RECENSIONE – Hostiles

Diventa un nostro supporter!Diventa un nostro supporter!

‘L’essenza dell’anima americana è dura, alienata, stoica e assassina. Non si è ancora mai disciolta’. Questa è la frase scritta dallo scrittore inglese D.H. Lawrence con cui inizia il film. Una frase che racchiude perfettamente quello che è lo spirito e la tematica principale della pellicola, quarta opera del regista statunitense Scott Cooper. Un regista di cui, onestamente, non ho visto nulla al di fuori di questo ultimo Hostiles, nonostante i suoi precedenti film mi intrighino non poco e sono molto curioso di vederli (soprattutto Il Fuoco della Vendetta). Pertanto questo è stato il mio battesimo del fuoco con questo regista che, nonostante abbia firmato “solo” quattro film, ha già un curriculum di un certo peso e, in questo Hostiles, si vede che ha una certa esperienza. Perché verso Hostiles avevo un certo tipo di aspettative, anche piuttosto alte, e va detto che esse sono state sì soddisfatte, ma sotto certi punti di vista il film mi ha stupito ancor di più, lasciandomi a bocca aperta a fine visione.

Risultati immagini per hostiles banner

Siamo alla fine del’800 nei giovanissimi Stati Uniti d’America. Quel periodo che si può definire come la nascita dell’America come la conosciamo oggi. Un periodo, però, che di certo non ha dei bellissimi eventi a caratterizzarlo. I “bianchi” si espandono sempre di più in ogni direzione, in cerca di oro e ricchezze di qualsiasi tipo, ma devono vedersele con loro: i nativi. Fin qua niente di nuovo, anzi, di base parliamo di un’ambientazione piuttosto banale e vista trentamila volte nei cinema, un tipo di storia che conosciamo sin dai tempi in cui uscirono i primi western in assoluto. Ma Scott Cooper decide di fare qualcosa di diverso, decide di raccontare questo periodo e questa guerra (perché alla fine di guerra si parla) con un tocco molto personale, ispirato, ma, soprattutto, curdo e brutale. La violenza con cui vengono raccontati i fatti principali del film non si fa mancare, ma si tratta di una violenza senza troppo sangue. E’ il concetto dell’azione che fa provare allo spettatore quel senso di disgusto e di orrore d’innanzi a delle gesta a dir poco terribili. Un perfetto mix di violenza esplicita e “vedo non vedo”. Il terribile conflitto tra bianchi e pellerossa non presenta più la banalissima e stereotipata divisione netta in bianco e nero. Cooper ci presenta un film pieno di sfumature grigie, e lo spettatore non può che osservare il susseguirsi degli eventi e riflettere. Una riflessione che non solo colpirà lo spettatore, ma che investirà i personaggi principali come un treno, trasformandoli in qualcosa di completamente diverso rispetto all’inizio del film. 

A livello di regia Cooper è stato a dir poco fenomenale. La messa in scena è ispiratissima, potente e soprattutto personale. Perché Scott Cooper utilizza uno stile che per un western classico, almeno io, non avevo mai visto impiegato da nessuno. Ovviamente, però, Cooper ha a che fare con un genere che ha fatto la storia del cinema e che è stato affrontato da alcuni dei più grandi registi che siano mai esistiti sulla faccia della Terra, in primisi il nostrano Sergio Leone, verso il quale c’è un rifacimento molto bello dal punto di vista fotografico. La fotografia è ad opera di Masanobu Takayanagi (nome più impronunciabile non ce lo poteva avere) che utilizza dei colori molto sporchi, terrosi e scuri, e nelle scene in interno, soprattutto se ambientate di sera, sembra quasi di vedere un quadro di Caravaggio. Senza spoilerare, il dialogo tra Blocker e l’amico Thomas a inizio film, riguardo la depressione di quest’ultimo, ha delle luci che definirei solo con il termine caravaggesche (non so se esista come termine ufficiale, ma sti cazzi). Ed è proprio qui che sta la citazione, il rifacimento, al grande Leone. Prendiamo in esempio alcune inquadrature (sempre di scene girante negli interni) di C’era una volta il west. L’ispirazione a caravaggio è assoluta nel film di Leone, anche per l’aspetto dei personaggi, e Cooper si rifà anche a quello. Infatti, il personaggio di Thomas presenta una lunghissima barba che ricopre tutto il viso, una camicia sporca, con collo a v, che scopre la parte superiore del petto. L’aspetto di un uomo distrutto sia fisicamente che psicologicamente dalla vita che ha dovuto sopportare in tutti questi anni. Una vita caratterizzata dal perenne conflitto tra confederati e nativi americani, e che porterà Thomas ad un’evoluzione interiore molto particolare e forte.

