Recensione “Death Note”

Non sono un fan né degli anime né dei manga. Diciamo che l’unica cosa giapponese che abbia mai apprezzato nel campo delle serie tv e dei film sono Dragonball e i film di Godzilla. Ma su consiglio di un amico, e dato che è su Netflix, ho deciso si iniziare a vedere Death Note anche perché tutte le persone che lo avevano visto ne parlavano benissimo.

Così l’ho iniziato e ieri sera me lo sono finito. E che dire? E’ una delle cose più belle e sconvolgenti che abbia mai visto e sicuramente non mi aspettavo una cosa del genere da un anime giapponese.

Vi avverto che nella recensione ci saranno degli spoiler necessari. Nulla che vi rovinerebbe la visione dell’anime ma se volete vederlo totalmente a scatola chiusa allora vi consiglio di vedere prima la serie e solamente dopo leggere la mia recensione.

maxresdefault.jpg

Non saprei davvero da dove iniziare!

Innanzitutto direi di partire con l’atmosfera che si respira per tutta la serie, un’atmosfera molto cupa caratterizzata da colori molto freddi che tendono sul nero, bianco e grigio e solamente in pochissimi momenti vengono messi in risalto colori più accesi. Il tutto reso ancor più triste e freddo dalla musica, caratterizzata spesso da cori oppure strumenti come il piano forte e il violino. Certo descriverlo così sembrerebbe una continua martellata sui coglioni, ma vi assicuro che non è così angosciante come può sembrare da questi primi pareri. Quest’atmosfera va a creare un storia a dir poco irreale, grottesca non solo per i colori desaturati e per il fatto che di mezzo c’è un quaderno che uccide le persone ma per i personaggi che ci vengono presentati, per le loro capacità e il tutto messo in scena da una regia con delle inquadratura che rendono il tutto ancor più esagerato.

Per esempio quando un personaggio scrive un nome sul quaderno lo fa con un gesto ampio e teatrale, una cosa che nessuna persona farebbe mai e la regia rende quei momenti epici per le riprese veloci ed ampie del movimento oppure inquadrando l’espressione da pazzo omicida sulla faccia di chi compie l’azione. Oppure un’espressione normale, dopo un po’ ci si abitua a questo potere no?

Ritornando alla storia l’ho semplicemente adorata perché è scritta in modo molto contorto e complicato ma riesce a farsi capire appieno e soprattutto dopo averi visto un episodio non puoi fare a meno di andare avanti guardando quello successivo. Questo perché l’anime presenta una trama di tipo poliziesco/thriller e non di può resistere alla tentazione di sapere come le cose andranno avanti. Anche se come ho già detto verso la metà della serie essa perde un pochino e questa tentazione, almeno io, non l’ho percepita per un po’ di puntate. Però poi la serie si riprende alla grande e diventa ancor più intrigante di quello che già era. Per non parlare del finale che non è perfettissimo ma è completo; ci viene mostrata la fine della storia di ogni singolo personaggio, un po’ come il finale di Breaking Bad per farvi capire. Anche se avrei preferito che fosse trattata meglio la fine di un certo personaggio che ci viene fatta intuire ma non se n’è tanto sicuri.

Il punto dell’anime non è la sua atmosfera fredda, la trama e la regia ma bensì i suoi personaggi.

3278748-light-yagami-wallpaper_145917-1024x768.jpg

Light Yagami è un ragazzo geniale di 18 anni che trova un Death Note, un quaderno sul quale se ci scrivi il nome di un persona questa muore e così decide di uccidere tramite il quaderno tutti i criminali affinché possa creare un nuovo mondo senza persone malvagie, divenendo così un vero e proprio dio. Ed è esattamente da qui che nasce il discorso principale che ritornerà sempre per tutto l’anime: è giusto uccidere persone malvagie? Oppure si dovrebbe seguire la legge mettendole in carcere? E’ un discorso che potrebbe andare avanti per ore e ore e comunque non si avrebbe una risposta. Ovviamente Light opta per la prima opzione e si crede un dio che cerca di salvare il mondo ma alla fine lui non è altro che un ragazzo impossessato dal potere dello Shinigami, un dio della morte della cultura giapponese, e del quaderno. E questo suo “sentirsi dio” non darà che trasformarlo in un vero e proprio mostro che sfrutterà chiunque sia necessario per la nascita di questo suo mondo. E’ esagerato il fatto che Light nonostante abbia 18 anni sia un vero e proprio genio in grado di prevedere un susseguirsi dei eventi, e andando avanti con la storia acquisirà più esperienza e diverrà ancora più geniale. Però c’è  da dire che tutta la serie è esagerata, assurda, grottesca.

