RECENSIONE – Dumbo (NO SPOILER)

Gli anni ’40/’50 sono stati un periodo d’oro per la nostra cara Disney, durante i quali ha sfornato film divenuti dei grandissimi cult, uno su tutti Dumbo – L’elefantino volante del 1941. Un film tristissimo, probabilmente perché specchio del profondo disagio che si respirava in una Disney vicina al fallimento, ma che presenta anche quel cuore e quell’umorismo, quella passione, che rendono i film Disney così belli e che ci segnano nel profondo. In particolar modo Dumbo ha sempre avuto un posto molto speciale nel mio cuore, e, pertanto, quando venni a sapere che un visionario come Tim Burton avrebbe diretto un remake live-action, con un cast che comprende attori del calibro di Colin FarrellMichael Keaton, Eva GreenDanny De Vito, perdonate il francesismo, ma cazzo se volevo vederlo! Ora ho avuto modo di visionare la pellicola in anteprima (il film uscirà domani 28 marzo) e posso dire che si tratta di un grandisismo nì.

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Dumbo è un film di Tim Burton, ma che di Tim Burton ha veramente poco. Tutta quell’estetica gotica, surreale, dark e fiabesca la si percepisce veramente poco in questo film. La fotografia ad opera di Ben Davis è molto colorata e sgargiante, perfetta per rappresentare la società circense in cui è ambientato il film (e che viene elegantemente criticata), che risulta essere molto suggestiva, e la colonna sonora del fedelissimo Danny Elfman non delude per la prima parte del film (e per l’adattamento della marcia degli elefanti rosa di Frank Churchill e Oliver Wallace) ma che si perde in anonime fanfare nella seconda. Le scenografie molto eccentriche, come anche i costumi dei personaggi, e alcuni dei personaggi stessi, creano delle meravigliose e surreali simmetrie tipiche del cinema burtoniano. Ciò nonostante, lo stile di Burton, la sua mano, la sua poesia, non l’ho percepita, e questo perché, temo, la Disney gli abbia tarpato parecchio le ali, impedendogli di realizzare la sua visione della storia, impedendogli di osare esattamente come fece con il sottovalutatissimo Alice in Wonderland (che guarda caso non è stato accolto positivamente).

Il film, soprattutto nella seconda parte, ci mostra palesemente quanto Tim Burton non abbia saputo, e avuto modo, esprimersi, basti pensare a come ha rivisitato la celebre, magnifica ed eterna, sequenza degli elefanti rosa, che tutti noi non vedevamo l’ora di rivedere sul grande schermo, in live-action, e rivisitata da un pazzo come Tim Burton. Che dire, la sequenza è sicuramente bella visivamente, i colori sono molto belli, il riadattamento musicale di Elfman è meraviglioso, ma purtroppo non riesce a scioccare e ammaliare lo spettatore tanto quanto fece, e continua a fare, quella della pellicola originale, che a questo punto risulta essere più burtoniana del Dumbo di cui stiamo parlando. Detto questo è chiaro che qualcosa non va e che Burton non ha avuto piena libertà creativa, perché se così fosse stato, e ci metto la mano sul fuoco, quella sequenza sarebbe stata un vero e proprio orgasmo di luci, forme, colori e musica. Anche il pretesto che fa vedere Dumbo questi elefanti rosa ballare risulta essere piuttosto casuale, perché nonostante si tratti, essenzialmente, di un film fantasy, la pellicola risulta essere molto più ancorata alla realtà rispetto al film precedente, già solo per il fatto di avere come protagonisti essere umani e non animali parlanti.

