, con un’introspezione che li porta al cosiddetto ultimo stadio della loro evoluzione. Nebula si scontra in modo definitivo con suo padre Thanos, il che la rende protagonista di alcune delle scene più emozionanti del film. Poi abbiamo Occhio di Falco, incattivito, violento e senza padrone, un Ronin, che gli stessi Avengers inizialmente non sanno come gestire, con un grandissimo Jeremy Renner come interprete. Natasha Romanoff / Vedova Nera semplicemente totale, Scarlett Johansson riesce nel mostrare tutto il dolore del personaggio dovuto allo Schiocco, che risulta essere molto più di quel che si possa pensare. Ma sono, ovviamente, i nostro Steve Rogers / Capitan America Tony Stark / Iron Man a brillare di luce propria in questo film. Il loro cerchio di storia si chiude nel miglior modo che un essere umano potesse mai immaginare. Per entrambi poetico, dolce, toccante e sì, triste ed amaro, e neanche poco. Anzi, amarissimo e tristissimo, e per questo bellissimo. Chris Evans Robert Downey Jr. hanno interpretato questi ruoli, in questo film, veramente con tanto, ma veramente, tantissimo amore e passione, dimostrando ancora una volta che questi personaggi non potevano essere interpretati se non da loro.

Thanos? Beh, Thanos c’è eccome, e quando appare è sempre una gioia immensa in quanto magnifico da un punto di vista della presenza scenica. Ma va detta una cosa importante: il personaggio non comunica tantissimo allo spettatore rispetto ad Infinity War. Sì, in Endgame funziona, e tanto, lo scontro finale è qualcosa di unico e immenso, ma lui è già stato il vero protagonista del precedente film, e questo composta che ormai ha praticamente già detto tutto quello che aveva da dire. Non è un problema però, perché questo Endgame non ha per protagonista il Titano Pazzo, ma i Vendicatori. Sono loro al centro di tutto, sono i rapporti tra di loro e i comprimari ad essi legati che fanno il film, oltre ovviamente al loro disperato tentativo di annullare quanto fatto da Thanos. E questa enorme introspezione dei personaggi li porta ad esser visti prima come esseri umani e poi come supereroi, elemento che li pone di fronte a delle situazioni, a delle scelte praticamente impossibili da compiere. E da qui, appunto, scaturisce il dramma, la tragedia, l’umanità della pellicola, che mostra una buona volta per tutta che cos’è un supereroe vero, ma anche cos’è un vero essere umano, portando ogni singolo Vendicatore all’ultimo stadio (e motli di questi “stadi” definire inaspettati sarebbe veramente troppo riduttivo) di questa evoluzione durata 11 anni.

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Film trascendentale come esperienza cinematografica e come conclusione di una delle saghe più belle degli ultimi anni. E’ privo di difetti? Manco per niente, di difetti ne ha, e onestamente nemmeno pochi. Buchi di trama e forzature ce ne sono, e si fanno sentire parecchio. La sceneggiatura risulta più spesso molto pigra, sceglie la soluzione più facile a buon mercato, e per questo spesos banalissima. Come ho già detto, il dramma di Thor non viene trattato come tale, le relazioni trai personaggi, seppur ben sviscerate nel corso della storia, potevano esser meglio curate con dei tempi più dilatati, dato che spesso si passa da una situazione all’altra in modo fin troppo rapido. Causa di ciò forse anche un montaggio che spesso non è dei migliori, anche se a grandi linee non lo si può condannare. Inoltre, delusissimo dal ruolo che assume Capitan Marvel nel film: decisamente più piccolo rispetto a quello che sembrava essere, anche se come scelta narrativa viene giustificata in modo molto plausibile, contando anche che, come ho detto, è un film incentrato sulla vecchia guardia e non su chi prenderà il loro posto.

I difetti sono davvero tanti, è vero, ma questi spariscono come i Vendicatori alla fine di Infinity War, oscurati da tutti i pregi di cui ho parlato prima. Perché le emozioni che ho provato, ripeto, sono state talmente forti che posso chiudere ben più di un occhio su queste faccende. D’altronde, parliamo di un cinefumetto, mica di Bergman.

E’ un film d’intrattenimento, intrattiene? Sì. Tre ore di film e sembra che ne duri una e mezza. Pone il punto decisivo per la Saga dell’Infinito? Cazzo sì, e si va anche a capo ma senza ancora poggiare la penna,  se non in modo molto lieve. Emoziona? Tantissimo. Pone spunti di riflessione? Sì, non troppi, ma sì. L’ultima cosa che mi sento di dire è: grazie. Grazie a Kevin Feige per aver messo in piedi tutto questo. Grazie ad ogni singolo attore che ha preso parte a questo universo e che viene, giustamente, omaggiato con quelli che credo siano i titoli di coda più belli ed emozionanti che abbia mai visto al cinema (mai sentito applaudire così forte in sala per i titoli di coda) e soprattutto grazie anche al compianto Stan Lee, senza il quale non avremo mai avuto questi incredibili personaggio e che qui vediamo nel suo ultimo, indimenticabile, bellissimo cameo.

Grazie ancora di cuore per questo bellissimo viaggio, ed ora pronti per nuove avventure in territori inesplorati del cosmo e non solo.

Nuff said.

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