RECENSIONE – Il Ritorno di Mary Poppins (NO SPOILER)

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Quasi sicuramente la maggior parte di voi avrà il bellissimo ricordo di un’infranzia che comprende la visione di una pellicola che ha segnato tantissimi bambini e non. Parliamo ovviamente di Mary Poppins, capolavoro divenuto cult del 1964 diretto da Robert Stevenson e con la leggendaria Julie Andrews nei panni del personaggio nato dalla penna della scrittrice Pamela L. Travers. Un film che ha dato tantissimo alla storia del cinema grazie ai suoi innovativi effetti speciali, per il suo essere un viaggio fantasioso, coloratissimo e pieno di gioia in una Londra grigia, fredda e governata dal vile denaro. Dopo quasi sessant’anni dall’uscita della pellicola, Disney riporta al cinema il celebre personaggio con Il Ritorno di Mary Poppins, con Rob Marshall alla regia pronto per rilanciare il personaggio insieme alla bellissima e bravissima Emily Blunt, che ci stupisce ogni anno che passa, nei panni della babysitter più famosa e folle del mondo. Sono riusciti nel realizzare un buon sequel? Si può dire di sì, peccato che il film risulti essere più un remake della pellicola di Stevenson del ’64. 

Risultati immagini per il ritorno di mary poppins poster

Mary Poppins ci presentava una trama molto originale per l’epoca, con un personaggio carismatico sin dal primo fotogramma in cui appariva grazie sia all’immensa perfomance della Andrews, ma soprattutto ai taglienti dialoghi scritti Bill Walsh, e una messa in scena incredibilmente originale, per non parlare dell’unione delle ambientazioni live-action con quelle dei film d’animazione dell’epoca. Probabilmente Mary Poppins è stato il primo film in assoluto a presentare una simile tecnica che, se ci pensate, risulta quasi impossibile da realizzare se calcoliamo che il film è stato realizzato nel 1964. Quindi questo Il Ritorno di Mary Poppins doveva saper presentare al grande pubblico, che comprende sia i fan di vecchia data che quelli che hanno scoperto da poco il personaggio, qualcosa di nuovo insieme a qualcos’altro di già visto, così da poter confezionare un sequel originale tanto quanto il primo ma con quel pizzico di nostalgia che fa sorridere lo spettatore di vecchia data e lo trasporta ancora una volta in quel magico mondo che solo il technicolor sapeva regalare. Purtroppo, questo sequel risulta essere più un remake che un sequel vero e proprio, come se Marshall e David Magee (sceneggiatore della pellicola) avessero usato una sorta di ricettario con dentro tutti gli ingredienti necessari per realizzare un sequel. Peccato che moltissimi di questi ingredienti siano più o meno gli stessi usati per il film di Stevenson, solo rimescolati leggermente ma che, alla fine dei conti, ci si rende conto che sono quello: ingredienti riscaldati, riciclati. 

La possibilità di realizzare un film originale con Mary Poppins protagonista era più che fattibile. Pensiamo al film di Stevenson, che riusciva a intrattenere con i suoi pezzi da musical e al tempo stesso a rappresentare un bellissimo quadro della società londinese dei primi anni del ‘900, grazie soprattutto alle straordinarie scenografie disegnate a mano che in questo sequel vengono rimpiazzate da quelle in CGI. Il film di Marshall è ambientato nel 1929, anno in cui la caduta della Borsa di Wall Street gettò tutta l’economia occidentale in un momento di crisi che ha lasciato una terribile cicatrice in moltissime famiglie. Un periodo che poteva essere perfetto per una storia con Mary Poppins come protagonista, eppure questo aspetto non è stato gestito nel migliore dei modi, ma risulta essere solamente di contorno e usato come pretesto per poter raccontare una storia per un film che, alla fin fine, non riesce nell’adempiere al suo compito (o almeno non completamente). Ovviamente per fare ciò bisognava osare, stravolgere le carte in tavola per creare qualcosa di veramente originale (per capirsi un po’ come ha fatto Rian Johnson con Gli Ultimi Jedi) andando, probabilmente, a creare un qualcosa di talmente diverso e innovativo che a malapena sembra di vedere un film su Mary Poppins. Ci voleva coraggio, non l’hanno fatto, sarà per la prossima volta. 