Una pellicola che riesce a colpire tantissimo dal punto di vista della messa in scena, con una regia e una fotografia che vanno creano dei veri e propri piccoli capolavori visivi, ma che ricevono un grandissimo aiuto dalla colonna sonora, che si è rivelata essere la sorpresa più grande di tutto il film. La musica raggiunge delle vette di pathos veramente altissime, con dei violini struggenti, malinconici e che suscitano nello spettatore tante sensazioni diverse in base alla situazione che ci si trova davanti. Percussioni molto classiche per gli attacchi dei nativi, rifacendosi ovviamente ai vari strumenti che queste popolazioni erano solite utilizzare durante varie cerimonie e/o riti. Ed infine il classico e amato pianoforte, usato soprattutto per il tema che accompagna il personaggio di Rosalie, interpretata da Rosamun Pike. Una musica piuttosto diversa da quella che siamo soliti sentire per tutta la durata del film: più delicata, in alcuni momenti ancor più triste e malinconica, e per questo che è perfetta per il personaggio di Rosalie. Una colonna sonora che colpisce dritta al cuore che ha dato un grandissimo contributo per rendere questo film ancor più indimenticabile di quanto non lo sia già, e se ne volete avere una prova concreta basta ascoltare The Last of Them Never Goodbye, i due temi più belli di tutto il film, che accompagnano due dei momenti più alti della pellicola, e che non riesco a toglierli dalla mia testa da quando sono uscito dalla sala. Però, tutte queste lodi per chi sono? Quando sono partiti i titoli di coda ero molto curioso di capire chi fosse il genio dietro a tale sinfonie, e quando è apparso il nome di Max Richter mi è partito un ‘grazie al cazzo!’ abbastanza prepotente. Per chi non lo sapesse, Richter è il compositore di On the nature of daylight, il pezzo col violino utilizzato per Shutter Island di Scorsese e Arrival di Villeneuve. Un pezzo bellissimo il cui tono si può percepire, in parte, anche nelle tracce di Hostiles. Un compositore che si è rivelato perfetto per questo film, il cui tono rispecchia perfettamente quella che è la musica e la poetica di Richter, caratterizzata spesso da malinconia, tristezza, solitudine e morte. Mazza che allegria.

Immagine correlata

Scott Cooper non si limita a curare il film dal punto di vista tecnico, ma è anche autore della sceneggiatura, scritta a quattro mani con Donald Stewart. Va detto, la sceneggiatura per quanto sia scritta molto bene, per quanto abbia una storia sensazionale gestita molto bene nei tempi e nel ritmo (il film dura poco più di due ore e io sarei tranquillamente rimasto altre due) e per quanto i personaggi presentati siano sensazionali per quello che simboleggiano all’inizio e alla fine del film, presenta delle piccole ingenuità che mi hanno fatto storcere non poco il naso. Ci sono momenti in cui i personaggi si comportano in un modo che definirei incoerente con il loro pensiero e il loro atteggiamento, e, soprattutto, avrei preferito dare un po’ più di spazio ai personaggi secondari che secondo me potevano dare molto di più. Trai secondari quello che più rimane impresso è sicuramente Thomas Metz, interpretato da un gelido e distaccato, ma molto intenso, Rory Cochrane. Personaggio che rappresenta appieno il lato umano del tutto distrutto nell’animo dalla guerra. Oppure il capo indiano Falco Giallo, interpretato da un intensissimo Wes Studi, oppure quello di Wills, il bandito interpretato da un ambiguo, perfido e rozzo Ben Foster. Invece avrei dato più spazio a personaggi come Kidder e il giovane DeJardin, non solo perché potevano dare molto come personaggi, ma soprattutto perché sono interpretati da due nomi molto interessanti. Il primo da Jesse Plemons che (otre ad essere sempre di più uguale a Matt Damon) sta pian piano spopolando e che si sta rivelando parecchio bravo. Mentre per quanto riguarda il secondo come interprete abbiamo il grandissimo Themoteé Chalamet, che con la sua perfomance in Chiamami col tuo nome ha stregato letteralmente tutti, e sono sicuro che avrebbe potuto dare molto in questo film. Peccato.

