RECENSIONE – Better Call Saul (3° stagione)

Dopo il successo enorme ricevuto in Breaking Bad, Saul Goodman è al centro di una serie completamente sua e ancora una volta scritta da Vince Gilligan. Bob Odenkirk interpreta il personaggio per l’ennesima volta nella terza stagione della serie Better Call Saul, serie prequel/spin-off di Breaking Bad incentrata sul passato di Saul Goodman. Le prime due stagioni sono state fantastiche, e con questa terza stagione sembrava che ci saremo riavvicinati alle atmosfere della serie madre grazie al ritorno di un determinato personaggio. Ci saranno riusciti?

Ho sempre apprezzato la serie perché venendo dal mondo di Breaking Bad riprende il suo stile, la sua regia, le sue musiche, la sua fotografia, tutte quelle caratteristiche tecniche che rimandano alla serie cult di Vince Gilligan. Al tempo stesso, però, ha un qualcosa di tutto suo, qualcosa che ti fa capire che non si tratta di Breaking Bad ma di qualcos’altro. La regia è spesso caratterizzata da inquadrature ricercatissime e da uno studio dell’immagine perfetto per la scena, aiutate anche dall’incredibile montaggio che spesso presenta frequenti ‘jump cut’ esattamente come Breaking Bad. La fotografia, a cura di Marshall Adams (e non più di Arthur Albert), è molto fedele all’atmosfera della serie madre ma in questa terza stagione, nelle prime puntate, ho notate dei giochi di colori diversi dal solito che non mi sono piaciuti affatto e che cozzavano troppo con l’atmosfera originale. Ci sono momenti in cui i colori sono troppo caldi e scuri, tant’è che in una scena si possono vedere anche degli aloni neri ai bordi. Oppure un’altra scena è caratterizzata da un blu elettrico che pervade tutta l’immagine e che non centra niente con i colori che dovrebbe avere la serie. Si tratta di scene perlopiù girate all’esterno, dove magari la luce del sole può aver fatto brutti scherzi, ma un direttore della fotografia capace deve saper gestire queste cose da principiante.
Anche la regia di quegli episodi risultava molto diversa e inadatta quello che dovrebbe essere, con inquadrature e angolazioni che non si erano mai viste e che non funzionavano.  E’ vero, prima ho detto che la serie gode di qualche novità rispetto alla serie madre, ma se queste cose non funzionano allora è meglio lasciar perdere.

Le musiche portano ancora una volta la firma di Dave Porter, che questa volta ci propone dei temi molto più country o folk, per certi aspetti. Si utilizzano strumenti molto diversi, come la chitarra o il banjo, ma allo stesso tempo utilizza lo stesso tipo di melodie e di suoni che abbiamo sentito in Breaking Bad, ma solo per quanto riguarda la storyline di Mike, la cui storia è in effetti quella più vicina alla serie madre, dato che si parla di spaccio di droga, dei Salamanca e del cartello. Invece i temi che accompagnano le scene con Saul, o meglio, con Jimmy sono delle musiche diverse dato che ci si focalizza sulla vita personale del personaggio, sul rapporto che ha con i propri amici e familiari e sul suo lavoro.

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La sceneggiatura in quasi tutte le puntate è semplicemente impeccabile. I personaggi sono tutti approfonditi nel modo più dettagliato possibile, i rapporti tra di loro sono ben chiari ma fino ad un certo punto, soprattutto il rapporto tra Jimmy e il fratello Chuck. Un rapporto a dir poco travagliato e dopo quello che avviene nella 3×05 viene totalmente distrutto, eppure Jimmy nelle puntate successive continua a preoccuparsi per il fratello a causa della sua “malattia”.
Il percorso che Jimmy ha intrapreso, e che noi stiamo seguendo dalla prima stagione, lo sta conducendo pian piano ad assumere l’identità di Saul Goodman e in questa terza stagione finalmente assistiamo alla nascita del nome, con un’origine e un gioco di parole a dir poco geniale e adatto al carattere del personaggio.  Quello che mi chiedo è: cos’ha portato Jimmy ad assumere quel nome in modo definitivo? In questa stagione lo utilizza per una questione di lavoro, ma com’è arrivato ad essere il personaggio che abbiamo conosciuto in Breaking Bad? Nella serie non abbiamo mai visto o sentito nominare Kim, Chuck o Howard. L’unico personaggio della serie che rivediamo in Better Call Saul è Mike, il quale sin da Breaking Bad l’avevamo visto in contatto con Saul ed era scontato che avremo visto nascere il loro rapporto in questo spin-off.
Io sono dell’opinione che vedremo la totale trasformazione di Jimmy in Saul quando commetterà qualcosa di davvero grave, e non solo una delle sue truffe, che alla fine la stessa cosa che è successa in Breaking Bad col finale: Saul era talmente coinvolto nel giro di Walt che ha dovuto cambiare identità e andarsene da Albuquerque. Infatti sono certo al 100%, come tutti voi, che le scene in bianco e nero dove Saul porta il nome di Gene e ha i baffi siano ambientate dopo il final di Breaking Bad e quello che vediamo è il Saul Goodman con la nuova identità. Da notare come Vince Gilligan stia usando il bianco e nero come ha fatto per la seconda stagione di Breaking Bad, nella quale mostrava le misteriose immagini in bianco e nero (che alla fine erano correlate all’incidente aereo) che assumevano un senso col finale di stagione. Credo che Gilligan abbia fatto la stessa cosa ma capiremo il senso di queste misteriose scene non col finale di stagione, ma direttamente col finale di serie.
Bob Odenkirk come interprete di Jimmy  è sempre perfetto. Mantiene sempre vivo lo spirito che caratterizza il personaggio, con le sue smorfie e i suoi tic che abbiamo già conosciuto in Breaking Bad. In più nelle scene in cui Jimmy deve fingere per imbrogliare qualcuno noi stessi gli crediamo perché la perfomance di Odenkirk è senza ombra di dubbio di altissimo livello.

