RECENSIONE – Frozen II: Il segreto di Arendelle (NO SPOILER)

Film d’animazione col maggior incasso per ben sei anni, due Oscar tra cui quello come miglior film e un’accoglienza bollente da critica e pubblico. Frozen è stato un successo enorme per la Disney, che tornava ad una storia molto classica ma con una grande voglia di stravolgere determinati canoni.

Dopo sei anni d’attesa, ed un corto insopportabile, Frozen II sta per arrivare nelle nostre sale (il 27 novembre per la precisione) e quest’oggi siamo qui per parlarne in anteprima senza spoilerare nulla. Quindi mettetevi comodi e vediamo se questo Frozen II – Il segreto di Arendelle è degno sequel del primo film, o se è addirittura migliore come alcuni hanno detto.

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Personalmente Frozen l’ho sempre trovato un film ben fatto, ma che non toccava in un certo modo i miei gusti cinematografici in quanto fiaba classica con la tipica principessa dal vestito scintillante. D’altro canto riuscivo a gustarmelo grazie a quell’aria di novità, nascosta dai cliché, che si respira nella pellicola, soprattutto nella risoluzione. Questo Frozen II risulta essere un classico Disney puro, ma con degli elementi di innovazione molto più interessanti del primo film, e che questa volta arrivano ai miei gusti molto più facilmente.

Il film risulta essere decisamente più maturo nella messa in scena e nella scrittura, quasi come se i personaggi e le atmosfere stesse fossero maturate insieme allo spettatore in questi sei anni. Abbiamo una tecnica di animazione e di design dei personaggi decisamente più elaborate e definite rispetto a quelle del 2013 (grazie al cazzo aggiungerei), che hanno permesso al duo Chris Buck – Jennifer Lee (entrambi di nuovo alla regia) di rendere il tutto molto più vicino ad un film in live action per quanto riguarda movimenti di macchina e fotografia, con una profondità di campo particolarmente curata e funzionale (anche se non ai livelli miracolosi di Toy Story 4).

Il duo Buck e Lee osano, si reinventato con delle sequenze visivamente più fantasiose e potenti, sia comiche che drammatiche, coadiuvate da un montaggio curato nei minimi dettagli in quanto tempi comici e continuità di movimenti di macchina, ed una colonna sonora degna di un’epica avventura fantasy con un meraviglioso tema ricorrente. Una reinvenzione che porta il film anche a fare dell’autoironia verso alcuni stereotipi dei classici Disney. Gli stessi stereotipi che hanno contribuito al successo colossale di Frozen, ma che paradossalmente attraverso la presa in giro riescono a valorizzare ancora meglio i personaggi e il mondo che è stato creato.

Kristoff (Jonathan Groff), Anna (Kristen Bell), Elsa (Idina Menzel) e Olaf (Josh Gad)

Finalmente questo mondo fantasy di ispirazione norrena che viene esplorato in lungo e in largo. Siamo alla ricerca dell’origine dei poteri di Elsa, e ciò ci porta in una storia d’avventura puramente fantasy, con delle scenografie e delle creature che non posso non ricordare lo stile di un certo Tolkien, e che esplora la mitologia di un mondo che sei anni fa venne sfruttato per raccontare una raffinata, ma decisamente troppo stucchevole, storia d’amore ed’amicizia tra due sorelle. Frozen II si approccia ad un tipo di storia che si allontana dallo stereotipo da classico Disney di una favola di belle principesse con vestiti luccicanti e sfarzosi castelli di vetro; questa volta siamo di fronte ad una storia ben più sporca, spesso le scenografie sono delle spoglie campagne o buie grotte, con un color palette dominata da una vasta scala di grigi, e dei dilemmi veramente tanto pesanti per i nostri protagonisti.

Un tipo di mondo con il quale i nostri protagonisti non si sono mai scontrati (come racconta anche la canzone Into the unknown) e ciò nonostante il carisma, e il rapporto, dei personaggi che abbiamo conosciuto e apprezzato nel primo film viene mantenuto nonostante un contesto leggermente diverso, meno fiabesco e puerile.

Elsa risulta essere sempre un personaggio distante e alla ricerca di sé, stavolta però non spinta dalla rabbia e dalla paura, bensì da una vera voglia di scavare affondo dentro sé, dentro Arendelle e la sua storia. Un viaggio che potrebbe portarla alla totale realizzazione di sé, mettendo però sul piatto delle scommesse il suo rapporto con la sorella Anna, la quale si ritroverà invece per le mani una posta in gioco ben più alta: il destino di Arendelle, anche da un punto di vista morale.

Re Hagnarr (Alfred Molina)

Messo un po’ troppo in disparte il caro Kristoff, che non si trova escluso per quanto riguarda essere un personaggio che cerca di ottenere una data cosa, ma nonostante ciò dà la sensazione di esser stato ridotto ad un banale comic relief. Ruolo che comunque continua a ricoprire egregiamente il personaggio di Olaf, protagonista di un paio di sequenze in cui brilla per la sua comicità molto puerile ma che viene rafforzata con un folle accostamento tra il suo essere un personaggio particolarmente stupido, puerile, fatto per vendere pupazzetti, e una sua volontà nel formulare pensieri filosofici e articolati, che ricordano non poco la gag di Pumbaa riguardo le stelle de Il re leone.

C’è sicuramente una forte volontà da parte della Disney, e del duo Buck – Lee, di voler fare un qualcosa di nuovo, di rendere le atmosfere più mature ed epiche, ma cercando di mantenere anche troppo un’atmosfera ottimista e fiabesca che porta ad un finale fin troppo idilliaco, dove il dilemma che ha tormentato Anna nel momento critico della pellicola, e che poteva essere un ottimo spunto di riflessione del film, viene completamente distrutto a favore di un finale fin troppo disneyano, anche in contrasto con tutta l’impostazione tecnica molto più cinematografica che il duo ha messo in gioco per raccontare questa storia.

Elsa (Idina Menzel)

Detto ciò, Frozen II è un film scritto in modo meno curato e coerente del primo film, ma personalmente credo sia decisamente più interessante, avvincente, emozionante, e in gado di soddisfare una fetta di pubblico ben più ampia rispetto al suo predecessore, con delle innovazioni visive e sonore da godere assolutamente su grande schermo.

Se avete odiato il primo film forse potreste trovare una piacevole sorpresa in questo sequel, ma se invece avete amato alla follia, come molti, il Frozen di sei anni fa sicuramente apprezzerete questo secondo capitolo, anche se in modo molto diverso.