Lo sviluppo della trama è fin troppo simile al film del ’64, finale incluso, con una Mary Poppins che, a momenti, non sembra essere nemmeno così necessaria per il risolversi della questione o per il miglioramento dei piccoli protagonisti che prendono il posto di Michael e Jane Banks, che ritroviamo cresciuti in questo seguito. Sarebbe stato più interessante ed originale vedere i due Banks ormai cresciuti in difficoltà ma ancora una volta aiutati da Mary Poppins a causa della difficile ed estrema condizione sociale – economica in cui si trovano, sempre per la crisi del ’29, dandoci quindi un bellissimo e dettagliato quadro di quel periodo storico, anziché rivedere Mary Poppins che si prende cura dei bambini per cercare di risolvere il problema principale della vicenda. Ma a rendere il tutto terribilmente troppo “già visto” è il personaggio di Frank, lampionaio interpretato da Lin Manuel-Miranda (che è stato comunque bravissimo nel ruolo), che risulta essere una brutta copia di Bert, interpretato da Dick Van Dyke nel film di Stevenson. Frank è un personaggio che ci poteva essere o meno nel film e nulla sarebbe cambiato: superficiale, scontato, alla cui base hanno cercato di dare una sorta di pseudo-filosofia che non può minimamente competere con quella alla base degli spazzacamini e che risulta quasi senza senso, dato che non sembra avere un suo scopo o una sua morale ai fini della trama o di quello che il film dovrebbe comunicare. 

emily blunt bath GIF by Walt Disney Studios

Ora, però, mettiamo in chiaro una cosa. Quando si parla di film del genere, con difetti di questo tipo, si tende a parlare solo di questi ultimi, quando invece il film ha anche diversi pregi. Vi dirò di più, Il Ritorno di Mary Poppins non è un brutto film, affatto. Non è nemmeno bello, è caruccio, una via di mezzo, se si dovesse dare un voto sarebbe un film da 7. Niente di più, niente di meno, ma vediamo quello che rende il film veramente godibile. In primis: Emily Blunt. Senza parole. Sono rimasto davvero senza parole. Per carità, la Blunt ci aveva già dimostrato di poter essere molto brava con commedie come Il Diavolo Veste Prada e bravissima in film drammatici  come in Sicario di Villeneuve, e ancora una volta riesce a stupirci. La Blunt riesce a rappresentare perfettamente, attraverso la mimica facciale, il portamento (in pratica con ogni singolo movimento del suo corpo) la classe, la serietà, la professionalità e anche la giocosità che caratterizza il personaggio di Mary Poppins. Una perfomance spettacolare e coinvolgente, che rende sicuramente meglio in lingua originale grazie all’accento inglese dell’attrice, ma nulla si può dire della grandissima Domitilia D’Amico, probabilmente la miglior doppiatrice italiana attualmente in circolazione, che doppia il personaggio in modo impeccabile, come solo lei sa fare. 