Grandissimo spazio è stato dato a Chuck McGill, fratello (bastardo) di Jimmy che continua a mettergli il bastone tra le ruote. Chuck in questa terza stagione ha subito un approfondimento pauroso. Michael McKean come interprete del personaggio è sempre stato fenomenale, riuscendo a rappresentare magnificamente la paranoia, le ossessioni e la follia che caratterizzano il personaggio. In questa terza stagione vediamo un Chuck inizialmente in un posizione di vantaggio, con quel nastro per ricattare Jimmy, ma poco dopo si ritrova quasi in disgrazie e questo lo porta ad affrontare di petto la sua “malattia”. Per un breve periodo sembra che ci stia riuscendo, finché nella 3×10 non avviene un totale declino del personaggio che lo porterà ad un esito spaventoso e reso magnificamente da una regia e un montaggio sonoro semplicemente perfetti. Nonostante il personaggio di Chuck stia affrontando un periodo non poco difficile della sua vita noi spettatori ovviamente non possiamo fare altro che odiarlo a morte. Perché posso capire la sua rabbia verso Jimmy, il quale l’ha imbrogliato, ma quella che Chuck prova è pura invidia e vuole distruggere Jimmy non in nome della giustizia ma per il gusto di farlo.

L’unico personaggio che tratta Jimmy con umanità è Kim Wexler, interpretata ancora una volta da Rea Seehorn. Anche Kim subisce un notevole approfondimento, soprattutto nel finale di stagione dove le accade qualcosa di abbastanza scioccante e noi spettatori proviamo il suo stesso shock per come il momento è stato gestito da un punto di vista della regia e del montaggio. Fenomenale. Kim è l’unica persona che riesce a capire Jimmy, lei sa che non è una persona propriamente buona, sa che c’è questo suo lato oscuro che lo porta a fare truffe e a fregare la gente per raggiungere i suoi scopi, però lei lo accetta e cerca di aiutarlo. Invece Chuck vuole soltanto schiacciarlo e rovinargli la carriera. Secondo me per Jimmy vale lo stesso discorso che si fece per Walt: noi pubblico tifiamo per Jimmy perché è il personaggio protagonista e ci affezioniamo a lui, ma è dalla parte del giusto? No, e la stessa cosa vale anche per Walt, anche se Jimmy rimane più in una zona grigia a differenza di Walter che era diventato una persona spietata. A differenza di Breaking Bad però, dove Skyler (per quanto rompesse i coglioni) era dalla parte del giusto, in Better Call Saul al controparte di Skyler è Chuck che però è accecato dall’invidia. Ed è qui che emerge Kim, la quale comprende Jimmy e lo aiuta, cercando di portarlo sulla retta via. In effetti in questa terza stagione Jimmy si macchia di alcune colpe davvero molto brutte, soprattutto dopo aver scoperto quel che si cela dietro il caso della Sandpiper, ma lui stesso riesce a correggersi e a sistemare la situazione.