Altrettanto assurdo e irreale quanto affascinante e ben scritto è il personaggio di L,che ritengo essere il miglior personaggio della serie.

tumblr_n6i4ufr9Qx1twippyo1_1280

L è il miglior detective del mondo che viene chiamato dalla polizia giapponese per capire chi è ad uccidere i criminali, colui che viene chiamato Kira. L è sin da subito un personaggio a dir poco misterioso e lo rimarrà fino alla fine ed è a dir poco grottesco per il modo in cui parla, i movimenti del corpo, l’aspetto fisico e ovviamente delle capacità deduttive a dir poco straordinarie. Grazie ad esse, che sono alla pari di quelle di Light, si vanno a creare degli scontri mentali tra i due che sono spettacolari. Un lotta botta e risposta tra due menti geniali, due individui molto simili ma che sono allo stesso tempo l’uno l’opposto dell’altro. E’ come se Kira non può esistere se non c’è L a dargli la caccia, un po’ come il rapporto tra Batman e Joker.

Misa-Amane-misa-amane-23559712-353-353.jpg

Personaggio interessante ma allo stesso tempo abbastanza fastidioso è quello di Misa Amane. Lei è un personaggio molto particolare perché mi infastidisce in alcuni momenti si comporta in maniera stupida, parla con una voce squillante e infatti è proprio lei la causa principale del cambiamento di tono dell’anime verso la metà, anche se non è l’unica causa ma dopo che la serie riprende ad essere quello che era all’inizio lei sarà sempre in alcuni casi la protagonista di alcune scenette che come ho detto prima non sopporto. Però allo stesso tempo è affascinante come personaggio perché si comporta in maniera stupida ma allo stesso tempo in maniera razionale e con attenzione. Nonostante sia un personaggio che sopporto fino a un certo punto mi dispiace che verso la fine della serie lo abbiano lasciato un po’ da parte perché in alcune situazioni poteva rendere il tutto più interessante.

Ryuk-By-Night (1).jpg

Infine uno dei personaggio che più mi ha affascinato dopo L è quello dello Shinigami Ruyk. Lo Shinigami nella cultura giapponese è un dio della morte e nell’anime essi sono delle creature che vivono in un mondo, a detta di Ryuk noioso, e possiedono i quaderni che usano per uccidere gli esseri umani sulla terra. La particolarità di Ryuk però è che è una rappresentazione dello spettatore; lui ha gettato il Death Note sulla terra perché si annoiava e voleva seguire in prima persona gli eventi che sarebbero scaturiti dal ritrovamento del quaderno da parte di un qualsiasi essere umano. Non è proprio per questo che vediamo Death Note? Non lo vediamo per intrattenimento, per ingannare il tempo, per seguire una storia che ci appassiona con dei personaggi particolari e grotteschi? Ecco, questo è quello che fa Ryuk e spesso commenta in maniera comica ciò che succede esattamente come lo farebbe una qualsiasi persona che guarda l’anime. Per esempio Ryuk a un certo punto dice a Light “Ma quante cazzate spari?” e più volte avevo pensato la stessa cosa. Il fatto che Ryuk sia una sorta di comic relief va in contrasto con quello che è  fisicamente: un mostro con la voce profonda e cavernosa resa perfettamente dal grande doppiatore Alessandro Rossi.

Vorrei star qui a parlare di tutti gli altri personaggi all’interno della serie ma dovrei innanzitutto spoilerare e poi non si finirebbe più perché sono un’infinità. Però voglio sottolineare una cosa, ovvero che ho sentito diverse scene di Death Note doppiate in giapponese e  inglese, ma il doppiaggio italiano è il migliore tra questi tre. Anche perché a doppiare i personaggi abbiamo doppiatori di una certa bravura come Flavio Aquilone, il già citato Alessandro Rossi e Stefano Crescentini. Ritengo il doppiaggio italiano il migliore non solo dal punto di vista recitativo, i giappo come doppiatori hanno una voce troppo da culo e per la versione inglese hanno preso dei doppiatori probabilmente alle prime armi e inesperti, ma anche per l’aspetto tecnico, infatti nel doppiaggio inglese quando il personaggio parla si può sentire chiaramente l rumore della stanza di doppiaggio in sottofondo.

death_note_typography-wallpaper-1366x768.jpg

Questi erano i miei pensieri su Death Note, una delle cose più belle e sconvolgenti che abbia mai visto. Una trama profonda che tratta un discorso ampissimo, dei personaggi grotteschi e scritti da dio e una messa in scena degna di nota. Possiamo dire tutto degli anime giapponesi ma hanno una senso della messa in scena non indifferente.

Sono molto spaventato dalla prossima trasposizione cinematografica dell’anime di produzione giapponese, che secondo me era meglio se la si affidava a una produzione americana. E si mormora di una possibile seconda stagione dell’anime. Se uscisse non mi dispiacerebbe, le basi per una nuova trama ci sono ma difficili da trovare, ci si dovrebbe ingegnare non poco.

Se siete fan degli anime nemmeno ve lo consiglio perché sicuramente l’avrete già visto, ma lo consiglio a tutti coloro che non sono fan degli anime e che non l’hanno visto. Io non sono fan degli anime come ho già detto sin dall’inizio e pure vi assicuro che questo l’ho semplicemente adorato in particolare se avete Netflix, dove trovate tutti e 37 gli episodi. Si mormora anche di una possibile seconda stagione che se uscisse non mi dispiacerebbe per niente ma non la ritengo necessaria dato il finale.

VOTO 9+

Andrea D'Eredità

Andrea D'Eredità

Rispondi

Translate »
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: