RECENSIONE – Hotel Artemis (NO SPOILER)

Dopo un anno dall’uscita statunitense, finalmente la Leone Film Group porta in Italia Hotel Artemis, primo vero e proprio film per Drew Pearce, già co-sceneggiatore di Iron Man 3,  qui in veste sia di sceneggiatore che di regista. Con un cast stellare, Hotel Artemis si presenta come un film sci-fi distopico, ma al tempo stesso molto realista, ed oggi sono qui per parlarvi in anteprima della pellicola, sperando che possa stuzzicare la vostra curiosità e portarvi al cinema a vederlo quando uscirà il 1° agosto.

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Come ho già detto, il film prende luogo in un futuro non troppo lontano: è il 2028, siamo in una Los Angeles disillusa, ben lontana da quella colorata al technicolor di La La Land, messa a ferro e fuoco dalla rivolta più violenta che questa città abbia mai visto, a causa di una multinazionale, la Clear Water, che ha privatizzato l’acqua a causa dei terribili cambiamenti climatici che stanno toccando la Terra. Questo è il cosmo del film, ma il cuore della pellicola risiede in un hotel/ospedale per soli criminali: l’Artemis, gestito da un’anziana infermiere interpretata da una splendida Jodie Foster, e fondato da un elegante mafioso interpretato da Jeff Goldblum, che dimostrerà di aver un legame estremamente forte e tragico con il personaggio della Foster e caratterizzato da delle “vibes” alla Gran Maestro di Thor: Ragnarok, anche se molto, molto, meno sopra le righe.

Pearce scrive una sceneggiatura veramente potente, caratterizzata da quell’ironia che possiamo ritrovare in un film di Shane Black, ma molto più raffinata e meno sguaiata, che conferisce ai dialoghi del film un carisma quasi tarantiniano, e così anche ai protagonisti. Personaggi tutti con delle caratteristiche ben definite, ma che vengono sfaccettate e messe in dubbio nel corso della pellicola. Sfumature che questo cast stellare è riuscito a cogliere, soprattutto grazie alla brillante regia di Pearce: pulita, ben squadrata, frenetica nelle scene d’azione, ma non troppo, per passare poi a dei primi piani quasi leoniani, che permettono ai personaggi e agli attori (Foster in primis) di emozionare lo spettatore come pochi film attualmente in circolazione.

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Una regia anche molto sensuale nelle scene d’azione con protagonista la meravigliosa e altrettanto brava Sofia Boutella, che dopo aver dato la perfomance della vita in Climax di Gaspar Noè, ci regala un’altra interpretazione fenomenale. Una Boutella letale, carismatica, misteriosa, tormentata e, come abbiamo appena detto, sensuale, ma mai volgare come sarebbe potuta apparire in film action muscolari e reazionari alla Fast & Furious. Sensualità che nasce non solo dalla sceneggiatura, ma anche dai meravigliosi costumi di scena e dalle scenografie, che permettono al DOP Chung Hoon-Chung di creare delle immagini fotograficamente meravigliose. La pellicola si sente, e i colori pure, resi molto accesi e saturi ma non in modo eccessivo; le ombre e le luci soffuse hanno un ruolo essenziale nell’estetica del film, andando a creare un ambiente oscuro, noir, ma al tempo stesso accogliente e amichevole.

Scenografie caratterizzate anche da diversi elementi fantascientifici, ma comunque estremamente vicini alla realtà in quanto parliamo di una fantascienza sporca, minimale, estremamente vicina ai tempi nostri, e ciò permette allo spettatore di empatizzare meglio con l’ambiente e i personaggio in quanto entro 5 anni probabilmente avremo quelle atrezzature mediche, e forse esisterà anche un segreto Hotel Artemis nei sobborghi di Los Angeles. Chissà, fatto sta che anche per quanto riguarda la realizzazione di queste scenografie, a metà strada tra gli effetti speciali tradizionali e quelli visivi, siamo a dei livelli veramente alti, il che dimostra, ancora una volta, che spesso film a basso budget come questo, o come un Logan, possono stupire molto di più, visivamente parlando, rispetto a grandi produzioni (vedisi Spider-Man: Far From Home).

