RECENSIONE – Il Grande Gigante Gentile

Steven Spielberg è stato lontano dalle sale cinematografiche per ben tre anni, dopo aver diretto Lincoln. A inizio 2016 torna al cinema con Il Ponte delle Spie, un piccolo gioiellino che se non avete visto vi consiglio assolutamente di vedere, ma il caro regista statunitense stavolta non lascia passare tre anni e torna subito un anno dopo, in Italia almeno, subito con un nuovo film: Il Grande Gigante Gentile, abbreviato in GGG. Dal film mi aspettavo un ritorno da parte di Spielberg all’atmosfera di film come E.T. – L’Extraterrestre o Hook – Capitano Uncino. Sarà riuscito a rievocare quelle atmosfere? Oppure no?

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Quello che subito salta all’occhio infatti, appena inizia il film, è il tipo di atmosfera che si respira. Spielberg mette in gioco una fotografia, una regia e un’estetica che ricorda molto quella dei suoi vecchi film. La fotografia è ad opera del più che fedele Janusz Kamiński, il quale ha curato la fotografia di tutti i film del regista da Schindler’s List in poi, guadagnandosi anche due Oscar. In questo film viene messa in gioco una fotografia molto accesa, che tende a saturare moltissimo tutti i tipi di colori che si possano immaginare, andando a creare delle immagini esteticamente molto belle. Alla fine ragazzi, stiamo sempre parlando di Spielberg, un regista che è in grado di tirarti fuori grandissimi film d’autore come il già citato Schindler’s List oppure Salvate il Soldato Ryan, ma anche dei blockbuster che possono intrattenere senza problema, come Jurassic Park o la trilogia di Indiana Jones (sì, sono solo tre i film, non è mai successo niente dopo. NIENTE).

Ovviamente la colonna sonora da chi poteva essere firmata se non dal caro John Williams? Lo sappiamo, dove va Spielberg va anche Williams, a eccezione di un paio di film. Williams ha voluto comporre una colonna sonora caratterizzata da delle musiche molto delicate, tipiche del compositore quando si parla di questo genere di film. Non ho apprezzato però come sono state montate alcune tracce in base a quello che si vedeva sullo schermo. C’è un momento del film in cui ci sarebbe dovuto essere un pezzo molto più movimentato, incalzante, invece hanno inserito una traccia tranquilla come se non stesse succedendo nulla.

Nota dolente del film sono gli effetti speciali utilizzati. Sono rimasto molto stupito da quanto la CGI del film fosse invadente e quanto risultasse falsa, dato che parliamo di Spielberg, un regista che è stato un vero e proprio pioniere degli effetti speciali con film come Lo Squalo, il già citato Jurassic Park e non dimentichiamo che ha dato il suo contributo alle saghe di Star Wars e Ritorno al Futuro, che ancora oggi risultano avere degli effetti speciali molto moderni. Sono rimasto anche scioccato (nel senso negativo) per quanto riguarda il green screen usato per il film, in diversi momenti è palese che viene impiegato, anche in scene in cui non era poi così necessario. Quello che voglio dire è che non c’è stata una cura sufficiente nel rendere alcune scene credibili. Forse è complice anche la fotografia, dato che in alcune scene del film quando c’è un particolare tono di luce i giganti risultano fatti decisamente meglio rispetto al resto del film.

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La sceneggiatura porta la firma di Melissa Mathison, nota soprattutto per aver firmato la sceneggiatura di E.T. – L’Extraterrestre, e quindi già collaboratrice del regista. La trama si basa ovviamente sull’omonimo romanzo scritto nel 1982 da Roald Dahl, che non ho avuto modo di leggere e quindi premetto che non farò un paragone con la sua trasposizione cinematografica. La trama presenta a parer mio una gestione dei tempi totalmente discutibile; il film inizia velocemente, ci ritroviamo praticamente subito catapultati nel mondo dei giganti con GGG e la piccola Sophie (che noi essendo italiani abbiamo tradotto on Sofia perché così dimostriamo di avercelo più lungo degli americani), dopodiché rimaniamo lì per la maggior parte del film. Ci viene spiegata questa faccenda dei sogni, ci viene approfondito molto il personaggio di GGG e… basta. Oh mio Dio, è davvero solo questo? Sì, è solo questo. Poi ecco che ritorna il ritmo veloce e poi in men che non si dica partono i titoli di coda.

C’è anche una certa superficialità nella trama. Per quanto alcuni film di Spielberg siano commerciali hanno sempre una qualche morale, anche spicciola, o comunque trattano in maniera leggera delle tematiche molto importanti. In questo film poteva succedere, e anche in un certo modo, ma semplicemente non succede, o meglio, alcune tematiche vengono appena accennate e poi messe subito da parte. Spielberg poteva tranquillamente parlare di razzismo, di discriminazione, pregiudizi e stereotipi, e ci sarebbe stato dato i tempi che corrono, ma si limita solamente ad accennare questi argomenti per poi non parlarne più. Lo stesso vale per il personaggio di Sophie, che secondo me è poco approfondito e per niente memorabile. Lo stesso perla perfomance della giovanissima Ruby Barnhill che non ho apprezzato. Forse deve ancora maturare come attrice e forse è anche colpa del doppiaggio italiano a dir poco orripilante, fatto sta che ho trovato la sua interpretazione non soddisfacente e poco credibile.