La cosa particolare della sceneggiatura è che ha come soggetto un manoscritto che riporta la vicenda narrata nel film. Quindi si può dire, in un certo senso, che il film è tratto da una storia. Che c’è stato anni fa un vero Blocker e un vero Falco Giallo. Certo, il tutto è stato sicuramente romanzato per poter raccontare la storia che voleva il regista, così da poter affrontare le tematiche che volevano essere raccontate. Ma questo ci fa ancor più realizzare di quanto queste brutali vicende fossero reali, e proprio da queste terribili vicende sono nati quelli che oggi noi conosciamo bene come Stati Uniti d’America. Una nazione nata e cresciuta nel sangue, proprio come i personaggi protagonisti: nati e cresciuti nella guerra e nella violenza. In primo luogo il nostro protagonista, Joseph Blocker, interpretato da un Christian Bale in forma smagliante, come al solito d’altronde.

Blocker è un capitano nordista che ha un trascorso molto violento e poco piacevole con i nativi, che hanno ucciso centinaia dei suoi amici in modi a dir poco brutali. Metodi di uccisione talmente brutali che Blocker ha scelto di diventare come loro, di fare cose altrettanto indecenti ai nativi per vendetta quando gli si presentava l’occasione. Un personaggio crudele, duro, un vero macellaio anche se non lo dà a vedere di primo acchitto. Un personaggio che è stanco della guerra e della violenza, ma sceglie di fare questa vita perché, altrimenti, che scelta ha? In un mondo dove era la violenza e il sangue a governare all’epoca. La sua più grande sfida arriverà quando si ritroverà costretto a scortare Falco Giallo, un suo vecchio arci-nemico autore di molte delle brutali uccisioni di cui abbiamo parlato prima. Un viaggio che toccherà nel profondo il personaggio di Blocker, che si ritroverà a riflettere su quelle che sono state le sue atrocità. Arriverà a capire che il mondo è un’unica grandissima sfumatura grigia dove non esiste il bene e il male come nelle favole. Ovviamente non sarà solo Blocker a riflettere, ma anche Falco Giallo. Perché entrambi le parti hanno commesso atrocità terribili gli uni nei confronti degli altri. Entrambi si sono uccisi gli amici a vicenda nei modi più indicibili, e questo li porterà ad affrontarsi nel modo più umano possibile, con un finale a dir poco straordinario non solo per il rapporto trai due, ma soprattutto per l’evoluzione, o anche INVOLUZIONE, di Blocker. Il quale, alla fine, capirà di vivere in un mondo dove per quanto ci si possa impegnare ci sarà sempre la violenza a regnare. Per quanto ci si possa impegnare non potrà mai sopprimere quel suo lato da macellaio che fa allontanare per la paura le persone. E a quel punto realizzerà che tutto quando non si incentra su questioni quali il razzismo e la discriminazione. Qui si parla di odio, di odio nei confronti di chiunque ti possa guardare storto. Perché in quel mondo, in quelle lande desolate, tutti sono ostili con tutti, perché l’animo umano è assassino, duro, alienato e stoico. E ragazzi, parliamoci chiaro, lo è ancora.