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Se il film ammalia gli occhi, va detto che riesce ad incantare anche le orecchie con una colonna sonora electric synth anni ’80 di refniana memoria, composta, ovviamente, dal grandissimo Cliff Martinez. Sonorità spesso molto minacciose, caratterizzate da bassi molto forti (che rendono le scene d’azione ancor più formidabili del normale), ma anche da momenti molto delicati e potenti, soprattutto nel finale e nelle scene riguardanti il passato di Jean Thomas, l’infermiera interpretata da Jodie Foster, che dopo 5/6 anni dalla sua interpretazione nel meraviglioso Elysium, torna sempre ruggente e carica di quel carisma made in USA che poche attrici sono in grado di incarnare, ma che riesce anche nell’emozionare lo spettatore mostrando la fragilità e le paure di queste vecchia infermiera che ha perso tutto, e di conseguenza l’unica cosa che può fare è impedire che anche gli altri possano provare il suo stesso dolore.

Grandissimo comprimario quello di Everest, interpretato dal lanciatissimo Dave Bautista, che in questo film dimostra ancora una volta di essere un attore vero e proprio, e non solo un manichino grosso come una casa destinato ad interpretare solo rincoglioniti che sanno solamente menare le mani (vero Dwayne?). Il rapporto che vi è tra Everest e Jean è una storia d’amore, ma non un amore come lo si può intendere normalmente, ovvero un amore consumato, carnale, bensì un amore che consiste nel semplice prendersi cura l’uno dell’altro perché senza di ciò nessuno dei due potrebbe campare in quel mondo fatto di spietate assassine e folli mercanti d’armi. Bautista infatti riesce anch’esso nell’emozionare lo spettatore, grazie a dei dialoghi bellissimi e ad una perfomance che dimostra quanto Everest non sia nient’altro che un grande gigante gentile (tranne quando impugna un’ascia e “intima” agli ospiti indesiderati di andarsene. Lì so cazzi pe tutti).

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L’unica cosa che mi resta da dire è: andate al cinema a vedere questo film appena esce. Vi prego, supportate questa pellicola che ci ha messo un fottutissimo anno per arrivare qui da noi e che rischia di passare inosservata a causa di monnezza come Fast & Furious: Hobbs & Shaw. Non vedetelo in streamin illegale perché fate un danno a tutta l’industria cinematografica e a voi stessi, che vi private di un’esperienza meravigliosa, in quanto la fotografia del film e la sua colonna sonora non possono rendere tanto bene quanto in una bella e buia sala cinematografica.

Spero veramente tanto che questa recensione abbia solleticato un certo interesse in voi verso questa pellicola, perché se il film incassa allora Pearce continuerà a lavorare come regista, e potrebbe sfornarci altre perle interessant come questo Hotel Artemis. Ma attenzione! non parliamo di un capolavoro, non parliamo della rivelazione del secolo, né tanto meno dell’anno, ma si tratta di un film veramente ben fatto, che intrattiene con una storia semplice, carismatica, con ottimi tempi e un buon ritmo chi non vuole film troppo impegnati (tra l’altro anche con delle scene d’aziona girate come Dio comanda e con non poca violenza), ma che riesce anche a soddisfare palati più fini, che magari un piccolo messaggio socio-politico riescono sempre a coglierlo e ad apprezzarlo. Un messaggio che sicuramente non è in primo piano, ma che si fa sentire per tutto il film, e che magari si riesce ad assaporare meglio con una seconda o terza visione.

Detto ciò: spero che la vostra permanenza all’hotel Artemis sia stata di vostro gradimento!

Qui trovate la video-recensione CON SPOILER del film.