RECENSIONE – Greenland

Oggi vi voglio parlare di Greenland, nuovo film catastrofico diretto dal regista di Attacco al Potere 3 – si lo so, questo non fa ben presagire, ed ero partito un po’ prevenuto anch’io, ma a dirvi la verità il film mi ha sorpreso in positivo.

Con all’attivo quel terribile film, ma anche il buonissimo Snitch – L’Infiltrato con Dwayne Johnson e La Fratellanza con Nicolaj Coster-Waldau, non si saprebbe dove aggrapparsi per dare fiducia, quindi si fa un salto nel buio e, seppur il film abbia le sue similitudini con tanti altri film di questo genere, va detto trova la sua forza proprio nelle diversità che rendono questo film atipico.

Il film, con i suoi soli 40 milioni di dollari di budget, si propone come qualcosa di diverso nel panorama dei blockbuster action/catastrofici, concentrandosi maggiormente sui personaggi come nella migliore tradizione dei film indipendente con la catastrofe usata come pretesto per esplorare qualcosa (vedi: The Last Days, La Notte ha divorato il Mondo, Cercasi amore per la fine del mondo, Downsizing e tanti altri).
Greenland si propone di esplorare maggiormente il rapporto tra la famiglia protagonista, il loro viaggio fatto di vicissitudini mentre il frammento di una cometa minaccia di estinguere la vita sulla Terra, ed i suoi frammenti portano devastazione in ogni dove. Ma non fa mai il passo troppo in avanti, inserisce qualche messaggio politico non approfondito, e ci racconta la storia di un 1% scelto per salvarsi, un po’ casuale, un po’ per utilità, in termini eugeneticamente validi, di una terra promessa dove si nascondono dei bunker, del caos che si genera in mezzo a quelle persone che non sono state scelte.

Il film ci propone quindi un modo diverso di guardare il disaster movie anni 90-primi 2000, dove non c’è spasmodica ricerca d’azione forsennata, e al centro dei film ci sono i dilemmi morali e le estreme situazioni che una società al collasso genera. In Greenland la catastrofe ormai è già arrivata, non c’è modo di fermarla, non ci sono cavalcate spaziali con musica patriottica e bandiera americana alle spalle che garrisce al vento, ma solo primi piani del volto del padre, interpretato da Gerard Butler, che sa di aver fatto qualcosa alla moglie, Morena Baccarin, con un figlio diabetico vispo e intelligente, e il semplice desiderio di sopravvivere. Nel viaggio verso la salvezza, fra caos, distruzione e morte, quindi c’è spazio per risanare il rapporto familiare, elemento che è il vero succo del film.

Questo tipo di pellicola tende sempre a perdersi in due parti, principalmente nella spettacolarizzazione del catastrofismo, ma qui in Greenland vediamo molto meno di questo classico cliché, un po’ perché la storia è incentrata su altro, un po’ perché il budget non lo permette, infatti quando vediamo quei frammenti di sequenza, la CGI stride. Ma non c’è male in questo, anzi, è proprio un grande punto a favore che mostra come il regista Ric Roman Waugh avesse chiaro fin da subito come strutturare la sua pellicola.

Il secondo punto in cui questi film tendono a perdersi sempre è il finale, dove subentra la parte fantascientifica e inevitabilmente rende il tutto stridente con la concezione di realismo, facendoci perdere il contatto intimo coi personaggi, ma sorprendentemente Greenland non lo fa, anzi, ci dona un tocco finale ricco di cuore e davvero dignitoso. Il bunker si rivela davvero la salvezza, ma in un crescendo di ansia con una colonna sonora che fa il suo sporco lavoro per aiutarci a cavalcare quel sentimento, sembra che la paura domini incontrastata. Uno schermo nero ed il film pare finito. Dopo qualche secondo sentiamo la voce metallica di qualcuno alla radio dal bunker in Groenlandia (da qui prendere il nome il film, compiendo quello che sembra un rimando alla situazione ambientale odierna), ci viene mostrato il mondo e due uccellini volano sereni dimostrando come la vita comunque ce l’ha fatta.

Seratul

Seratul

Sono uno scrittore per passione, un cinefilo per destino, ed un intellettuale perché non ho niente da fare. Strano, appassionato di cinema, incline all'informarmi per diletto ed a fare figure cacine all'occorrenza. Capo redattore di Cinespression.it.
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