RECENSIONE – Gods of Egypt

Ok, della serie appena visto dove appena significa il giorno prima in preda ad un malessere ed invece di andarmene a letto per riposarmi mi sono guardato un film, voglio parlarvi di un film che è stato letteralmente distrutto dalla critica, che però io ho trovato soddisfacente nel suo genere.

Stiamo parlando di Gods of Egypt.

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Partiamo subito col dire una cosa, una sorta di mettiamo le mani avanti. Perché la critica ha distrutto questo film? Beh mettete insieme una generale ipocrisia nel cercare sempre il film che ti fa sentire una persona dal palato sopraffino, facendoti dimenticare che il cinema presenta molti generi e che non tutti vertono sull’esistenzialismo o sulla classica noia di vita. Ogni tanto c’è anche qualche film che è stato creato solo ed unicamente per permetterti di staccare il cervello, per lasciare che la tua mente voli nei meandri di un racconto, che ti possa permettere di fantasticare su una favola e dimenticare per un attimo le nozioni di cinema che te lo farebbero odiare.

Alex Proyas con Gods of Egypt vuole raccontarci una vera e propria favola d’altri tempi che non ha bisogno di grandi caratterizzazioni, ne di spiegoni assurdi, ma semplicemente di una piccola e poco potente sospensione dell’incredulità così che ti permetta di calare nelle gesta eroiche di un mortale al fianco di un Dio caduto, che tenta di riprendersi il suo regno. 2290c195-aa3c-4371-93f8-8bcb5eab1591L’aitante ma incauto Horus, interpretato da Nikolaj Coster-Waldau, è in procinto di essere incoronato re di tutto l’Egitto, rappresentato dalla concezione arcaica di una Terra piatta circoscritta nel vuoto eterno dove vive Aphofi, terrificante demone serpente (che sembra una via di mezzo fra il Galactus di Fantastici 4 e Silver Surfer e il vermone Jeff di Man in Black 2) è eternamente condannato ad attendere la notte ed ingaggiare una battaglia contro il potente Dio Ra, il quale, dall’alto del suo veliero cosmico, sposterà la stella da lui creata in quanto Dio della Luce, per donare ai mortali notte e giorno.

La nostra storia però comincia quando il diabolico Seth, interpretato da Gerard Butler,gods-of-egypt dopo aver vagato per anni nel deserto torna al cospetto del fratello Osiride cercando una disfida per diventare re dell’Egitto e scardinare il buon regno che il Dio ha creato, per uno più votato alla ricchezza teo-centrica. Sarà allora un normalissimo mortale, un ladro, ad aiutare il caduto Horus a riprendersi il regno, con la promesso fattagli dal Dio di riportare in vita la sua amata.

Vedete? Nonostante il trailer abbia mostrato un abuso di CGI, alle volte un po’ posticcio, il cast è composto di grandi attori, aldilà di quelli che vi ho già citato, come Chadwick Boseman, Elodie Yung, Brenton Thwaites e soprattutto Geoffrey Rush. Il film ha una classica struttura che a noi italiani non è estranea, basti pensare ai classici del peplum. Il film è fin dall’inizio una grossa macchinazione adibita a predisporti in quanto spettatore al racconto di un avventura esagerata, soprannaturale, agghindata di sfarzosità d’oro e d’argento, di lapislazzuli e di rubino, a volte grottesca a volta divertente, a volte coinvolgente a volte al limite del “eeehhhh e che cazzo!” oppure “si dai! Poi?!” che non fa altro che quello per cui è stata realizzata, intrattenerti per due ore senza doverti per forza lasciare qualcosa.

Confusi? Allora comprendete la concezione del cinema di un tempo, dove lo si descriveva come “mezzo d’espressione del cineasta” e nient’altro. Naturalmente quel mezzo può avere de difetti e questo film non ne è sprovvisto. Posso farvi l’esempio di una trama che segue una struttura narrativa classica con un finale per niente inaspettato, ma copre bene questa gods-of-egypt-sono-disponibili-i-character-poster-italiani-v8-252042-1280x720mancanza con un epico scontro finale che, dal canto mio, nella resa visiva e nella continua esagerazione, ha strizzato l’occhio all’anime dei Saint Seiya. O le musiche che si ripeteranno insistentemente scena dopo scena, rimandando al classici del genere ambientati nel deserto, come La Mummia o Il Re Scoprione, che comunque a parte la comicità, non brillavano di originalità o grandi colpi di scena. O l’abuso di CGI soprattutto negli sfondi spesso mal gestiti, che sicuramente ricorderanno ai rompi coglioni gli abusi della trilogia prequel di Star Wars. O ancora il fatto che queste divinità nell’apparenza si prestassero forse di più alla resa di una realizzazione della teologia nordica piuttosto che africana, e nemmeno l’abbronzatura li caratterizza di più fuori dalla loro apparenza somatica. O infine qualche imprecisione teologica egizia, come l’enigma della sfinge che secondo le testimonianze di Pseudo-Apollodoro sarebbe stata “Chi, pur avendo una sola voce, si trasforma in quadrupede, bipede e tripede?”.

Sono grossi difetti, ma se si capisce fin dall’inizio la voglia del film di non prendersi sul serio, tutto all’improvviso passa in secondo piano facendoti godere una pellicola che raggiunge la sufficienza, fatta di azione ed effetti digitali, combattimenti ed eroismo, epici scontri, e con una struttura fatta in in modo da ricordati molto più un videogioco che una pellicola. Un film che non cerca di lasciarti niente, che non vuole essere memorabile, e che vuole solo raccontarti una favola. In sunto mi è piaciuto? Si. E’ un grande film? No.

Voto 6+/10