E qui la fatidica domanda: è stata meglio la Blunt o la Andrews? Impossibile rispondere. Entrambe sono state bravissime nell’interpretare questo personaggio, ma soprattutto parliamo di due perfomance piuttosto diverse. Da una parte abbiamo un metodo di recitazione più classico, impostato, teatrale e tipico degli anni ’50 / ’60, ovvero il metodo impiegato dalla Andrews. Dall’altra abbiamo quello della Blunt, un metodo di recitazione più “spontaneo” e più cinematografico. Entrambi sono dei metodi più che validi, ma impossibili da paragonare. Quello che posso dire è che sono molto contento che la Blunt non abbia voluto cercare di emulare la perfomance di un mostro sacro come la Andrews e che abbia voluto cercare di rappresentare il personaggio a modo suo, senza esser influenzata.
Rimanendo in tema casting sono stati aggiunti dei volti nuovi di un certo livello. Parliamo del livello di interpreti quali Meryl Streep e Colin Firth, perfetti entrambi per i ruoli che li sono stati affidati, in particolare la Streep che, per quanto è brava nel far tutto, potrebbe anche fare Batman. Il personaggio della Streep non risulta essere così importante, è molto marginale, ma per quei pochi minuti in cui appare risulta essere a dir poco memorabile. Mentre Firth, con la sua eleganza e il portamento decisamente tanto british, riesce nell’essere un minaccioso, ma carismatico, villain. 

Ma sicuramente ciò che rende il film veramente godibile, e, alla fin fine, un buon sequel, è tutto il comparto tecnico. Rob Marshall mette in gioco una regia ben curata a dir poco, riuscendo a restituire quella magia tipica dei film Disney degli anni ’50 / ’60, grazie: ad una sapiente cura della fotografia, ad opera di Dion Beebe, fedelissimo dop di Rob Marshall, che cerca di emulare la bellissima e coloratissima fotografia al technicolor impiegata da Colman  el ’64; ad un montaggio curato fin nei minimi dettagli e che ci presenta delle transizioni d’immagini piuttosto ricercate, una colonna sonora decisamente più vicina alle musiche tipiche dei film degli anni in cui uscì Mary Poppins: più sinfoniche, vicine più alla musica classica che al genere delle colonne sonore come le intendiamo noi oggi, con dei brani musicali veramente belli e memorabili, anche se sarebbe stato più apprezzato un maggior uso del tema principale del personaggio di Mary Poppins, magari con qualche variazione per rinnovarlo un po’. Se prendiamo tutti questi elementi e li mettiamo sotto la regia di Rob Marshall, quest’ultimo riesce a restituirci quelle bellissime sensazioni che abbiamo provato quando abbiamo visto per la prima volta i meravigliosi colori del film di Stevenson e le follie che all’epoca erano praticamente impossibili da realizzare, inserendo anche non pochi cameo di personaggi ben noti al grande pubblico, come Dawse Jr. che riappare sul grande schermo interpretato, stavolta senza trucco, dall’inimitabile Dick Van Dyke, e con una comparsata della leggendaria Angela Lansbury, simbolo di una Hollywood che non si vede più da diversi anni. 

emily blunt flowers GIF by Walt Disney Studios

In sinossi: sì, Il Ritorno di Mary Poppins è un bel film. E’ vero, risulta essere fin troppo una copia carbone della pellicola originale diretta da Stevenson per molti, anzi, troppi motivi. Ma Marshall riesce comunque a catturare quell’essenza magica che caratterizzava i film Disney di 50 anni fa e a riproporla sul grande schermo in un periodo in cui la Disney sforna un film live-action veramente buono dopo averne fatti 20 brutti. Un film quindi che copia il Mary Poppins di Stevenson per la trama e i personaggi, ma che lo omaggia con la sua messa in scena e la sua magia, facendo provare non poca nostalgia a quel bambino, ormai adulto, che preserva il prezioso ricordo di aver visto per la prima volta in VHS anni e anni fa una pellicola che gli ha insegnato a dire supercalifragilistichespiralidoso quando non si ha nulla da dire, e che se dai da mangiare ai piccioni l’unica cosa che ottieni sono piccioni grassi!

Vi informo che sulla nostra pagina Facebook trovate una video-recensione, sempre realizzata dal sottoscritto, ricca di spoiler. Se invece non volete rovinarvi il film allora vi ricordo che Il Ritorno di Mary Poppins uscirà in tutta Italia il 20 dicembre. Quindi, andate a vederlo e poi tornate per condivdere con noi la vostra opinione!