Di certo non si può parlar bene di altri personaggi come i giganti cattivi (Inghiotti-Ciccia, Sangue-Succhia, Cuccia-Budella, Scrocchia-Ossa e Brucia-Dito) dai quali effettivamente non mi aspettavo grandi cose, sono solamente dei giganti stupidi che si comportano in modo arrogante e malvagio. Il perfetto stereotipo di villain per un film per bambini ma questo lo posso anche accettare. Invece i personaggi secondari come quello di Mary, interpretata da Rebecca Hall, e della Regina Elisabetta II, interpretata da Penelope Wilton, sono lì. Punto. Fanno quel che devono fare, dicono le loro battute, e il loro ruolo finisce là. Tornando all’argomento “atmosfera” del film, ho appena detto che c’è il personaggio della Regina Elisabetta II (non è spoiler, era già noto a molti) e pertanto il film è ambientato nei giorni nostri. Eppure all’inizio del film, per la tipologia di macchine che vengono mostrate, per gli abiti di alcuni personaggi e per l’arredamento di alcuni edifici ci sembra di essere negli anni ’50. Probabilmente Spielberg voleva dare quell’atmosfera anni ’50/’60 che a lui piace tanto, ma se poi mi ambienta il film a giorni nostri direi che non funziona benissimo l’idea.

Il problema più grande di questo film è che è troppo, troppo puerile. Ok, è vero, si tratta di un film che punta soprattutto ad un target di bambini, ma ci sono tantissimi altri film che puntano allo stesso pubblico decisamente fatti meglio. Sembra uno di quei film per bambini di serie z, o almeno ci si avvicina molto. Sapete no? Quei film che hanno le battutine, le smorfie, il finale così dolce che mi viene il diabete solo pensandoci? In più cari lettori, dovete sapere che in questo film, diretto da Steven Spielberg, regista di grandi capolavori e blockbuster, nel 2016 (da noi è arrivato parecchio tardi), c’è una scena comica basata sulle scorregge dove vengono coinvolti anche dei cani perché si sa, quando ci si infila un cane che fa qualcosa fa sempre ridere. Io su questa scena non mi pronuncio e lascio che sia il mio silenzio a esprimere il mio disgusto.

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Dopo aver parlato della cosa più brutta del film vorrei parlare di quella più bella: Mark Rylance. Rylance ci ha già stupiti l’anno scorso ne Il Ponte delle Spie con l’interpretazione della spia sovietica Rudolf Abel, interpretazione che gli è valsa addirittura l’Oscar (con mia enorme sorpresa). Rylance nei panni di GGG mi è piaciuto tantissimo, riesce a rendere perfettamente la dolcezza, la gentilezza e la tristezza del personaggio. Un personaggio che sicuramente colpisce molto durante la visione del film ed è anche la cosa che più ti rimane in mente. La CGI con cui è stato realizzato è sicuramente discutibile, c’è da dire però che come hanno inserito il volto di Rylance, riportando tutte l’espressioni, sul corpo del gigante è davvero notevole.

Grande lavoro di doppiaggio da parte di Toni Garrani, che ha doppiato Rylance anche ne Il Ponte delle Spie facendo anche in quel caso un lavoro eccezionale. La sua voce è una perfetta controparte italiana per l’attore e ho apprezzato molto anche l’adattamento delle battute del personaggio, che non era di certo un lavoro facile. GGG parla nella nostra lingua ma sbagliando spesso le parole, confondendole oppure unendole. Mi è piaciuta molto la resa delle sua battute, che sono state scritte in questo modo per far ridere i bambini, ma come caratteristica del personaggio non la ritengo così tanto puerile dato che caratterizza, appunto, maggiormente il personaggio di GGG.

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In conclusione devo purtroppo dire che Il Grande Gigante Gentile mi ha deluso, anche se non avevo nessun tipo di aspettative a riguardo. Sarebbe forse meglio dire che Steven Spielberg mi ha deluso; rimane comunque un regista di grande talento e uno dei miei preferiti e credo che possa ancora sfornare dei piccoli gioiellini che puntano ad un target di bambini, ma non è questo il caso dato che ha dato vita ad un prodotto che somiglia più a un film per bambini di serie z che a un film per bambini di Spielberg. Sconsiglio la visione del film, se proprio volete vedere un film di Spielberg con questo tipo di atmosfera è meglio ritornare sui grandi classici.

 

Andrea D'Eredità

Andrea D'Eredità

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