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Protagonisti che, come tutto il film, risultano essere molto interessanti nella prima parte in quanto molto malinconici e provati da una condizione sociale molto difficile, soprattutto il personaggio di Holt Farrier, interpretato da un Colin Farrell non particolarmente in forma, e il proprietario del circo in cui nasce Dumbo, ovvero Max Medici, interpretato da un meraviglioso Danny De Vito, l’attore che meglio ne esce da questo film e che sono stato contentissimo di rivedere sul grande schermo dopo così tanto tempo. Mentre tra gli altri protagonisti abbiamo i figli di Holt, che risultano essere, alla fin dei conti, insieme al piccolo elefantino, i veri protagonisti della storia, e questo rende Dumbo una pellicola troppo, troppo, family friendly, buonista, soprattutto nella seconda parte in cui la pellicola diviene il solito film per famiglie, stracolmo di cliché e stereotipi, cosa che non mi stupisce per essere un film live-action Disney, ma che mi stupisce per essere un film di Tim Burton.

Dumbo possiamo infatti dividerlo tranquillamente in due parti. La prima è quella sicuramente meglio riuscita, in quanto è un rifacimento puro e semplice del film originale, che riesce a toccare in particolar modo le corde emotive dello spettatore (non nego di essermi particolarmente emozionato nel veder rifatta in live-action la sequenza della carezza con la proboscide attraverso le sbarre della gabbia, con una delicata cover di Bimbo Mio ad opera di Elisa Toffoli) e che tratta la tematica principale che ruota intorno al personaggio di Dumbo: l’emarginazione (sempre stata a cuore a Burton) e il distacco forzato e doloroso dalla madre, tematica molto più centrale nel film di Burton rispetto a quello originale. Fin qui, però, si gioca facile, perché parliamo di un remake quasi shot to shot del film originale, con dei bellissimi rimandi visivi ad alcuni degli elementi più importanti del film del ’41 (come il personaggio di Timoteo o l’arrivo delle cicogne), ma un vero remake deve sapersi distanziare dall’opera originale, deve cercare di dire qualcosa di più, di essere qualcosa in più e a quel punto Ehren Kruger, lo sceneggiatore, e Tim Burton ci provano con la seconda parte, ma si perdono in un’evoluzione family friendly della storia che non aggiunge nulla alla storia originale, sia per ciò che viene raccontato e soprattutto per come viene raccontato.

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Spiccano, nonostante tutto, le perfomance di Michael Keaton, che recita in modo molto cartoonesco e che m ha fatto sorridere in diversi momenti, ed Eva Green, che in questo film è di una bellezza disarmante, nei panni dei due personaggi chiavi della seconda parte, che si presentano come un determinato tipo di personaggi, per poi rivelarsi tutt’altro, in particolar modo quello di Eva Green, ovvero Colette Merchant, che riesce ad instaurare un particolare rapporto con il nostro Dumbo, la cui umanità è stata particolarmente evidenziata in questo film, esattamente come nel film originale. La CGI con cui è stato animato è davvero ottima, riuscendo a non sembrar fatto di pongo (a differenza degli altri animali presenti nel film) nemmeno per un secondo, armonizzandosi molto bene con la fotografia, il set e gli attori, ma soprattutto sono riusciti a renderlo estremamente espressivo, tanto quanto un essere umano, ed è proprio grazie a ciò che si riesce ad empatizzare con questo piccolo elefante. Sono soprattutto gli occhi a parlare, e gli occhioni blu oceano di Dumbo sono sempre stati un elemento estremamente famoso del personaggio, cosa che viene ben rispettata da Burton, che di occhioni ne sa a palate, o no?

Come Tom Hanks in Forrest Gump, questo è tutto ciò che ho da dire al riguardo. Dumbo mi è piaciuto, perché obbiettivamente parlando è diretto bene, fotografato bene, scritto bene, recitato bene, ma purtroppo non è il film che avrebbe dovuto e avrebbe potuto essere. Tim Burton sono sicuro che avesse una visione ben precisa della pellicola, ma come ogni visionario che lavora per la Disney, purtroppo non sempre riesce ad essere in linea con la politica della major. Ancora una volta parliamo di una pellicola dal grandissimo potenziale mal sfruttato, ma ciò nonostante, il film diverte, emoziona, si distanzia, ma non troppo, dalla pellicola di cui è remake, e pone un paio di spunti di riflessione che non fanno mai male.

Il film uscirà nelle nostre sale il 28 marzo, e quando avrete visto la pellicola, non esitate nel farci sapere la vostra opinione!