RECENSIONE – Insatiable: 1° stagione

Diventa un nostro supporter!Diventa un nostro supporter!

Insatiable era originariamente stata sviluppata inizialmente per il network The CW, che ne aveva ordinato il pilota, ma poco tempo dopo è arrivata la decisione della rete di non procedere con la produzione per non si sa bene quale motivo. Questo ha portato quindi la dark comedy ad essere acquisita dal servizio di streaming Netflix.

La serie è stata oggetto di critiche fin dalla diffusione del primo trailer ufficiale, dopo cui oltre 100.000 persone hanno chiesto a Netflix con una petizione online di cancellare la serie perché ritenuta offensiva verso le persone sovrappeso. L’ideatrice Lauren Gussis ha difeso lo show sin dai primi accenni di marketing pubblicitario, affermando di essersi basata sulle proprie esperienze adolescenziali, e l’attrice Alyssa Milano ha scritto lasciato intendere che la serie non deride le persone in sovrappeso come Patty, ma affronta attraverso la commedia il danno che simili vessazioni possono arrecare loro.

Quindi, Insatiable è appena nata e già sta riscuotendo commenti di ogni tipo, ma aldilà delle critiche, rese inutili per via del fatto che la serie non era ancora nemmeno cominciata, di cosa parla la trama?

Per anni, Patty è stata vessata e sottovalutata da tutti a causa del suo peso. Quando si ritrova improvvisamente magra, decide di vendicarsi di tutti coloro che l’hanno fatta vergognare di se stessa. Bob Armstrong, un avvocato caduto in disgrazia la cui vera passione è preparare le miss dei concorsi di bellezza, è l’unico a vedere una scintilla in Patty.

Decide quindi di prenderla sotto la propria ala protettrice, prima come assistita legale e in seguito come concorrente, aiutandola a diventare la più importante reginetta di bellezza del paese. Ma Bob e sua moglie Coralee non sono preparati al caos che una Patty colma di rabbia è determinata a scatenare pur di vendicarsi di tutti quelli che le hanno fatto del male.

Accusata di fat-shaming, Insatiable, che una petizione voleva far cancellare, tratta l’argomento dei disordini alimentari in nella chiave della dark comedy senza scrupoli, che non si fa problemi a usare doppi sensi e situazioni ambigue in ogni scena. Divertente e coinvolgente, senza risparmiarsi mai. Vediamo una protagonista con cui è difficile immedesimarsi, proprio perché non è la classica, tragica, teenager che dal proprio pulpito viene fuori e parla allo spettatore nel tentativo di dare la piccola lezione.


Questa serie è un po’ l’anti-Tredici, e forse è proprio per questo che funziona.


La protagonista interpretata molto bene da Debby Ryan è una Mean Girl, egocentrica, egoista, e dimagrire per un caso fortuito non la fa diventare una persona migliore. Ognuno è quello che è sempre stato, che sia magro, grasso, alto, basso, gay o etero. Il grasso se né andato ma l’insicurezza è rimasta, è sempre la stessa persona ma in un corpo nuovo. Nel caso della protagonista il grasso è un’armatura, atta a proteggersi dagli altri, ma anche a proteggere gli altri da ciò che c’è dentro.

Quel buco che il disordine alimentare la portava a riempire col cibo, adesso non è altro che un demone affamato di qualsiasi cosa faccia stare bene, di quel fugace momento che dona serenità, prima che torni l’insicurezza. Ed è quest’ultima che regna sovrana. Come può la nostra protagonista essere peggiore dei suoi aguzzini bulli che la prendevano in giro quand’era grassa? Perché essere la vittima per tanto tempo, e poi all’improvviso veder ribaltata la propria vita quando ti viene consegnata l’arma con il quale puoi uccidere i tuoi nemici, può trasformarti nel carnefice ed addirittura renderti peggiore di quelli che prima odiavi.

Anche in questa serie c’è la morale da dare allo spettatore, ma questa volta, invece di far riflettere attraverso la paura che un tuo gesto, anche se apparentemente insignificante, possa portare una persona a togliersi la vita, ti mette di fronte ad un problema più cattivo. Bisogna stare attenti a chi si infastidisce, perchè non tutti reagiscono fregandosene altamente, ma alcuni abbracciano il proprio disagio e lo trasformano in un arma. Un po’ come il vecchio detto del leone che viene punzecchiato mentre è dentro la gabbia: prega che non si liberi mai.