Christian Bale, che gli si vuole dire? Un mostro. Ancora una volta sono rimasto a dir poco senza parole dalla perfomance di questo immenso attore. Per tutto il film c’è una tale intensità nei suoi occhi, che continuano a cambiare espressione e a farti emozionare in tutti i modi possibili. Vediamo il Blocker duro, inumano, macellaio e dallo sguardo degno di un serial killer. Ma pian piano iniziamo a vedere il suo lato più umano, sensibile, segnato dal dolore e dalla morte e a quel punto capiamo quanto stia soffrendo il personaggio, che vedremo, andando sempre più avanti col film, aprirsi sempre di più. Finché non diverrà una persona quasi completamente diversa con la quale arriveremo ad empatizzare tantissimo. Una menzione va fatta anche per Riccardo Rossi, doppiatore storico di Bale che, ancora una volta, fa un lavoro a dir poco eccezionale riuscendo perfettamente a cogliere lo spirito della perfomance vocale dell’attore e anche a dare qualcosa in più.
Una cosa che ha reso Bale ancor più credibile come interprete del personaggio è il suo fisico. Bale in questo film ha una certa dose di panza, dato che all’epoca già si stava preparando per il prossimo film di Adam McKay. Questo rende il personaggio ancor più credibile, con un Bale privato di quella bellezza e quel fisico che lo hanno reso famoso in tutto il mondo come sex symbol. Per non parlare poi dei bellissimi ed enormi baffoni per me già iconici del personaggio.

Immagine correlata

Grandissima perfomance di Bale, ma non dimentichiamoci di Rosamund Pike. Attrice che ho conosciuto con uno dei suoi ruoli più famosi (ovvero quello in Gone Girl – L’amore bugiardo di Fincher) e sin da subito mi si è presentata come un’attrice di grandissima intensità e potenza. In Hostiles non è stata da meno. Ogni singola scena che vedeva la Pike come protagonista era una vera e propria gioia per quanto fosse intensa la sua perfomance, con questi occhi perennemente sbarrati, perché entrata in contatto per la prima volta con la crudeltà di quel mondo, ma che diventano pian piano più freddi man mano che il tempo passa. Perché il personaggio ci fa l’abitudine, in un certo senso. Dopo aver perso tutto riesce a farsi forza e fronteggiare in prima linea le difficoltà che un tempo credeva insuperabili. Un’evoluzione che può essere vista come in antitesi a quella di Blocker. Non che Rosalie diventi una sorta di macellaia amazza-nativi, ma passa dall’essere una madre terrorizzata e piena di rabbia ad essere una donna cazzutissima che sa usare molto bene un fucile. Quindi diviene più dura, cede una parte della sua umanità e della sua sensibilità per poter sopravvivere in questo mondo ostile. Però, c’è un grandissimo “però” intorno al personaggio di Rosalie. Perché per quanto sia un bel personaggio, alla fine dei conti risulta quasi inutile. Se avete visto il film non vi sarà facile immaginarlo diverso senza di lei. Vero? La sua presenza risulta veramente essenziale soprattutto nel finale, dove Blocker si ritroverà a fare una scelta che condizionerà tutto il suo futuro e il suo animo. Ma come dico sempre io: è meglio un personaggio bello ma inutile o un personaggio orrendo ma utile? Credo proprio che la prima opzione sia meglio.

Immagine correlata

Che dire? Se avete l’occasione andate immediatamente a vedere Hostiles – Ostili. Un western brutale dotato di una grandissima potenza nella narrazione e nelle messa in scena. Personaggi immensi interpretati altrettanto immensamente dagli attori (Bale, non smetterò mai di dirlo, domina per tutt’e due le ore). Una storia estremamente profonda, nella quale le parole come “razzismo”, “bene” o “male” risultano senza significato. Prive di un vero valore in quanto parliamo di un mondo in cui la violenza era ovunque, e da entrambi gli schieramenti si avevano persone che si macchiavano di atti indecenti. Insomma, cosa dire se non che Scott Cooper ha confezionato un piccolo capolavoro molto attuale che spero possa ricevere il giusto riconoscimento (non so se fosse possibile candidarlo a questi ultimi Oscar, se così non fosse allora speriamo in molte candidature l’anno prossimo).

Se invece avete visto il film non esitate a commentare!


[amazon_link asins=’B077ZH9PSL’ template=’ProductCarousel’ store=’cinespression-21′ marketplace=’IT’ link_id=’fc62fe2f-36b0-11e8-83c1-1366e749042e’]