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Come ben saprete in questa terza stagione è tornato Giancarlo Esposito nei panni di Gustavo Fring, noto direttore de Los Pollos Hermanos di Albuquerque e anche grande trafficante di droga. Gus è uno dei personaggi più belli di Breaking Bad e uno dei migliori villain delle serie tv in assoluto, quindi capirete se il suo ritorno per me è stata una vera e propria manna dal cielo ma al tempo stesso la cosa mi suscitava non pochi dubbi. Come avrebbero gestito il suo ruolo? Gus è un personaggio a dir poco amato dal pubblico, quindi quanto spazio dargli? Gilligan è riuscito a dosare la presenza del personaggio alla perfezione. All’inizio gli fa fare qualche comparsata, con una prima apparizione nella 3×02 diretta da Dio. Dopodiché gli hanno dedicato praticamente un’intera puntata, ovvero la 3×04, un episodio semplicemente straordinario. Alla fine non c’è molto da dire riguardo il personaggio, l’abbiamo ampiamente conosciuto guardando Breaking Bad. Dopo quell’episodio, però, il personaggio si è fatto sempre più rado e sapete una cosa? A me sta bene così, perché  già solo con una puntata interamente dedicata il personaggio è apparso più di quello che avrei pensato. Posso dire però che Giancarlo Esposito nei panni del personaggio dà sempre il meglio di sé. Quando si trova in pubblico è una persona gentile e solare, ma appena è solo è diventa il trafficante di droga che conosciamo assume questa espressione di ghiaccio e calcolatrice che fa semplicemente paura. Purtroppo però c’è stato un drastico cambiamento del doppiaggio del personaggio, che in Breaking Bad ha la voce di Danilo de Girolamo, mentre in Better Call Saul ha la voce di Francesco Mannella perché de Girolamo è morto nel 2014. La stessa cosa che accade per il doppiaggio di Saul, che in Breaking Bad aveva la voce di Gaetano Varcasia, mentre in Better Call Saul ha quella di Pasquale Anselmo. Fa sicuramente strano sentire un tale personaggio con una voce diversa ma poco importa, è solo una questione di abitudine.

La presenza di Gus comporta un avvicinamento della serie a quelle che erano le atmosfere di Breaking Bad. Infatti Sabrosito l’ho adorata proprio perché sembrava più un episodio di Breaking Bad anziché uno di Better Call Saul. Il ritorno di Gus è anche un pretesto per far tornare alcuni personaggi ben noti ai fan della serie madre e che quando abbiamo visto siamo riamasti di sasso. In questa terza stagione in più abbondano i riferimenti e gli easter eggs verso personaggi o eventi ormai iconici di Breaking Bad.
Il vero filo conduttore che unisce Better Call Saul a Breaking Bad però è il personaggio di Mike Ehrmantraut, sempre interpretato dal glaciale e impassibile Jonathan Banks. Mike nelle due stagioni precedenti aveva subito un approfondimento impressionante, soprattutto con la 1×06, puntata da antologia delle serie tv. Purtroppo però in questa terza stagione appare molto meno di quel che avrei voluto, tant’è che il personaggio a malapena appare nel finale di stagione, dove non fa praticamente niente. Avrei preferito vedere più scene di lui che si adattava alla comunità della chiesa dove va la nuora. In questa terza stagione c’è stata pochissima interazione tra Mike e Jimmy, che insieme funzionano tantissimo come personaggi. Purtroppo abbiamo visto i due collaborare solamente all’inizio della stagione, dopodiché basta. D’altra parte abbiamo un maggior approfondimento di Nacho Varga, interpretato dal sorprendentemente bravo Michael Mando, il quale si è avvicinato molto a una persona che ha ben poco di buono: Don Hector Salamanca. Nacho si ritroverà in una situazione davvero molto difficile e per uscirne dovrà fare qualcosa di veramente folle! La scena in cui mette in atto il suo piano è straordinaria, una scena di tensione e ansia pura dove alla fine ti ritrovi a sudare freddo. Registicamente la scena è gestita nel migliore dei modi, con inquadrature lente che ti fanno pensare ‘Eddaiiii fallo!’, ma credo che sia più una percezione nostra del tempo che ci mette quest’ansia assurda.

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In sinossi si può dire che Better Call Saul si conferma come una serie di grande qualità. Certo, ha i suoi difetti e sono anche abbastanza evidenti, ma ciò non toglie che la serie sia caratterizzata da personaggi straordinari, interpretati magistralmente, e che in questa terza stagione hanno subito un particolare approfondimento. Aspetto tecnico sempre degno di nota, come ogni prodotto firmato da Vince Gilligan. E voi cosa ne pensate? Avete visto questa terza stagione? Se sì, fateci sapere cosa ne pensate!

Qui di seguito trovate le considerazioni di alcuni episodi della stagione.

CONSIDERAZIONI – Better Call Saul 3×01 “Mabel”

CONSIDERAZIONI – Better Call Saul 3×02 “Testimone”

CONSIDERAZIONI – Better Call Saul 3×03 “Costi irrecuperabili”

CONSIDERAZIONI – Better Call Saul 3×04 “Sabrosito”

CONSIDERAZIONI – Better Call Saul 3×05 “Imbroglio”

CONSIDERAZIONI – Better Call Saul 3×06 “Diverso”

CONSIDERAZIONI – Better Call Saul 3×07 “Spese”

CONSIDERAZIONI – Better Call Saul 3×08 “Passo falso”

Qui di seguito trovate i link per acquistare le precedenti stagioni.

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