RECENSIONE – Bumblebee

Bumblebee, il film diretto da Travis Knight, segue la storia dell’Autobot che abbiamo conosciuto nei precedenti film dei Transformers. Il film è ambientato nel 1987 quando, in fuga dal pianeta Cybertron dove impera la guerra con i Decepticon, Bumblebee trova rifugio in una discarica in una piccola città balneare della California. Charlie (Hailee Steinfeld), alla soglia dei 18 anni e alla ricerca del suo posto nel mondo, scopre Bumblebee sfregiato dalle battaglie e inutilizzabile, ma ancora sotto forma di un grazioso Maggiolino giallo.

La ragazza non ha alcuna idea che sta portando nel garage di casa sua un robot alieno. Quando Bumblebee si rivela, tra loro nasce un’inaspettata amicizia che sarà messa a dura prova dall’Agente Burns (John Cena) e dal governo americano, alleatosi con i Decepticons per rintracciare questo Autobot giallo che apparentemente rappresenta una minaccia per tutti. Il film si pone sia uno spin-off della saga dei Transformers, sia un prequel che ci permette di scoprire come Bumblebee ha perso la voce ed è stato costretto a esprimersi captando le trasmissioni satellitari.

Bumblebee è una piccola perla per i blockbuster. Con un regista che è davvero un regista alla direzione, anche se con la produzione di Michael Bay (che per inciso non ho mai criticato), lo spin-off della saga di Transformers non solo si dimostra migliore in tutto di tutti e 5 i capitoli del franchise, ma porta un nuovo stile meno incline alla pretesa di realismo che verte più verso il fantastico, con un dolce e amorevole spirito anni ’80.

Ovviamente stiamo parlando di un film per ragazzi, e come si ci si aspetta dal genere, presenta qua e la cenni di quella che in questi tempi moderni pieni di cinismo potremmo chiamare ingenuità, ma il sacrificio del realismo in favore di un ambiente più fantastico che fantascientifico, permette alla pellicola di tralasciare tutto quello che rendeva questi robot alieni roboanti e chiassoni, per concentrarsi più su una più profonda caratterizzazione sia dei personaggi in CGI, che di quelli umani.

Però, anche se è ben identificabile come film per ragazzi (o film per famiglie), presenta una filosofia interna che strizza l’occhio a grandi classici del genere con all’interno risolti molto più adulti. Nella pellicola vediamo finalmente un’identità per i Transformers, che speriamo continui su questa scia, cancellando ciò che è stato fatto da Michael Bay per una saga più leggera, più incline alla semplicità, sia per quanto riguarda la messa in scena, sia per quanto riguarda i messaggi.

Con cenni che rimandano un po’ ad ET – L’extraterrestre ed un po’ ad Il Gigante di Ferro, Travis Knight confeziona una pellicola con un grande cuore, ricolma di quello spirito che avevano quelle serie a cartoni animati che guardavamo quando eravamo piccoli negli anni ’90, che incorpora anche lo stile dei film che portano l’essere umano a crescere grazie alla simbiosi improbabile con un essere che gli sconvolge la vita. Non è certamente qualcosa di nuovo questo approccio, ma è uno stile piacevolmente retrò contestualizzato al cinema moderno.

Per essere una pellicola della saga di Transformers, è eccessivamente lontana – in senso buono – dagli stilemi proposti da Michael Bay, senza bisogno di iper-sessualismo o esplosioni mal realizzate che paiono fuochi d’artificio (anche se comunque ci sono), ed una chiarezza nella messa in scena che inizialmente appare come innaturale dopo ciò a cui Bay ci ha abituato col suo livello di ignobiltà.

In sintesi, semplicemente Bumblebee è il film di Transformers che non sapevamo di meritarci, ma di cui avevamo un gran bisogno.