RECENSIONE – Birds Of Prey

Birds of Prey è esattamente come mi aspettavo, divertente, d’intrattenimento, con una trama semplice che si regge quasi totalmente sul carisma ed il grande talento di Margot Robbie, ma aldilà di questo cattura sopratutto per l’azione frenetica con rimandi evidenti ad un certo stile che esiste sin da quando è nato il DC Extended Universe, quello che viene chiamato bonariamente Snyderismo.

Il film prende a piene mani da ciò che era Suicide Squad, oscuro ma colorato, ricco d’azione e con una trama lineare senza acrobazie narrative, ma vince proprio dove il film di David Ayer perdeva. Prima di tutto nel comparto tecnico dove vediamo una Cathy Yan in piena forma, che tenta l’incarnazione della follia fra narrazione sconclusionata ma accorta dove la nostra “Arlecchina” gioca da protagonista, sfondamenti di quarta parete ma non eccessivi o che potrebbero far urlare al plagio, un comparto costumi e scenografie davvero eccelso, non molta CGI se non nel tenerissimo Brucy e negli sfondi ambientali.

Invece di concentrare tutto su un paio di personaggi, lasciando gli altri con un introduzione di contorno, dona a tutte le protagoniste un background e fin da subito un inquadramento caratteriale, orchestrando il tutto con flashback montati nel film in maniera del tutto anarchica, che potrebbero passare come elementi che rallentano la narrazione, ma non lo fa grazie al gioco di non prendersi mai troppo sul serio e il benefit di voler dare un anima a tutti i personaggi.

Arriviamo ora all’anima del progetto, l’emancipazione e l’aspetto femminista. Guardandolo si ha la sensazione di star vedendo un buon prodotto ultraviolence / action-comedy, ma il tutto maschera un bel messaggio di fondo, anche se senza mai calcare eccessivamente la mano se non in un paio di occasioni. La pellicola probabilmente mette in campo il miglior messaggio di stampo femminista che si poteva sperare, ed il mio timore che questo aspetto venisse travisato e utilizzato per togliere potere sessuale alle protagoniste, nel più classico degli approcci puritani all’americana, è per fortuna stato rassicurato.

Una grande nota di favore va all’interpretazione di Ewan McGregor nei panni del folle e sadico Black Mask, che appare su di giri e molto glam, ma nasconde dentro un demone terrificante. Emblematica e la scena nel suo club con una certa donna dai capelli biondi e una risata – se avete visto il film avete capito.

Quindi in sintesi Birds of Prey è un prodotto che il fan della DC televisiva di vecchia data potrebbe facilmente apprezzare (filtrato con gli occhi dell’era moderna), visti i toni, le ambientazioni, la giustizia che passa dalle mani dei poliziotti agli agenti del caos (sia buoni che cattivi), e ovviamente quel tocco di grottesco che non guasta mai a Gotham. Sono convinto, e lo dico senza problemi, che Paul Dini e Bruce Timm apprezzerebbero molto il lavoro di Cathy Yan e Christina Hudson.

Seratul

Seratul

Sono uno scrittore per passione, un cinefilo per destino, ed un intellettuale perché non ho niente da fare. Strano, appassionato di cinema, incline all'informarmi per diletto ed a fare figure cacine all'occorrenza. Capo redattore di Cinespression.it.
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